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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 20.29

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'A nuttata della politica spezzina

di Giorgio Pagano - prima parte

´A nuttata della politica spezzina

- L’impressione è che la politica spezzina sia in preda a una sorta di caos distruttivo, che coinvolge tutti: il sistema creato dal Pd non regge più, la destra è anch’essa alla ricerca di un antidoto che la rimetta in piedi, mentre i Cinque Stelle, il movimento nato per sconfiggere i partiti tradizionali, è nel bel mezzo di una crisi interna. Un big bang è latente nel Pd, e potrebbe esplodere se il No prevalesse nel referendum costituzionale. Ma anche il M5S, con il “caso Grondacci”, è a rischio big bang. Una questione democratica è aperta oggi, sia pure in forme diverse, in ogni angolo delle esperienze politiche esistenti. Il conflitto è sempre più tra basso e alto, è lotta di persone arrabbiate contro tutte le élite e contro l’intero establishment. La politica ha prodotto una crisi della coesione sociale, e il conflitto ha come protagoniste, appunto, più le persone arrabbiate, isolate tra loro, che un popolo collettivo. Bisognerebbe costruire innanzitutto un popolo, scomparso al pari dei partiti popolari. La “spossatezza” colpisce infatti anche i cittadini e le forze sociali. Le migliaia di spezzini che hanno rinunciato a curarsi, di fronte a un sistema sanitario sempre più costoso, sono senza rappresentanza. Così come il Jobs Act, che ha esteso a dismisura il “popolo dei voucher”, è passato nel sostanziale silenzio sociale. Venendo a una questione più specifica, mi ha colpito il fatto che non solo i rappresentanti nelle istituzioni ma anche gli esponenti della comunità portuale abbiano difeso la riforma dei porti del Ministro Del Rio, una riforma ri-centralizzatrice che, coerentemente al pensiero oggi dominante, impone anche nei porti il mito dell’uomo solo al comando ed elimina la partecipazione e il controllo dei corpi intermedi. Viene azzerata ogni possibilità di interlocuzione/controllo tra la governance dello scalo e la comunità urbana ospitante: a partire dalla cancellazione dell’attuale Comitato Portuale, che interfacciava con il Presidente, ormai di elezione direttamente ministeriale. Nella riduzione al silenzio di chi subirà come dirette conseguenze -buone o cattive che siano- le inappellabili decisioni del designato dal governo. Una vera e propria sberla in faccia a chi propugna l’idea della dimensione civica quale laboratorio rifondativo di una democrazia malata. Di fronte a una politica che fa marcire i problemi o, quando tenta di risolverli, lo fa in modo sbagliato, la “spossatezza” del sociale suscita ancora di più preoccupazione. Ma chissà, tutte queste crisi sovrapposte potrebbero portarci in una fase nuova: ancora, però, non la vediamo.
Ma procediamo per ordine nell’analisi. Mi faranno da guida, nel corso delle due puntate di questo articolo, le tante email dei lettori di commento al mio articolo su questa rubrica “Un Sindaco civico per Spezia?” (7 agosto 2016) e gli articoli e le interviste di Thomas De Luca dedicati alla politica locale pubblicati su “Città della Spezia” da fine agosto a oggi.

L’affannosa ricerca del Pd
Il quadro l’ha fornito bene De Luca nell’articolo “Pd in affannosa ricerca di un cavallo su cui puntare” (23 agosto). Il Ministro Orlando propone un nome della società civile, attorno a cui unire il partito evitando le primarie: Maria Cristina Failla, presidente del Tribunale di Massa-Carrara. Ma l’ala “paitiana” del Pd non ci sta, o almeno non ci sta l’assessore Corrado Mori: “Disponibile a correre da Sindaco ma solo con le primarie”, era il titolo dell’intervista al “Secolo XIX” del 23 agosto in cui si autocandidava (o meglio, dichiarava la sua disponibilità, come è di moda dire oggi). Di questa ala o corrente fa parte anche Renato Goretta, che si è detto anch’egli “disponibile” (“La Nazione”, 13 agosto). Il ragionamento di Orlando è molto “difensivo” e poco attrattivo. In sostanza: siamo divisi, con le primarie di dividiamo, compattiamoci su un candidato civico. Una linea ben spiegata da Moreno Veschi sul “Secolo XIX” del 30 agosto: “Candidato Sindaco, primarie inopportune”. Ma in realtà una spinta della società civile verso il Pd non c’è. Ho ricordato in questa rubrica di come e quando il Pds, nel 1993, candidò una personalità della società civile, Lucio Rosaia (“Una storia è finita, ora una grande lista civica”, 20 marzo 2016). Le differenze sono radicali: allora c’era un grande progetto “offensivo”, che legava la novità della candidatura a una nuova idea di città e a una nuova coalizione politica e sociale dopo la crisi di un modello di sviluppo e delle Giunte di sinistra Pci-Psi. Ma oggi? Dov’è la carica innovativa del progetto? Nessuno la vede. Va aggiunto che alle primarie non intendono rinunciare non solo i “paitiani”, ma anche il Presidente dell’Autorità Portuale Lorenzo Forcieri (“La Nazione”, 17 settembre), che non si è per ora candidato ma è sponsorizzato dalla corrente che fa capo all’europarlamentare Benifei. Il quadro non è dunque esaltante per il Pd. Le stesse interviste di autocandidatura di Mori e Goretta sono prive di ogni contenuto, tanto meno innovativo. Siamo al “nuovo che retrocede”, grazie all’avvento di nuove leve “rinnovatrici della politica”. Ma non si tratta soltanto dei singoli: è l’insieme del corpo politico del partito che ha assecondato il rovesciamento del campo del riformismo, bandiera nobile di una delle forme della sinistra. La difesa della parte più debole della società, la lotta alle ingiustizie sono scomparse dall’orizzonte. Tant’è che i ceti popolari votano sempre meno per il Pd.

