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Il portoro

di Piero Donati

Il portoro

- Non accade spesso che la fortuna di un materiale litico possa essere collegata con esattezza ad una data. In genere i primi impieghi accertabili precedono le prime attestazioni documentarie: è questo il caso, ad esempio, dei marmi apuani. Per quanto riguarda il portoro, invece, possiamo far risalire l'inizio del suo decollo sul mercato delle pietre di pregio al 12 febbraio 1600, allorché furono stabiliti gli obblighi reciproci degli Olivetani del monastero delle Grazie, proprietari del sito dell'isola Palmaria nel quale erano stati individuati i filoni di questo straordinario marmo mischio, e l'imprenditore Giovanni Morelli da Bedizzano, la cui attività da tempo gravitava su Sarzana, ove godeva dell'appoggio di Ippolito Landinelli, stretto collaboratore del vescovo Salvago.
Il Morelli era un lapicida di modeste qualità, come dimostrano i fonti battesimali di Sarzana e di Vezzano, ma aveva un innegabile talento imprenditoriale e fin dall'inizio seppe proporre il portoro come l'alleato ideale, per le sue risorse materiche, del bianco di Carrara. Le impiallacciature di portoro – quali si vedono, ad esempio, nel fonte battesimale di Santa Maria Assunta della Spezia e nell'inedito pulpito di San Michele in Foro di Lucca, a lui attribuibile – erano il perfetto complemento delle candide membrature di questi manufatti, così come i fusti politi delle colonne, col nero lucente percorso dai brividi delle venature, si sposavano perfettamente con i trionfanti capitelli compositi e le basi tornite realizzati nel marmo che già allora aveva reso celebre nel mondo il nome di Carrara.
In virtù di questa alleanza, il marmo portoro andò rapidamente ad occupare il secondo posto, dopo il bianco di Carrara, in un’ideale classifica dei marmi più amati dal secolo XVII in avanti, prima del rosso di Francia, cavato nella Languedoc e commercializzato dai Genovesi. La rapidità di questa spettacolare ascesa fu garantita dalla decisione dei Gesuiti di scegliere, per il fastoso altare maggiore della loro chiesa di Genova, quattro colonne monolitiche di portoro, che andarono ad affiancare la Circoncisione di P.P.Rubens. I “compagni di viaggio” del portoro, infatti, furono spesso prodotti eccellenti di qualificate botteghe: a Sarzana, colonne di portoro affiancarono a lungo la croce dipinta di Guglielmo (1138) ed i suoi complementi fiaselleschi, a Lerici lastre di portoro fanno da sfondo al quattrocentesco crocifisso ligneo di bottega pavese che si conserva in San Francesco, a Bruxelles, gli arredi delle pareti della sala da pranzo di Casa Stoclet si accompagnano tuttora al fregio a mosaico di Gustav Klimt (1909-1911). Della fortuna internazionale di questo splendido materiale sono inoltre testimonianza, scegliendo a caso fra i molti esempi, i bellissimi fusti delle colonne ottocentesche dell’esedra del piano nobile del Museo Nazionale di Stoccolma ed il rivestimento esterno di uno dei più prestigiosi negozi di Parigi (foto Lorenzo Principi).

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