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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Febbraio - ore 21.50

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"Quindici migranti su 25 saranno abbandonati sulla costa apuana"

L'allarme di Bruno Lazzoni, presidente di Casa Betania Onlus che interviene in merito al decreto Salvini

l'intervento
"Quindici migranti su 25 saranno abbandonati sulla costa apuana"

Lunigiana - Quali effetti avrà il cosiddetto Decreto Salvini sul territorio apuano? Una risposta l'ha data il presidente dell'associazione Casa Betania Onlus, Bruno Lazzoni, nel corso dell'ultimo Consiglio comunale di Carrara. In particolare, per quanto riguarda il settore immigrazione, «l'eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari fa scomparire anche l’assistenza e la tutela umanitaria alle persone che abbandonano il loro territorio perché perseguitate e quindi che saranno, anzi sono private del diritto di asilo. Infatti si consideri che per le persone presenti nel nostro territorio c’è un rapporto di oltre due terzi fra coloro che ricadono in tale categoria rispetto a quelle soggette a protezione internazionale (20%) e sussidiaria (10%)».

E, per quanto riguarda lo «smantellamento del programma Sprar, già oggi – ha detto Lazzoni – circa 15 delle 25 persone accolte a livello di costa dovrebbero essere abbandonate nel territorio, quanto meno a fine progetto, e moltissime saranno quelle nei prossimi mesi che saranno in questa condizione (circa 50), perché giunti al termine degli iter di riconoscimento (solo fra i circa 170 profughi assistiti da Casa Betania se ne conteranno circa 70 di cui due terzi in questa condizione)».

Riportiamo di seguito l'intervento integrale di Lazzoni.

Gentilissimi Consiglieri

ringrazio tutti Voi, e non solo chi ha firmato la richiesta, di essere qui poter intervenire come portavoce di alcune istanze e proposte di persone ad altre persone durante i lavori di questa Vostra assise, agorà di noi “cittadini”, ancora meglio oserei dire “persone” che viviamo nel territorio carrarese, e quindi apuano, in questo periodo della nostra esistenza.

Parlo a Voi come promotori e fautori delle politiche di indirizzo della vita sociale della nostra comunità; a Lei Signor Sindaco e per Vostra vece agli amministratori tutti, dagli Assessori ai rappresentanti nei vari Enti che governano e gestiscono la comunità nella quale viviamo e soprattutto vivono molte persone perché per qualche motivo transitano un periodo della loro vita all’ombra delle Apuane: e per Vostra voce a tutti i colleghi dei Comuni limitrofi, della Provincia e della piana del Novo, degli Enti sovracomunali, agli organismi politico sociali che frequentate e di cui siete sintesi di rappresentanza, alla comunità tutta.

L’Associazione Casa di Betania Onlus è impegnata da 30 anni a favore di coloro che si spostano per permettere loro, che prima di ogni altro aspetto consideriamo persone, di poter trascorrere parte del loro viaggio migratorio, quello nel territorio apuano, condividendo valori, diritti e doveri, bisogni primari, aspettative, progettualità.

“Ero forestiero e mi avete accolto” è il motto che ha messo assieme esperienze moto diverse fra di loro, e ci guida continuamente in questo impegno prima di tutto personale, quindi associativo e sociale in questi anni di continui interventi a favore della popolazione migrante: da chi migra nello spazio cioè si muove una o poche volte in genere perché passa da noi una parte del suo andare dal luogo ove è nato, e che in quanto tale non ha potuto scegliere, ad un luogo dove possa vivere meglio (profughi, esuli, richiedenti asilo politico, immigrati in cerca di lavoro o studio) rifuggendo condizioni disumane di vita o di guerra o di persecuzione od anche semplicemente perché ha un progetto di vita in un’altra parte del mondo, terra comune di noi tutti essere umani; a chi migra nel tempo, e quindi si sposta continuamente per lavoro od altro motivo (marinai, circensi, luna parchisti, nomadi, persone dello spettacolo); a chi, specialmente negli ultimi anni, migra nella condizione umana perché sta subendo una forte trasformazione personale, pur non essendosi mai mosso, perché è radicalmente cambiata, ed in peggio, la propria condizione di vita.

A queste persone cerchiamo di offrire accoglienza e integrazione, offriamo assistenza primaria, prima con gli sportelli e poi nei centri di accoglienza, forniamo sussidio alimentare, abitativo, educativo, scolastico e poi; elaboriamo progettualità di inclusione sociale, specialmente nelle scuole e specialmente per bambini, orientamento al lavoro, tutela legale supporto alla mediazione linguistica, che non è solo interpretariato, compartecipazione a progetti culturali e di impegno sociale.

Queste persone, in genere per condizioni economiche e psicofisiche, ultime fra gli ultimi, sono oggi gravemente minacciate nel loro essere persone dagli effetti del cosiddetto Decreto Salvini, la L. 132/2018: l’intenzione della nostra Associazione e dei tantissimi carrarini e apuani che ci aiutano in questo nostro cammino, nonché di coloro che anche tramite mia oggi si rivolgono a Voi come la Caritas e la Migrantes Diocesane, la comunità islamica e senegalese fra le tante, la comunità protestante degli evangelici a testimonianza della universalità dell’impegno e della proposta, è di illustrare qual è la ricaduta immediata e non solo nel territorio carrarese e apuano dei nuovi dettami normativi, e di chiederVi di indirizzare politiche di accoglienza ed integrazione per limitarne gli effetti, sia nel breve sia nel lungo termine.

