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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Luglio - ore 14.18

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"Dodici ore per medicare una vescica, la mia odissea tra ospedali"

`Dodici ore per medicare una vescica, la mia odissea tra ospedali`

- "Per poter raccontare anche questa mia avventura devo ritornare a martedì scorso quando mi sono ricoverato e consecutivamente operato. Da subito al pronto soccorso di Sarzana, dove mi era stata diagnosticata un'ernia ombelicale che stava cominciando a strozzarsi, non c'era posto per il ricovero. Da Sarzana vengo traslato con l'autoambulanza al Sant'Andrea, ma anche in quel caso il reparto di chirurgia è saturo; quindi si decide per uno straordinario ricovero in ortopedia. L'intervento riesce, giovedì le dimissioni e via a casa.
Dopo qualche ora che ero tornato a casa comincio ad accusare un piccolo disturbo a livello cutaneo proveniente da sotto il cerottone, la parte aderente alla pelle per capirci, messo a supporto della garza medicata che avevo sulla ferita. Il giorno dopo quello che era solo un piccolo fastidio era diventato un vero e proprio bruciore. Osservando il cerotto noto che mi si è formato un bozzolo, come un rigonfiamento proprio in corrispondenza di quel bruciore cutaneo. Riesco a staccare un po' il cerotto per vedere cosa c'era sotto e ci trovo un bel vescicone largo circa 3 centimetri e lungo cinque che s'inoltrava in basso verso la ferita dell'intervento.

Provo a chiamare telefonicamente il reparto di chirurgia, chiedo di parlare con un medico per spiegare l'accaduto. Mi si dice che durante la giornata di ieri la chirurgia stava trasferendosi in altri locali e che non avrebbero potuto fare alcun tipo di medicazione supplementare causa la non ancora definita sala delle medicazioni di reparto. Mi viene suggerito di rivolgermi al pronto soccorso e intorno alle 21.30 entro in via Mario Asso, mi presento all'accettazione e faccio presente di che cosa si tratta. Firmo il solo foglio della privacy, vengo fatto accomodare in sala d'aspetto. "Appena posso la guardo e la medico io"..., in pratica la stessa infermiera di turno addetta alla documentazione, tra un'accettazione e l'altra smetterà di pigiare i tasti della tastiera del computer per medicarmi. Rimango un po' basito.
Passano le ore, provo anche a rivolgermi alla guardia medica presente propio lì al pronto soccorso del Sant'Andrea: tentativo inutile. A mezzanotte e mezza finalmente l'infermiera dell'accettazione mi chiama, mi fa sdraiare su un lettino mi stacca un po' il cerotto e prende visione del dettaglio. Si procura una garza di quelle pronte medicate a base di betadine me l'appoggia sopra alla piaga, un'altro pezzo di cerotto per fissarla... arrivederci e grazie.

Mentre torno verso casa però il bruciore non diminuiva, anzi era aumentato parecchio. Non tranquillo di voler affrontare così le restanti ore notturne, faccio un salto al pronto soccorso di Sarzana. Arrivo intorno alle 1.30 ma non cè un medico disponibile. Alle 2 mi presento allora alla guardia medica sempre a Sarzana, che mi consiglia un trattamento antibiotico che purtroppo non aveva a disposizione.
Torno a casa, dormo qualche ora e alle 7.30 comincio a tempestare di telefonate il reparto di chirurgia del Sant'Andrea. Avrei voluto parlare finalmente con un medico, ma dopo otto tentativi sempre la stessa risposta: i medici non ci sono ancora, stiamo traslocando ed è un momento delicato. Intanto si sono fatte le 10.45. Indignato, disperatamente chiamo ancora la guardia medica e faccio richiesta di una medicazione a domicilio. Mi chiedono il motivo che spiego per la ventesima volta, esausto. Mi viene risposto che devo rivolgermi all'unità che mi ha fatto l'intervento chirurgico.... allora richiamo chirurgia del Sant'Andrea, la linea cade ma non demordo. Spiego nuovamente tutto quando ormai sono le 11.30 e finalmente vengo invitato al reparto dove vengo finalmente medicato dopo mezza giornata passata a rimbalzare da un ospedale all'altro".

R.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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