Profumo di menta - Uomini di Dio,successo controverso
- In questi giorni nelle sale italiane e spezzine, Uomini di Dio, di Xavier Beauvois, continua a far discutere, soprattuto in Algeria, dove e’ ambientato e dove molto probabilmente non sbarchera’ mai. Nonostante i premi, la candidatura agli Oscar e l’inatteso successo di botteghino che la pellicola sta riscuotendo in Europa, difficilmente sara’ autorizzato nel paese maghrebino, anche se e’ gia’ e’ in vendita sugli scaffali delle numerose videoteche di soli dvd piratati.
L’uccisione dei sette monaci di Tibehirine, avvenuta in Algeria nel 1996, resta uno dei dossier piu’ scottanti per le gia’ difficili relazioni tra Parigi ed Algeri.
A quattordici anni dalla loro morte, la vicenda e’ ancora tutta da chiarire. E se per tutto il film Beauvois tenta di restare politically correct, alla fine non puo’ fare a meno di scrivere che l’uccisione dei religiosi ‘resta un mistero’.
Un mistero che per le autorita’ algerine ovviamente non esiste: l’ assassinio sarebbe opera del sanguinario Gruppo Islamico armato (GIA).
Una tesi messa in discussione a piu’ riprese, come del resto molti degli aspetti della guerra civile algerina. Il generale François Buchwalter ha testimoniato di recente nell’inchiesta aperta nel 2004 in Francia. Secondo l’addetto militare, ad Algeri proprio tra il ’95 e il 98, i religiosi furono uccisi per un errore dell’esercito algerino. Durante un’operazione di rastrellamento, un elicottero avrebbe sparato sui monaci.
I monaci vennero sequestrati da una ventina di uomini armati nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996. Il 31 maggio furono trovate le loro teste, oggi sepolte vicino al Monastero. Nessuna traccia dei corpi, fatti sparire probabilmente per evitare che si scoprisse la provenienza dei proiettili che li avevano massacrati.
L’assassinio venne ufficialmente rivendicato dagli uomini di Djamel Zitouni, del Gia. Il gruppo islamico armato, colpevole negli anni ’90 di massacri ed ogni atrocita’ tra la popolazione civile. Circa 200 mila persone sono morte fino ad oggi nelle violenze esplose tra i militari e i gruppi armati, dopo l'annullamento delle elezioni vinte nel 1992 dal Fronte islamico per la salvezza (FIS).
Ma non e’ solo quel ‘qui tue qui’ - chi uccide cui - pronunciato nel film, in realta’ girato in Marocco, ad irritare Algeri. Le sofferenze che il paese stava vivendo in quegli anni sono praticamente ignorate. Anche lo storico e scrittore, Benjamin Stora, ha dichiarato al Salone del libro in questi giorni in corso nella capitale maghrebina, che "la tragedia del popolo algerino non è stata evocata nel film". Un aspetto ignorato dai media europei.
Venerdì 5 novembre 2010 alle 11:31:47
LAURA DE SANTI
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