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"Cittadini soli e disorientati di fronte alla pandemia"

Lettere alla redazione.

"Il danno e la beffa"

- Ho deciso di raccontare la mia storia affinché funga da testimonianza e denuncia contro un sistema fallace, assente a cui si somma l’incompetenza del singolo. Un mio familiare è positivo al temuto covid 19: per fortuna le condizioni di salute sono stabili, purtroppo però ci siamo imbattuti in un ginepraio burocratico senza via di fuga. Spendendo “solo” 130 euro si è presentato un infermiere a domicilio per effettuare il tampone, questo è il modo più rapido per dipanare ogni perplessità e conoscere il responso in tempi umani. Il giorno seguente, venendo a conoscenza del risultato positivo, ci avvisano dell’arrivo di personale incaricato ad eseguire il tampone al resto della famiglia, nonché di avere diritto a un bidone apposito per non differenziare la spazzatura in questo periodo sui generis. Spoiler: le promesse sovrastanti non verranno mai mantenute, anzi, ha inizio uno sciame di chiamate a coloro che dovrebbero essere le autorità competenti in materia per capire meglio come comportarci.
Nello specifico, fra i vari dubbi, qual è la durata esatta del mio isolamento e come posso attestare di sentirmi bene? Come presentare il certificato medico all’azienda ove lavoro?
Ogni giorno ho tentato di comunicare con qualche centralino dell’Asl 5 Liguria, ogni giorno ho
ricevuto silenzi omertosi o peggio ancora: “Non esiste un ufficio dedito a ciò”, “Il numero verde non è più attivo”, “Lasci il recapito telefonico e la ricontatteremo ... lo ha già fatto? Allora arrivederci”.
Solamente sotto 'minaccia' di presentare un esposto alla Procura della Repubblica ho rimediato il numero di un medico responsabile la quale, dopo un pressing di un paio di telefonate, mi ha
indirizzata verso l’unica dottoressa che si è occupata del nostro caso specifico. Non presentando sintomo alcuno ed essendo mio padre isolato dal resto del nucleo familiare, scopro di avere diritto ad una quarantena di quattordici giorni antecedente la libera uscita senza l’obbligo di eseguire un tampone. Per scrupolo personale decido di sostenerlo privatamente: qui stendo un ulteriore velo pietoso poiché il primo centro medico consigliatomi latita tuttora nel far pervenire il risultato.
Per quanto concerne il certificato medico, ha luogo un match di ping-pong fra le autorità competenti Asl e il mio medico curante in cui l’uno rimbalza all’altro la redazione del documento. Risultato: il certificato viene inviato con un ritardo che si rivela fatale perché sono costretta a vedere evaporare due giorni di ferie come una bolla di sapone, grazie alla condizione generale poco chiara e dai ruoli indefiniti. Oltre il danno, la beffa.
Sfortuna personale o davvero “andrà tutto bene”? La gerarchia che dovrebbe sussistere, le linee guida, la tracciabilità sono intrecciate in una matassa avviluppata nella quale il cittadino è lasciato solo, disorientato e avente nella prevenzione l’unica ancora di salvataggio concreta e immediata alla portata di tutti.

Lettera firmata

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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