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Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Ottobre - ore 10.13

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"De senectute. Il racconto della vecchiaia di Marta Borsi"

Il viaggio di Francesca Cattoi alla scoperta della "meglio gioventù" sprugolina.

le migliori intenzioni
"De senectute. Il racconto della vecchiaia di Marta Borsi"

- Ho incontrato Marta Borsi (La Spezia, 1983) nel 2006, insieme ad un’amica spezzina. Ci siamo trovate in un bar in Piazza Verdi, stavo cercando due persone che ci aiutassero nello studio dove all’epoca lavoravo a Genova. Marta è stata con noi circa un anno ed ha sempre dimostrato grande curiosità, attenzione, disponibilità e facilità nel portare a termine i compiti assegnati. Nel 2007, me la ricordo all’inaugurazione del MAMbo a Bologna. Una bella serata, un riconoscimento per il lavoro svolto.
La ritrovo, dopo tanti anni, grazie ad un libro, il suo primo libro, La natura delle cose, Edizioni L’Erudita, Roma, 2017. Iniziamo un dialogo che ci riavvicina e fa emergere la sua determinazione e il suo talento.

Ciao Marta, ci siamo lasciate circa dieci anni fa. Ricordo che ti sarebbe piaciuto fare la giornalista. Ora ti ritrovo scrittrice. Cosa è successo nel mentre?
"Credo che in realtà non sia cambiato nulla. O meglio, io non ho mai smesso di scrivere, il resto è venuto da sé, compreso un matrimonio, una bambina e un cane. Ho praticato l'esercizio della scrittura con costanza e ostinazione negli anni, perché mi piaceva e mi faceva stare bene, e con tenacia ho coltivato sogni e fantasie, in parallelo alla vita di tutti i giorni. Quando ho finito il libro ho pensato che magari era la volta buona".

Al momento lavori come addetto stampa in una nota ditta locale. In linea con il tuo carattere, immagino ti venga naturale comunicare, relazionarti con gli altri. Ma come è nata l’idea di scrivere un libro? Di riuscire a scrivere un libro?
"Il libro ha viaggiato con me per anni, prima che decidessi di darmi l'opportunità di scriverlo. Era sempre lì, nella mia testa, si articolava e pian piano prendeva forma. Poi ho semplicemente deciso di mettere in sintonia la testa con la mano e allora è venuto tutto naturale. Mi sono presa il tempo necessario (ma erano sempre ritagli di tempo tra una cosa e l'altra), ho cambiato più volte alcune parti, dialoghi e personaggi, e ho fatto infinite revisioni".

Il libro di cui parliamo si intitola "La natura delle cose" ed è dedicato alla vecchiaia e alla morte. Un argomento che per motivi famigliari mi tocca da vicino. Per te cosa ha significato affrontare queste tematiche?
"Ho sempre avuto una certa passione per gli anziani in generale. Trovo che ci sia molto di sottovalutato in una fase della vita spesso avvertita con senso di pesantezza e fastidio. E', innanzitutto, una questione di competenze, di quel patrimonio di ricordi, storie e aneddoti collezionati nel corso di una vita che trovo personalmente affascinante. E poi la vecchiaia è un mondo parallelo, fatto di tempi e aspettative differenti dalle vite di chi non appartiene alla categoria, immune da tanti dei condizionamenti e delle ipocrisie in cui ci facciamo imbrigliare.
Per questioni anagrafiche, la vecchiaia avvicina alla morte, che è una cosa del tutto naturale. Ho cercato di parlarne sorridendo, come ho sempre sorriso della paura che il solo nominare questa sicura eventualità produceva su mia nonna. Che ha vissuto per anni convinta di essere sul punto di morire, sviluppando un rapporto quasi morboso con questa morte che, secondo lei, non la faceva vivere. Poi è si è lasciata andare serenamente nel sonno e ha vinto la paura".