A prescindere da quale sia il Vostro pensiero politico un aspetto è certo: già in questi giorni

vi sono nel territorio carrarese almeno una ventina di “persone” abbandonate a se stesse, oserei dire in mezzo ad una strada se Associazioni come la nostra, che ne ha 12 a proprio carico ed altrettante entro due mesi, non intervenissero per evitare che dormano sotto un ponte; e spesso parliamo di donne e bambini abbandonati a se stessi, quindi di persone ancora più fragili: per costoro proprio per il Vostro ruolo ed impegno per la comunità che avete assunto sedendo in questa sede, chiediamo di promuovere e valorizzare iniziative politiche e sociali che diano risposte alle loro condizioni minimali di esistenza (alloggio, vitto, protezione sanitaria) e aspettativa e progetto di vita (istruzione scolastica, apprendimento lingua italiana, orientamento al lavoro, tutela legale).

Ci permettiamo di riepilogare brevemente lo stato attuale della presenza di migranti nel territorio usufruendo anche dei dati forniti qualche giorno fa dalla Prefettura di Massa Carrara e che noi viviamo quotidianamente:

Cittadini stranieri (cioè senza cittadinanza italiana, stabilmente presenti in Italia) presenti a Massa Carrara al 1 gennaio 2018: 14.400 circa (dato stabile dal 2014) pari al 7,5 % della popolazione residente;

di questi circa 8.800 provenienti da paesi Europei (prevalentemente Rumeni 5.200 e Albanesi 1.800), di cui 5.200 femmine;

di questi circa 3.700 provenienti da paesi africani (prevalentemente Marocco 2.200 e 750 Senegal, ma anche i 228 nigeriani tutti richiedenti asilo, vulgo profughi), di cui 1.300 femmine;

di questi circa 1.100 provenienti da paesi asiatici (prevalentemente cinesi 420 – grazie anche alla nostra Accademia - e pakistani 130), di cui 500 femmine;

di questi circa 800 provenienti dal continente americano (prevalentemente domenicani 350 e brasiliani 100 come gli ecuadoregni), di cui 530 femmine;

complessivamente, pariteticamente per i maschi e le femmine, l’età si concentra per il 70% fra i 15 e i 55 anni, cioè in età lavorativa; mentre i minori in età scolastica sono il 10%;

cittadini extracomunitari residenti nel territorio apuano: 8.450 (dato censimento 2018);

di questi oltre 4.000 costituiscono la comunità marocchina ed albanese, che ricordiamo provengono storicamente dalle prime ondate di immigrazione degli anni ’80;

profughi Richiedenti Asilo presenti nel territorio apuano: 502 (dato al 18/12/18) di cui 450 Maschi e 52 donne, accolti in n. 29 strutture CAS; di questi accolti n. 143 nel Comune di Carrara in n. 9 strutture;

di questi circa 15 nuclei famigliari e 29 minori (accompagnati da donne, perché a Massa Carrara non ci sono minori non accompagnati);

provenienti prevalentemente da Nigeria (228), Pakistan (45), Senegal (42), Gambia (35), Mali (33), Guinea (31), Bangladesh (22), Costa d’Avorio (19), Ghana (17), cioè per oltre il 85 % (430) provenienti da paesi o con forti conflitti interni tribali o con disastri ambientali che spesso provocano forti migrazioni;

nel 2017 abbiamo avuto 282 arrivi e nel 2018 51 e non solo per i noti motivi nazionali ma anche perché nella nostra regione, la Toscana, e quindi nella nostra provincia, stante le normative regionali nel settore e per non suscitare conflitti Stato Regioni, il governo attuale indirizza pochissime persone.

Dall’analisi di questi semplici dati inquadriamo nella sua reale dimensione il livello della presenza immigrata nel territorio, per parlare soltanto di coloro che migrano nello spazio, cioè in cerca di un luogo diverso da dove li ha fatti nascere la loro mamma ove realizzare la propria vita o vivere con un minimo di condizioni accettabili: per la stragrande maggior parte parliamo di persone radicate nel territorio, cioè che hanno deciso di stabilire qui la vita propria e delle nuove generazioni, integrate nel tessuto sociale ed economico.