Tutte le debolezze della destra
Il centrodestra, che è poi puramente e semplicemente la destra, spera di replicare, sotto l’egida di Giovanni Toti, lo schema che lo ha premiato prima in Regione e poi a Savona, come ha spiegato De Luca in “Il centrodestra prepara il contropiede e punta su un nome nuovo” (8 settembre): un’alleanza ampia, comprendente anche il Ncd di Alfano, che pure a livello nazionale governa con il Pd, guidata da un candidato che si vorrebbe della società civile ma che per ora non c’è. Il tutto servito su un piatto d’argento, come in Regione e a Savona: una Giunta uscente del Pd dal bilancio deludente, e poi magari primarie del Pd sregolate e fratricide. Ma ci sono due “ma”. Il primo riguarda il governo regionale: conclusa da tempo la luna di miele con il corpo elettorale, mostra tutti i limiti di una presenza all’insegna del “sotto la comunicazione niente”, privo com’è di ogni dimensione progettuale. Un dato che emerge poco per la debolezza delle opposizioni, Pd in primis. La Giunta regionale è venuta a Spezia in pompa magna (“Toti: puntiamo a prenderci Spezia”, La Nazione, 6 agosto), ma si è limitata a presentare, per la Provincia, i progetti della Giunta precedente, con in aggiunta la promessa di un finanziamento del Governo Renzi per Via dell’Amore. Un po’ poco, per la verità. Non poteva mancare, naturalmente, la promessa di sempre: l’abbattimento delle liste di attesa in sanità (“Bye-Bye Toscana, più servizi contro la fuga dei malati”). Peccato che il “nuovo” Direttore Generale della Asl sia Andrea Conti, Direttore Sanitario della Asl -cioè il braccio destro del Direttore Generale- dal 2001. Perché le liste di attesa, che non sono state abbattute prima, dovrebbero esserlo adesso? Un’altra questione cruciale l’ha posta, subito dopo la nomina di Conti, l’ex Direttore Generale Gianfranco Conzi: “Il Dipartimento di emergenza di secondo livello credo che alla Spezia non si farà più. La provincia dovrà fare in modo di salvaguardare quello che ha. Molte specialità con i nuovi parametri per abitante previsti dalla sanità nazionale rischiano di scomparire”. Tradotto in parole semplici: stiamo per costruire il nuovo ospedale, ma non sappiamo ancora come sarà! E nessuno, né la destra che governa né, a dire il vero, le opposizioni, dice nulla! Il secondo “ma” riguarda la debolezza della destra spezzina, un dato “storico”, oggi certamente non superato, anzi. I due leader in perenne litigio tra loro, Luigi Grillo e Luigi Morgillo, hanno fatto il loro tempo, anche per i noti guai giudiziari, soprattutto del primo. Forza Italia non esiste praticamente più. E’ un dato anche nazionale: proprio il fatto che ora Silvio Berlusconi punti esplicitamente tutto su Stefano Parisi - cioè su uno senza alcun passato politico nel suo partito - mostra che l’ex Cavaliere si è accorto di quanto era peraltro chiaro a tutti da moltissimo tempo. Cioè che in tutti questi anni nell’ambito di Forza Italia non è nato nulla. Perché lui per primo ha voluto che fosse così. Il disegno di Parisi è quello di attrarre pezzi di società civile che non si riconoscono in Renzi e in Grillo, ma finora si sono tenuti alla larga da un centrodestra che non reputavano credibile. Non è un’operazione impossibile. In alcuni Comuni della provincia la destra è riuscita nell’intento. Con qualche risultato: per esempio tra i quattro Comuni che, nel 2016, fanno più raccolta differenziata dei rifiuti due sono di centrodestra o comunque a esso molto vicini, Follo e Ameglia, mentre altri due di analogo segno politico, Brugnato e Lerici, quest’anno hanno fatto passi in avanti giganteschi. Ma a Spezia è più difficile, la destra è meno radicata e meno attrattiva. Non è debole solo Forza Italia, lo è anche la Lega. E quanto a capacità progettuale, si vola rasoterra. Certo: in politica tutto è possibile, ma le basi di partenza non sono solide. Se manca una spinta della società civile spezzina verso il Pd, non si può però dire che se ne stia manifestando una verso la destra.

Post scriptum
La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata domenica 25 settembre.
Questo articolo è dedicato a Carlo Azeglio Ciampi, Presidente partigiano e galantuomo.
La fotografia in basso lo ritrae al Quirinale mentre sta per appuntare al gonfalone del Comune della Spezia la Medaglia d’oro al merito civile per la solidarietà agli ebrei in fuga dai lager nazisti. Era il 25 aprile 2006. Ho ricordato il Presidente Ciampi e il suo rapporto con la nostra città venerdì scorso su questo giornale, nell’articolo “Carlo Azeglio Ciampi alla Spezia”.

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Roma, Quirinale, 25 aprile 2006: il Presidente Carlo Azeglio Ciampi appunta al gonfalone del Comune della Spezia la Medaglia d'oro al merito civile Enrico Amici


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