Profumo di Menta - Turismo nel Sahara, addio?
- Dovremo dire addio ai panorami mozzafiato del Sahara? Le passeggiate al tramonto sulla cresta delle dune e i profumati te’ alla menta sorseggiati all’ombra di un palmeto diventeranno soltanto un lontano ricordo? E che ne sara’ delle oasi che come un miraggio spuntano dal nulla o delle (dolorosissime) passeggiate a dorso di cammello?
Certo e’ che, nei prossimi tempi, e forse per anni, sara’ sempre piu’ difficile e rischioso avventurarsi nel deserto del Sahara. Almeno in quello piu’ meridionale, in paesi come Algeria, Mali, Mauritania o Niger, teatro di azioni sempre piu’ frequenti di Al Qaida per il Maghreb Islamico. Il braccio nordafricano dell’organizzazione di Osama Bin Laden, nato dalle ceneri dell’algerino Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento (GSPC), ha rivendicato nelle ultime ore, il sequestro di cittadini occidentali nella regione.
Sette collaboratori, cinque francesi e due africani, della societa’ francese Areva e Satom, del gruppo Vinci, sono stati rapiti vicino ad Arlit, nel nord del Niger, prima di essere nascosti nel nord-est del Mali, in una zona montagnosa del deserto, non lontano dall'Algeria.
L’ennesimo rapimento, diventato ormai un business milionario che, secondo Algeri, avrebbe fatto incassare all’organizzazione terroristica almeno 50 milioni di euro pagati dai paesi europei per il rilascio dei propri cittadini. Anche l’Italia avrebbe versato 3,6 milioni di euro per la liberazione di Sergio Cicala e sua moglie, il 16 aprile scorso.
E mentre Parigi, tenta di localizzare i rapitori, sempre nella stessa zona di Kidal, una vera e propria guerra e’ scoppiata tra i combattenti dell’organizzazione terroristica e l’esercito mauritano. Uno scontro costato la vita ad almeno una ventina di persone tra militari e integralisti armati.
La pace sahariana sembra lontana. E Point Afrique, principale tour operator francese specializzato in viaggi nel Shael, ha annunciato di aver cancellato sei delle sette sue destinazioni.
‘’Fino a poche settimane fa’’, ha detto il presidente di Point Afrique, Maurice Freund, ‘’dicevamo che il turismo portava pace e lavoro. Oggi, non vogliamo essere fornitori di ostaggi. Se Areva non riesce a proteggere i suoi lavotori, come potremmo farlo noi?’’.
E cosi’, sono diventate off limits: l’oasi ‘rossa’ di Timimoun, Djanet e la terra della regina dei Touareg e di padre Foucauld, Tamanrasset, in Algeria, e poi Agadez, in Niger, Atar, in Mauritania, e Gao, in Mali. Unica destinazione ad essere mantenuta, Mopti, che permette di raggiungere la terra Dogon, in Mali.
Un stop che portera’ al licenziamento dell’80% del personale. Una duro colpo per le popolazioni locali dove centinaia di famiglie vivevano grazie al loro lavoro di cammellieri, albergatori, artigiani, guide...
Un vuoto che potrebbe trasformarsi facilmente in terreno fertile per Al Qaida, da sempre pronta ad affondare radici dove la poverta’ semina disperazione.
Giovedì 23 settembre 2010 alle 19:31:17
LAURA DE SANTI
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