Le protagoniste della storia sono due donne: una anziana, tua nonna, l’altra una badante messicana. Due ritratti di donne non convenzionali, non scontati. Scelta o hai solo raccontato quello che hai vissuto?
"Una scelta. Ho avuto una nonna speciale, come sono speciali tanti nonni nel ricordo dei nipoti, e il suo personaggio mi ha permesso di condire ed esasperare con fantasia alcuni tratti di un carattere assolutamente stravagante. Consuelo, la badante messicana, è invece un personaggio completamente inventato. La diversità delle donne era funzionale alla tenuta della coppia e all'instaurarsi di un rapporto plausibilmente verosimile tra due mondi apparentemente antitetici ma che condividono, in realtà, credenze, atteggiamenti e stile di vita".

La fisicità delle due donne, i loro gusti kitsch, la loro propensione a credere nella superstizione, il loro carattere “semplice”, sembra voler presentare e ritrovare fiducia in un modo di pensare a noi oggi estraneo e quindi abbandonato, come il paese nell’entroterra spezzino. Nel libro tratti di una visione del femminile che si innesta con una sorta di utopia socio-culturale. 
"I personaggi sono decisamente “terreni”, sia nel senso di una fisicità ingombrante e massiccia, con una smisurata propensione per il cibo, che nel senso di un radicamento alla terra e alle sue radici. La loro è una semplicità che conforta, fatta di poche dogmatiche certezze, che non lascia posto a filosofie ombrose, di una religiosità che sconfina nella superstizione e di una affettività che si esprime nella vita di comunità. In questa commedia corale di anziani, parenti e animali, la natura è sempre presente, come sottofondo silenzioso, imprescindibile dai suoi personaggi, che ne sono parte integrante. L'utopia sta forse in questo: nel ritorno a una vita naturale, di comunità e di piccole cose semplici. Senza dimenticare la sfida dell'integrazione e dell'incontro con la diversità,
rappresentata dall'invasione di “diversamente colorati” che va a far rivivere un paese semi abbandonato e ormai in malora, trasformando una bizzarra convivenza, in un divertente fatto di civiltà".

Il tono della tua scrittura è spesso ironico. La descrizione il tuo forte (pagine iniziali, per esempio). Si sorride e ride molto. È una strategia che suggerisci al lettore per affrontare la vita? La lezione di tua nonna?

"Io vorrei vivere così. Esorcizzando paure, ansie e angosce con tanta ironia e tanti sorrisi. Penso che condire il banale quotidiano con una buona dose di fantasia e allucinazioni possa essere un'adeguata forma di sopravvivenza, una scappatoia anche solo rispetto alla noia e alla routine in cui spesso restiamo intrappolati".

Come è stato recepito il libro dai tuoi famigliari e dal pubblico in generale?
"Ho un babbo emotivo che si è messo a piangere. Per il resto, sono stati tutti piacevolmente sorpresi nel ritrovare, tra le pagine del libro, personaggi e luoghi che avevano sempre guardato con occhi diversi dai miei.
Per la parte del pubblico non corrispondente alla mia famiglia/amici, ho ricevuto complimenti da estranei che mi hanno fatto enormemente piacere, ma resto comunque un'esordiente sconosciuta".

Le ultime pagine, quando tu entri nella narrazione, cambiamo tutto, sono un piccolo capolavoro...
"Perché in quelle pagine c'è tutto l'amore che ho per mia nonna e i ricordi che ne conservo. Ho un paio di video interviste realizzate anni fa (mia nonna è sempre stata disponibile come attrice protagonista) e nei momenti bui le guardo: è il mio personale archivio terapeutico di cinematografia surrealista".

Marta Borsi cosa vuole fare adesso? Continui a scrivere?
"Si, continuo a scrivere, con tanta ostinazione, perché il tempo è esiguo, ma le idee viaggiano".

Ho acquistato "La natura delle cose" su Amazon e il libro mi è stato recapitato in ufficio. E’ stato divertente e piacevole leggere la storia di questa dispotica anziana signora. Secondo Francesca Rigotti, esiste una vecchiaia delle donne, che porta con sé pregiudizi culturali e sociali, e nel suo libro De senectute, li mette in evidenza in modo da poterli riconoscere ed eventualmente cercare di eliminarli. Il libro di Marta arriva alle stesse conclusioni, per intuizione e sensibilità, e ci lascia con la sensazione di avere ancora tanto da vivere davanti e ancora tanto da ridere.

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