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Profumo di menta - Regime impazzito

- Almeno 10mila morti e 50mila feriti. Si parla già di genocidio in Libia, dove il colonnello Gheddafi ha reagito con spietata follia ai primi segnali di rivolta scoppiati nel paese, ormai una settimana fa.
Difficilissimo, quasi impossibile, avere informazioni certe su quello che sta accadendo. Il regime ha tentato di bloccare i giornalisti internazionali, ha oscurato le linee telefoniche, internet va a singhiozzi. Ma le immagini atroci di quello che sta accadendo sono arrivate lo stesso. La gente scatta foto e riprende con i telefonini, con telecamere improvvisate, e li carica sul web. Come quelle che ieri hanno fatto il giro del mondo: una sfilza di tombe, una fossa comune è stata scavata sulla spiaggia di Tripoli. Testimoni raccontano di bombardamenti aerei sui manifestanti, di mercenari che sparano impazziti sulla gente.
Il leader in carica da 42 anni, un record per l’Africa e tutto il mondo arabo, ha scatenato una guerra, "una caccia casa per casa", come ha detto lui stesso in una delirante apparizione alla televisione di Stato. Gheddafi non molla. "Resisterò fino all’ultima goccia di sangue", ha gridato con rabbia. "Si suiciderà come Hitler in un bunker", dicono i suoi collaboratori, "non si arrenderà mai".
In queste ore, migliaia di fedelissimi armati e di mercenari in arrivo da diversi paesi africani, si sono ammassati a Tripoli per difenderla da un imminente assalto degli insorti.
Tutto l’est del paese è ormai nelle mani del popolo. Il drappo verde simbolo della "rivoluzione di Gheddafi", è ormai stato sostituito in tutta la Cirenaica, ma anche in molte ambasciate di tutto il mondo, tra cui quella di Roma. Intanto, il colonnello bombarda le città dell’ovest, Misurata, Zawia, Tajoura. E’ guerra.
Gli stranieri stanno tentando di fuggire. I paesi di tutto il mondo, Italia compresa, hanno lanciato piani di evacuazione. Alitalia ha sospeso i voli: troppo rischioso volare sopra Tripoli. Si tenta la fuga via nave ma anche via terra, da Tunisia, Egitto e presto anche dall'Algeria. Anche migliai di libici si stanno accalcando lungo le frontiere. Sono già 5 mila lungo il confine tunisino, 15 mila a quello egiziano. Il mondo assiste "indignato" al massacro e teme un impatto catastrofico sull’economia, sul prezzo del greggio già schizzato a 120 dollari al barile. In molti si chiedono cosa accadrà anche in Italia, dove soltanto pochi mesi fa, si baciava la mano al dittatore.

Giovedì 24 febbraio 2011 alle 14:48:41
LAURA DE SANTI
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