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Unioni civili, bagarre lunigianese: "Assurda discriminazione per omosessuali"

Anche l'associazione Aeci si scaglia contro l'amministrazione comunale di Pontremoli: "Sindaco fuorilegge se non celebra".

Unioni civili, bagarre lunigianese: `Assurda discriminazione per omosessuali`

Lunigiana - Si accende a Pontremoli il dibattito sulle unini civili. La scorsa primavera il sindaco Lucia Baracchini si era dichiarata pronta a non celebrare le unioni omosessuali, al pari di altri primi cittadini italiani. Un orientamento al quale nei mesi scorsi ha risposto il Consiglio di Stato, sostenendo, in merito all'obiezione di coscienza, che "una previsione del genere non è stata introdotta; e, anzi, dai lavori parlamentari risulta che un emendamento volto ad introdurre per i sindaci l’obiezione di coscienza sulla costituzione di una unione civile è stato respinto dal Parlamento, che ha così fatto constare la sua volontà contraria, non aggirabile in alcun modo nella fase di attuazione della legge".

Da qualche settimane, nella località lunigianese di discute per una mozione presentata dal consigliere di maggioranza Patrizio Bertolini, presidente del consiglio comunale. "È giusto opporsi a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli - si legge nel testo, approvato in consiglio -, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale, violare i diritti alla libertà di opinione e di credo religioso, garantiti e tutelati dagli articoli 21 e 19 della Costituzione, di tutti coloro che pubblicamente dovessero esprimere un giudizio critico nei confronti di orientamenti sessuali diversi da quello naturale tra un uomo ed una donna, o dovessero opporsi ai tentativi di snaturamento dell’istituto familiare, quali ad esempio l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la possibilità di affidamento ed adozione di minori da parte di coppie dello stesso sesso e sosterrà eventuali campagne referendarie abrogative degli argomenti in oggetto". Una mossa contro la quale nei giorni scorsi si è fatta sentire duramente l'opposizione a marca Pd, Open Pontremoli.

E al dibattito si aggiunge la voce di Aeci (associazione europea consumatori indipendenti) Aulla. "Noi di Aeci Aulla - si legge in una nota vergata dal presidente Luigi Filippi -, aldilà delle considerazioni morali personali, ci prestiamo da sempre a un servizio di informazione in linea con le esigenze del cittadino, puntuali e pratiche. In tal senso, per quanto riguarda il caso specifico, vi diciamo perché il Sindaco non può opporsi alla celebrazioni delle unioni civili. Per il Sindaco non è prevista l’obiezione di coscienza, perciò se una legge gli affida un determinato compito, egli è obbligato a eseguirlo. I sindaci non possono rifiutarsi di fare un atto d’ufficio, dal momento che giurano sulla Costituzione e si impegnano a rispettarla. L’articolo 328 del codice penale prevede delle sanzioni molto dure per i “sindaci fuorilegge”. Si possono rischiare dai sei mesi fino ai due anni di reclusione per chi indebitamente rifiuta l’atto d’ufficio. Chiedendo l’applicazione di questo articolo il sindaco deve celebrare l’unione civile. In alternativa può delegare uno dei dipendenti a tempo indeterminato o al suo segretario comunale. Le unioni civili, con l’approvazione del Legge Cirinnà, sono diventate un diritto per tutte le coppie, il rifiuto è quindi perseguibile legalmente. È necessario quindi che sia presente una persona, sia esso il sindaco o un suo delegato, all’interno della struttura comunale che permetta a tutti di usufruire della legge. C’è anche la responsabilità civile dei comuni: devono garantire che le celebrazioni si possano svolgere, è un obbligo che deriva dal regolamento di Stato civile e se il comune non lo rispetta si potrebbe anche ipotizzare una responsabilità civile indiretta dell’ente locale, che non esclude quella civile e penale dei funzionari. In questi casi viene sollecitato il dpr 396/2000. Per tutti questi motivi, meramente giuridici, la città di Pontremoli non potrà negare a persone dello stesso sesso di unirsi civilmente. Se il Sindaco deciderà di non unire personalmente due persone dello stesso sesso, sarà obbligato però a delegare questo potere a qualcun altro, rendendo così possibile la celebrazione stessa".

Conclude Filippi: “Sicuramente rispetto le opinioni personali del Sindaco, ma ritengo inappropriate determinate affermazioni fatte in qualità di Sindaco, che deve obbligatoriamente applicare una legge dello Stato. Diversi Sindaci della Lunigiana hanno modi piuttosto discutibili per farsi pubblicità e mettersi in mostra. La migliore dovrebbe essere la concretezza quotidiana nelle azioni del proprio mandato a favore della collettività. Ritengo assurda e inconcepibile questa becera discriminazione fatta nei confronti delle persone omosessuali, al cattolicissimo Sindaco ricordo la carità cristiana di Dio.”

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