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"Escrivà passò di qui? Anche Regina Vittoria e Caterina de' Medici allora"

"Escrivà passò di qui? Anche Regina Vittoria e Caterina de' Medici allora"

- Siccome da qualche giorno si parla molto dello slargo che si vuole intitolare a San Josemaria Escrivà, vorrei portare un contributo affrontando un problema finora trascurato: a che cosa serve, oltre ad essere d’aiuto al portalettere, la toponomastica stradale.
Anche alla Spezia le intitolazioni delle strade riflettono il momento storico in cui sono state decise. Se i nomi di tante nostra vie risalgono all’antica Spezia, altrettante vogliono celebrare con il nome il periodo risorgimentale e quello resistenziale. Nei tempi più recenti si sono dedicate strade e piazze a personaggi che hanno agito per il bene della città in anni più vicini a noi.
Insomma, voglio dire che anche il nome di una strada è utile per rafforzare l’identità territoriale ed il senso di appartenenza. Su questo argomento era inflessibile Ubaldo Mazzini (l’ho documentato più volte) che, per esempio, si oppose che alla nostra via più celebre fosse tolto il nome Prione essendo questo appellativo diventato ormai un potente simbolo identitario.
Per questo mi lascia perplesso l’intitolazione dello slargo a San Escrivà. Mi pare che non basti la motivazione che è passato qualche volta da queste parti. Ma quanta gente mai, famosi e meno noti, ha transitato per le sponde del Golfo senza che a nessuno è sia venuto in mente di intitolare loro una via: da Caterina de’ Medici alla Regina Vittoria, tanto per dire due persone a caso.
Pare, dunque, che manchi una motivazione locale-identitaria e mi viene da pensare che ne esista altra di diverso genere che sarebbe bene fosse meglio esplicitata.
Lo chiedo come ricercatore di storia locale che ha la fissa della consapevolezza cittadina che si raggiunge in tanti modi, dalla conoscenza del passato ai nomi delle strade.
Inoltre, dato che l’Amministrazione ha ricordato solo a pomeriggio inoltrato del 28 agosto il 150° dell’inaugurazione dell’Arsenale (tralascio l’analogo appuntamento per la nascita di Ubaldo Mazzini delegata a organizzazioni private, ed il centenario della morte di Ceccardo), mi chiedo quanto l’Istituzione voglia usare la cultura locale per rafforzare il senso dell’appartenenza al territorio nei cittadini che tutti Essa rappresenta.
Dico infine che, se proprio si vuole intitolare un largo al Sacerdote spagnolo, lo si chiami con il suo solo nome senza premettergli l’appellativo di Santo. I Santi li hanno le Chiese ed i credenti, non le Istituzioni la cui laicità è difesa contro i fondamentalismi di ogni tipo.
Inoltre, il San ripetuto sembra il tentativo di accreditare un’autorevolezza che si vede non essere diffusa.

Alberto Scaramuccia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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