Profumo di menta - Il velo della discordia
- Velo si, velo no. Un dibattito perenne quello sul velo islamico, che periodicamente torna ad occupare la scena mediatica dividendo l’opinione pubblica non soltanto occidentale.
La Francia e’ diventata ieri il primo paese europeo a vietare il Burka o Niqab, il velo integrale che copre anche il volto della donna. Un divieto criticato dalle associazioni per i diritti umani che accusano una grande democrazia come la Francia di aver cosi’ messo un ostacolo all’espressione della liberta’ personale.
Non e’ certo la prima volta pero’ che il velo fa discutere. Anche in paesi musulmani come la Turchia o l’Egitto, l’uso del velo integrale in luoghi pubblici, in particolare nelle Universita’, continua ad accendere polemiche e dibatitti. E mentre anche Italia c’e’ gia’ chi vorrebbe imitare i cugini d’oltralpe, sono prevedibili reazioni ostili dal mondo musulmano.
Ma cosa si conosce realmente in occidente di questo pezzo di stoffa? E che cosa spinge le donne ad indossarlo? I dettami coranici, certo. I padri, i mariti e fratelli, spesso.
Ma tante altre motivazioni, ignorate, si nascondono dietro alla decisione di una donna di portare il velo.
A volte perfino una semplice moda. ‘’La moda del velo’’, promossa via web o dai canali satellitari medio orientali che, secondo alcuni osservatori, negli ultimi anni avrebbe portato molte adolescenti a velarsi, in particolare nel Maghreb.
In Algeria, il velo islamico sta conoscendo una diffusione senza precedenti superando anche gli anni di piombo del terrorismo islamico in cui le donne venivano obbligate, spesso sotto minaccia di morte, a coprirsi il capo.
Le ragazze dai tredici ai trent'anni sono le piu' sensibili a quella che viene definita ''l'hidjabmania''. Catene di negozi specializzati sono sbarcati nella capitale e le giovanissimi fanno a gara nell’indossare il velo piu’ trendy. Certo, in questo caso, si tratta del semplice 'hidjab', dal verbo arabo hajaba, nascondere, e non certo dei piu’ rigidi, ‘djilbab’, una sorta di tonaca quasi monacale di colore scuro (nero, marrone, verde) che dal capo scivola fino ai piedi lasciando fuori solo il viso, o del lungo niqab nero di provenienza wahabita, con una fessura per gli occhi, o anche, versione 'burqa', con una veletta sulla fessura per vedere senza essere viste.
Spesso le giovanissime si coprono il capo per ‘’convincere la famiglia a concedere una maggiore liberta’ ma anche per calmare fidanzati gelosi o mostrare la loro 'castita'' nella speranza di trovare marito’’, spiega la psicologa Cherifa Boutta.
Il velo inoltre puo’ anche essere una sorta di ‘’livella sociale’’. ‘’Una tonaca, un velo integrale nascondono spesso la poverta’’’.
In ogni caso, le femministe algerine che si sono battute durante gli anni bui del terrorismo non hanno dubbi. Il nuovo velo ‘’e' solo un'uniforme, il risultato di una dilagante campagna politica e ideologica. Un velo che non ha niente a che fare con la religione perche' spesso viene portato con pantaloni ultra aderenti, tacchi e tonnellate di trucco’’.
E accusano i responsabili religiosi: ‘’prima usavano la violenza, adesso usano la presuasione. Il loro obiettivo e' la banalizzazione del velo, vogliono far entrare lentamente nella societa' l'idea che per le donne musulmane sia normale velarsi''.
Giovedì 16 settembre 2010 alle 18:19:42
LAURA DE SANTI
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