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"Due mesi senza la dovuta trasparenza istituzionale sul funzionamento della Asl"

di Arturo Fortunati

L'opinione
"Due mesi senza la dovuta trasparenza istituzionale sul funzionamento della Asl"

- Con crescente ritualità mi ponevo il problema di come e quando sarebbe finita l'epopea della disgregazione sociale basata su di un egoistico egocentrismo consumistico ben definito dall'ossessiva società dell'immagine. Quasi per assurdo questo pianeta, governato da troppo tempo da schiere di potenti ignoranti, si è trovato a fare i conti con la livella Covid-19, una cosa invisibile che gratuitamente mette in discussione la vita del genere umano. Solo un immane sforzo di autocoscienza e coesione collettiva può aprire un varco per uscire dal tunnel virus. Ora ricaliamoci nella realtà per vedere se il gruppo dirigente italiano, forte di un'ineguagliabile Costituzione, sta utilizzando al meglio la Carta per garantirne il dettato. Partiamo evidenziando che il lessico usato dai politici e parte della comunità scientifica non è stato sempre aderente alle necessità che l'epidemia-pandemia richiedeva nel rispetto di quanto dettato dall'articolo 32 della Costituzione che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Chiaramente ne discende che ad oggi dovremmo disporre di una legge o almeno di un decreto legge più rispettosi del diritto al consenso informato (sia per le terapie che per le app). Solo alla Spezia più di cento morti e troppi infetti che dopo 50 giorni circa risultano ancora positivi. Il tutto con poche informazioni dettagliate. Siamo certi della positività delle cure ricevute? No! Noi poveri spezzini siamo coscienti, come più volte scritto, detto e cantato, di essere in mani più che buone quando si parla di tanti medici, infermieri ed operatori sanitari di ogni ordine e grado. Siamo purtroppo consapevoli che il gruppo dei così detti manager non è all'altezza del ruolo come è facile intuire dal fatto che, con ordine di servizio, non permettono ai lavoratori sanitari in prima linea di rendere dichiarazioni pubbliche inerenti le problematiche condizioni nelle quali sono costretti a lavorare. Essendo in corso indagini da parte della magistratura inquirente non ci addentriamo in possibili nocività organizzative, strumentali o strutturali riscontrate, cerchiamo di fare in modo che si trovi rimedio alle difficoltà. Un esempio dettato dalle vecchie e sagge mura del Sant'Andrea potrebbe essere quello di mantenere il Dea nell'unico ospedale rimasto a Spezia e cercare un centro per malattie infettive in località diversa. Nella loro esperienza le nostre Mura hanno visto di tutto e nella loro consapevolezza si sono rese conto del disagio che stavano vivendo i lavoratori della sanità e delle persone malate di fronte alla mancanza di posti letto in medicina d'urgenza, del numero di respiratori adeguato al momento, dell'impossibilità di garantire nella massima sicurezza percorsi puliti, per non parlare della carenza di medici ed infermieri dovuta anche al contagio contratto per effetto di carenza di Dpi. Oggi potevamo essere in condizioni molto diverse se il Felettino non avesse avuto la sventura di cadere a pezzi nel momento del collaudo della sopraelevazione nella quale era previsto un moderno e capiente reparto per Malattie infettive. Tra il dire senza dire che circola in città ci sono già i tifosi di un centro Covid-19 per la paura di un possibile focolaio di ritorno. Possiamo convenire che un ospedale pulito per Malattie infettive è d'obbligo se si pensa alla vulnerabilità degli esseri umani di fronte all'enorme crisi ambientale, climatica e dell'iper sfruttamento intensivo del territorio e negli allevamenti degli animali. L'effetto di queste sensibilità deve comportare concetti strutturali, organizzativi e strumentali molto agili e innovativi. Forse è arrivato il momento di rendere scientificamente pregnante che il contagio è ancora presente e che si può combattere con una metodologia preventiva basata su strumenti pedagogico-educativi in grado di mettere i singoli individui nelle condizioni di capire che stanno tornando nell'alveo costituzionale. Non servono forzature intimidative come ha dimostrato una gran maggioranza degli spezzini.

Questo preambolo è dovuto al fatto che abbiamo vissuto 2 mesi senza la dovuta trasparenza istituzionale di quanto stava accadendo in termini di prevenzione, cura e riabilitazione da parte di chi, per dovere costituzionale, ha l'obbligo di fornire informazioni dettagliate sul funzionamento dell'Azienda sanitaria ligure 5. Il commissario e i suoi diretti collaboratori, che si sono permessi di negarsi al Consiglio comunale, devono sapere che tanti cittadini spezzini hanno considerato questo atto istituzionalmente grave e rimangono in attesa di un intervento autorevole per sanare tale vulnus. Per i cittadini sottoposti all'Asl 5 non è più rinviabile una lotta per riconquistare, insieme agli operatori sanitari il diritto alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione. Nessuno si dimentica che l'unico sistema sanitario per garantire la cura a tutti non può che essere pubblico e per far sì che le comunità sappiano affrontare ogni tipo d'urgenza o emergenza sanitaria, come il dettato costituzionale impone, si rende necessario avere centri sanitari territoriali, improntati alla prossimità nei confronti della popolazione e più pronti nell'immediatezza d'intervento. Il rischio clinico deve essere un principio etico legale anche per chi non rispetta totalmente il diritto alla salute. Inutile conquistare leggi se non trovano giusta applicazione. Ogni giorno una lotta per (ri)conquistare.
Sarebbero ancora tante le cose da scrivere ma oggi l'urgenza sta nel riconquistare il diritto alla salute, creando le condizioni per obbligare la politica a nominare manager democraticamente competenti e non diligentemente fedeli. Capaci di ridare dignità (se ne parlerà) a quella sanità conquistata con la legge 833/78. Le persone che considerano la salute=vita solo in condizioni di paura devono uscire e trovare il coraggio per combattere.

“Uniti per il diritto alla salute=vita.”

ARTURO FORTUNATI

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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