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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Luglio - ore 22.30

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"Animali feriti, serve una soluzione di civiltà"

Lettera aperta di Federica Furlan di Animalisti italiani al sindaco Pierluigi Peracchini.

"Animali feriti, serve una soluzione di civiltà"

- Egregio sig. Sindaco, mi rivolgo a lei in quanto primo cittadino e rappresentante di una nuova amministrazione che ci auguriamo foriera di una svolta nella direzione di una più consapevole scelta civica, figlia di una sensibilità più accentuata, che ci renda orgogliosi di abitare il nostro territorio.

Le scrivo, Sig. Sindaco, per portare alla Sua attenzione una delicata questione da troppo tempo ormai rimasta irrisolta: il soccorso e il recupero della fauna urbana e selvatica in difficoltà.

Quello della tutela e della salvaguardia del benessere e dei diritti animali è un tema sempre più sentito, alla luce di una coscienza collettiva mutata, testimone di una società che si evolve e che avanza inarrestabile sulla strada di una maggiore autocoscienza e di una più certa consapevolezza dell’importanza di alcune scelte che qualificano come realmente civile una comunità.

Animalisti, volontari e semplici cittadini si trovano sovente nella necessità di soccorrere animali feriti e bisognosi di cure senza poter disporre di un valido supporto, economico nonché medico scientifico, da parte di istituzioni e veterinari.

Da molti anni, infatti, nella nostra città manca una convenzione con centri veterinari che possano farsi carico di ricovero e/o di interventi chirurgici, qualora necessari, in caso di ritrovamento di animali bisognosi: gabbiani, tordi, rondoni, tortore, piccioni tassi, volpi (e l’elenco potrebbe continuare all’infinito), spesso rinvenuti in situazioni di emergenza, vengono soccorsi e prelevati da volontari e da sempre più numerosi cittadini sensibili senza poter seguire una procedura efficiente, che garantisca assistenza in tempi rapidi e senza dover sostenere ingenti spese.

E così, al fine di evitare di vedersi spegnere tra le mani esemplari moribondi o, peggio ancora, “lasciare gli animali al proprio destino” senza intervenire, come ci siamo più volte sentiti replicare da alcuni rappresentanti delle istituzioni, ci rivolgiamo a veterinari di fiducia, i quali, spesso, mossi a compassione rifiutano il compenso, o ai pochi centri reperibili in situazioni di emergenza con il rischio di vederci presentare fatture da capogiro.

L’ultimo episodio si è verificato non piú tardi di una settimana fa: segnalazione di un gabbiano gravemente ferito a Lerici; quando lo hanno recuperato i nostri volontari si sono trovati davanti un animale che non si reggeva in piedi, con un’ala ferita e già parzialmente in cancrena ed entrambe le zampe fratturate (una recuperabile). Abbiamo voluto tentare il tutto e per tutto: un veterinario della zona lo ha sottoposto ad intervento chirurgico il cui epilogo è stato drammatico.

L’animale non ce l’ha fatta e oltre all’amaro in bocca per il fallimento ci è rimasta anche una parcella da onorare il cui preventivo ammonta a circa € 250,00, di cui ci faremo carico noi volontari svuotandoci le tasche.

Se le continue collette dei volontari non possono rappresentare la soluzione al problema, non può costituire una via d’uscita nemmeno l’unica proposta a oggi avanzata dalle istituzioni locali: quella di rivolgersi al responsabile dell’ufficio provinciale Caccia e Pesca Liguria, il martedì, il cui funzionario dovrebbe poi trasferire l’animale malato nell’oasi-rifugio di Campomorone (GE). Peccato che in passato tali autorità abbiano rifiutato l’incarico negando la propria responsabilità in merito o lo abbiano accettato salvo poi, però, tornare sui propri passi, scelta motivata anche dalla probabile inadeguatezza e mancanza di specifiche competenze in merito alle esigenze biologiche ed etologiche nell’accudire gli esemplari nei giorni d’attesa che precedono il viaggio al rifugio di Genova.

Ma non è tutto. Se a pagare con la propria pelle non fossero gli animali questa ipotesi avrebbe qualcosa di grottesco: civette, tortore, tordi ecc., infatti, dovrebbero avere la fortuna di non procurarsi ferite gravi il mercoledì, per esempio, pena un’attesa di quasi una settimana che porterebbe a un inevitabile quanto tragico finale.

E se gabbiani & co non se la passano bene la situazione riguardo la fauna selvatica delle specie cacciabili è drammaticamente peggiore.

Le cito un altro episodio avvenuto qualche mese fa: boschi delle zone limitrofe allo spezzino, un capriolo viene investito da un’auto, alcuni automobilisti si fermano, vorrebbero poter intervenire; l’animale è gravemente ferito, rimane agonizzante sul ciglio della strada, parte un tam tam di telefonate per richiedere un intervento d’urgenza ma la macchina burocratica s’inceppa e inizia il rimbalzo delle competenze e delle responsabilità.

L’animale muore senza che nessuna autorità intervenga e ponga fine alle sue sofferenze accompagnandolo verso una morte compassionevole.

Anche in questo caso il groviglio delle responsabilità ha del paradossale: in caso di cinghiali, daini, caprioli e altre specie faunistiche selvatiche simili, feriti o in difficoltà, l’iter burocratico prevede l’intervento dell’ATC (Ambito Territoriale Caccia) che riceve direttamente dalla Regione disposizione di… abbattimento! Una situazione surreale che impone ai volontari l’evidente obbligo morale di tacere certi episodi a quelle che dovrebbero essere le autorità preposte.

E allora, Sig. Sindaco, La invito a voler riflettere sulla piaga del recupero fauna che affligge da tempo il nostro territorio, affinché possa adoperarsi nell’individuazione di possibili soluzioni e il nostro accorato appello non rimanga, ancora una volta, tristemente inascoltato.

E nel fare ciò, informandoLa che ci rendiamo disponibili ad aprire un tavolo di discussione sulla questione, voglio salutarLa citando due vicende che possano essere di esempio: un gatto randagio ferito al quale il Comune di Massa ha pagato l'intervento e il sindaco di Vagli Sotto contrario all'abbattimento di un cinghiale. Due episodi che aprono il cuore a cittadini e ad animalisti e che rappresentano un timido bagliore, in grado di renderci ottimisti e fiduciosi nell’intravedere un futuro più roseo per il patrimonio faunistico e naturalistico: un bene prezioso che riteniamo di fondamentale importanza anche, e soprattutto, per le future generazioni.

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