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Pontremoli, Pd contro quell'approccio... "da antiquari"

Intervento di Open Pontremoli e Pd pontremolese.

Pontremoli, Pd contro quell'approccio... "da antiquari"

Lunigiana - Dopo più di tre anni dall’avvio del procedimento siamo giunti al momento dell’approvazione del POC, lo strumento fondamentale assieme al Piano Strutturale per il governo del territorio e la pianificazione urbanistica del nostro Comune. Si è perso decisamente troppo tempo. Vedere la fine di questo travagliato percorso non ci può, quindi, che vedere contenti.

Iniziamo le nostre riflessioni con una proposta: il piano è complesso, è vasto e molto articolato. Crediamo che sia doveroso e prioritario, nell’interesse dei cittadini, declinarlo e spiegarlo in una serie di incontri, preferibilmente a tema, sui contenuti presenti in esso; dove ci possano essere i redattori del piano, l’ufficio tecnico comunale, i professionisti, gli imprenditori e qualsiasi cittadino voglia intervenire. Riteniamo questa attività fondamentale per promuovere al meglio il lavoro fatto e agevolare tutti nel proprio lavoro: chi deve investire, chi deve lavorare, chi vigilare, chi promuovere, chi interpretare.

La seconda riflessione che vogliamo fare parte dal presupposto che la pianificazione urbanistica è l’attività principe dell’amministrazione di un Comune; grazie ad essa si delinea quale sia l’idea di città del Sindaco e quali le linee di sviluppo per il territorio. In questo aspetto il Piano ci sembra piuttosto debole. Tecnicamente perfetto, un manuale di urbanistica, ma privo d’identità. Bravi i tecnici quindi, male i politici. Un esempio: manca una scheda norma, una previsione sull’area della sottostazione Enel nel centro di Pontremoli. Come è possibile pensare alla Pontremoli che verrà senza avere in mente di riconvertire quell’area? E’ chiaro che non basta solo la scheda. Ma senza di essa non si esprime neppure in potenza quella che può essere la volontà di azione da parte di un’amministrazione. Dal POC di Pontremoli si evince che l’idea dell’Amministrazione per quell’area al centro della città sia che essa vada bene così. Ne prendiamo atto.

Altri interventi che possano essere caratterizzanti o qualificanti lo spazio urbano non se ne vedono: ci spiace si voglia confermare la scelta di ri-edificare nel lotto dell’ex-asilo nido. Ci sembra miope non qualificare quello spazio utilizzandolo per la scuola e per la palestra, che rimarranno così incastrate sui quattro lati rispetto agli edifici circostanti.

Riguardo alle aree edificabili, siamo consapevoli che le nuove costruzioni e i nuovi volumi previsti possono portare investimenti sul nostro territorio. Ma ci sono alcune zone in cui si concedono nuovi volumi, nuove lottizzazioni, villette e palazzine che non hanno nulla di nuovo rispetto a quanto era già previsto dal PRG. Ci sono lottizzazioni presenti all’interno del vecchio PRG che ormai hanno raggiunto “la maggiore età” senza che si sia posato neanche un mattone. Come invertire il trend se si continua ad andare nella stessa direzione? In buona sostanza: se in quella zona non si è costruito fino ad oggi, perché si dovrebbe costruire domani? Se si vogliono richiamare investimenti perché non sono stati introdotti limiti temporali alla possibilità di costruire su un dato suolo? E nel piano, per quanto abbiamo potuto leggere noi, non sono presenti stringenti vincoli temporali per la realizzazione, salvo ovviamente quelli imposti dal legislatore nazionale.

C’è poi il grande tema del costruito esistente. Per parlare di questo aspetto partiamo da un’analisi: nel nostro comune l’edilizia e il mercato immobiliare stanno vivendo un momento di profonda crisi. Riteniamo che questa crisi non sia figlia della crisi generale del settore avuta nei primi anni del decennio corrente: essa nasce da problemi strutturali che investono il nostro territorio. E in primo luogo, in via prioritaria, dal progressivo calo demografico che ci ha portato a suon di saldi annuali negativi alla soglia dei 7000 residenti. Il trend per i prossimi anni sembra destinato a mantenere un inesorabile segno negativo. Meno residenti, meno servizi, meno posti di lavoro: difficilmente il nostro Comune potrà riprendersi contando solo sul “mercato interno”. Anche il mercato delle seconde case, dei residenti stagionali, non sembra godere di buona salute. Il mercato immobiliare, infatti, riflette pienamente questa situazione: un grande numero di case in vendita e in costante aumento. Basta percorrere le vie della città, il centro storico o le frazioni per rendersi conto di questo fenomeno. E i dati supportano questa impressione: in cinque anni, dal 2012 al 2017 una casa a Pontremoli centro si è svalutata mediamente del 25%. Questi sono i dati reali, questo è quello che dice il mercato. Mancano idee forti, mancano misure di rilancio e di svolta per l’edilizia, c’è poco coraggio. Anche se le analisi in tutte le relazioni introduttive sono corrette e centrate, per certi
aspetti davvero illuminanti, ci si ferma alla diagnosi e alla prognosi. Manca però la cura conseguente ed efficace a contrastare la malattia.

In particolare questo ci sembra evidente nelle misure proposte per il recupero del costruito storico, siano esse nel centro di Pontremoli, siano esse nelle frazioni. Mentre negli intenti introduttivi si usano (o abusano) termini quali “recupero” o “valorizzazione” quando poi si scende nel concreto si possono leggere tante (troppe) prescrizioni e vincoli e poche reali
opportunità. E questo lo diciamo non perché vogliamo chissà quali trasformazioni o interventi invasivi ma perché, e ce lo dicono i professionisti, i cittadini e le imprese, spesso piccoli interventi su fabbricati esistenti possono aumentarne notevolmente la capacità attrattiva. Pensiamo ad interventi sulla distribuzione verticale, sulla possibilità di realizzare terrazze o balconi, aprire nuove finestre o fare piccole addizioni volumetriche per migliorare i servizi. Tutto questo in molte zone dell’edificato esistente è vietato. In un momento nel quale anche il legislatore nazionale sta tornando indietro rispetto ad alcune scelte troppo conservatoristiche – pensiamo alle recenti novità introdotte in ambito di autorizzazione paesaggistica - che hanno portato all’abbandono e al degrado dei nostri centri storici, l’amministrazione di Pontremoli risponde aggiungendo vincoli, mettendo lacci e lacciuoli. E il paradosso più grande è che i vincoli sono già stati imposti sul nostro centro storico come su altre ampie aree del nostro territorio da parte della legislatore nazionale: perché imporre ulteriori vincoli e limitazioni, estensive e generalizzate, di carattere comunale?

Questa a nostro avviso non è la direzione giusta. E questo approccio da “antiquari” non si limita all’attività edilizia: nel nuovo POC si è ritenuto di inserire un elenco di alcune attività che possono essere svolte nei fondi commerciali del centro storico. Ci chiediamo: e se domattina un imprenditore volesse svolgere in centro storico un’attività che non è presente in quell’elenchino (pagg.62-63 NTA)? Non lo facciamo aprire? Questo a noi sembra gravemente lesivo della libertà d’impresa. Gli effetti di queste scelte, legittime ma gravemente sbagliate, dell’Amministrazione Baracchini si vedranno nel prossimo futuro.

Il gruppo consiliare OpenPontremoli
L’esecutivo comunale del Partito Democratico

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