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Algeria. Non sarà rivoluzione ma...

di Laura De Santi

- Dal 5 di gennaio, quando giovani e giovanissimi sono scesi in piazza in diverse citta’ del paese, si moltiplicano le proteste. Come non succedeva ormai da 20 anni si susseguono le iniziative della società civile. Probabilmente in Algeria rivoluzione non sarà ma il vento che dalla Tunisia ha scosso un po’ tutto il mondo arabo certo sta contagiando anche il paese magrebino.
L’opposizione tenta di risvegliarsi dal lungo torpore in cui era piombata. Nascono alleanze, collettivi, ci si riunisce, si manifesta. Anche se le numerose iniziative hanno spesso scarso seguito e rimangono frammentarie, il dibattito e’ aperto. Il paese guarda al resto del mondo arabo. Incollati ai canali satellitari, come Al Jazeera, gli algerini assistono a quello che sta accadendo in Tunisia, Libia, Egitto ma anche Yemen, Bahrain.
Perche’ non noi? Sembra chiedersi almeno una parte della popolazione. Certo, forse una minoranza.
E’ vivo il ricordo delle atrocità del decennio nero della guerra civile. Il timore di un ritorno al caos e’ troppo grande. Ma le proteste si moltiplicano. Dopo studenti, infermieri, amministrazioni, sono scese in piazza questa settimana anche le guardie comunali. Migliaia di agenti, protagonisti della lotta al terrorismo negli anni ’90, hanno manifestato ad Algeri per reclamare aumenti e migliori condizioni di lavoro. Chiedono dignità e rispetto per aver difeso il paese nei momenti più bui. Se le loro richieste non saranno soddisfatte le guardie hanno promesso una nuova marcia nella capitale il 27 marzo.
Anche gli studenti non mollano e si organizzano. Oggi nascerà il Coordinamento nazionale degli studenti autonomi (Cnea). I rappresentanti di tutte le regioni lavoreranno insieme per la creazione di una piattaforma comune di richieste. Decideranno le prossime azioni di protesta.
Il tentativo del Collettivo per la democrazia e il cambiamento di condurre ‘una nuova rivoluzione algerina’ forse è fallito. Le manifestazioni organizzate ogni sabato ad Algeri nonostante il divieto delle autorità riuniscono sempre meno persone. Ma e’ ormai chiaro che anche il potere algerino sarà costretto ad ascoltare la sua gente.
Venerdì 11 marzo 2011 alle 17:35:30
LAURA DE SANTI
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