Il Decreto Salvini attuato con la citata Legge 132/2018 interviene sulla vita di costoro, e non solo die profughi, ma oserei dire dei più emarginati fra i poveri, dei più poveri degli ultimi, perché ha effetti principali non solo sui migranti e sui nuovi cittadini, ma anche su coloro che oggi sono ultimi fra gli ultimi anche se autoctoni. Riportiamo alcune considerazioni che poniamo alla base della vostra auspicata riflessione personale, civile e politica, prima ancora che istituzionale:

Settore immigrazione

permesso soggiorno per motivi umanitari => la sua eliminazione fa scomparire anche l’assistenza e la tutela umanitaria alle persone che abbandonano il loro territorio perché perseguitate e quindi che saranno, anzi sono private del diritto di asilo. Infatti si consideri che per le persone presenti nel nostro territorio c’è un rapporto di oltre due terzi fra coloro che ricadono in tale categoria rispetto a quelle soggette a protezione internazionale (20%) e sussidiaria (10%);

smantellamento SPRAR => significa che già oggi circa 15 delle 25 persone accolte a livello di costa dovrebbero essere abbandonate nel territorio, quanto meno a fine progetto, e moltissime saranno quelle nei prossimi mesi che saranno in questa condizione (circa 50), perché giunti al termine degli iter di riconoscimento (solo fra i circa 170 profughi assistiti da Casa Betania se ne conteranno circa 70 di cui due terzi in questa condizione).

Trattasi di persone soggette ad alta fragilità, ad esempio donne e uomini vittime di tratta sia per prostituzione che per lavoro forzato; oppure minori che diventano maggiorenni in Italia; persone vittime di tortura e tutti coloro che la nostra Costituzione protegge con l’art. 10, comma 3 e che per ciò dovrebbe ispirare politiche di accoglienza, tutela ed integrazione.

Chiediamo come associazioni ed istituzioni impegnate nella tutela della dignità delle persone che i Comuni in primis attuino forme di tutela e di accoglienza affinché non siano abbandonate per strada queste persone soggette ad alta emarginazione, mediante politiche e progetti finanziati con risorse proprie degli Enti locali e regionali (vedasi esempio Lazio): difatti costoro, altrimenti, sono in mezzo ad una strada e quindi inevitabilmente soggetti a cadere nelle maglie della criminalità organizzata o comunque dell’alto degrado sociale, con inevitabili ricadute per tutta la comunità.

Come anticipato, ad esempio, già Casa di Betania da sola ne ospita oggi una dozzina a proprie spese, grazie anche al contributo della Caritas diocesana; ma non può essere il privato sociale a dover far fonte a queste emergenze senza un minimo di programmazione, di politiche di accoglienza ed integrazione.

Non solo quindi progettualità tipo SPRAR, anche con sussidi dell’ente locale alle politiche di inclusione ed integrazione attuate durante il periodo di ospitalità nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria); ma anche con politiche di intervento specifiche, specie per donne sole e con bambini (solo accolte da noi in questa situazione una decina, ad oggi), che sono i soggetti più deboli e fragili

Altrimenti queste persone, non potendo scomparire nel nulla o sparire nella borsa di Mary Poppins, le ritroveremo per strada.

obbligo di lasciare il territorio e rigetto domanda asilo anche in pendenza di un ricorso / rigetto domanda di asilo per manifesta infondatezza in una pluralità di ipotesi => soprattutto per chi fugge da guerre e persecuzioni che entra illegalmente nel territorio: significa distinguere le persone di serie A e B, perché si crea una forte disparità di diritti, oggi verso gli emarginati immigrati vorrei dire domani fra i poveri o i diseredati autoctoni ma in realtà nella parte sicurezza è già così, ad esempio per come sono trattati coloro che occupano per stato di necessità beni o coloro che per sopravvivere fanno un lavoro “abusivo”.

modifica della disciplina di cittadinanza perché ad un nuovo cittadino (ad esempio i figli adottati in maggiore età) può revocare per una serie di nuove disposizioni > questo configura, come e più del caso precedente, Cittadini di serie A e B, un doppio livello di cittadinanza che oggi tocca lo straniero, domani il disgraziato povero e ultimo della società oriundo ed autoctono, poi quelli che hanno meno o che in ogni caso potrebbe essere di disturbo per un ordine precostituito di società e di modello di vita

Si richiede al Consiglio Comunale di assumere indirizzi politici e politiche di ripristino dei diritti fondamentali delle persone, così fortemente lese, anche tramite i propri rappresentanti nelle istituzioni di altro livello ed assumendo una ferma condanna.

Avviandomi al termine una riflessione generale che vorrei sollecitare invitando tutti Voi ad una prassi positiva per limitarne gli effetti il più possibile: “siamo in presenza di una operazione culturale spregiudicata e violenta che mette in situazione di inferiorità e soprattutto negatività tutto ciò che concerne il settore della migrazione”.

E’ evidente a tutti che la trattazione mass mediologica, sui social di immigrazione e sicurezza alimenta il distacco da queste persone per l’equazione indotta straniero = insicurezza (per altro per lui che viene e quindi per me che sono qui): cioè sono i migranti che generano insicurezza e pericoli per la società, sottinteso di “noi” autoctoni, ammesso che abbia senso parlare di “noi” e “voi” in un contesto sociale, e di “autoctoni” e “stranieri” rispetto ad un modello sociale di comunità dove la diversità deve essere ricchezza di confronto e condivisione e non barriera e motivo di scontro o segregazione.

La pressante identificazione specie tramite i Media e i social, in particolare unilaterale e sempre negativa di qualsiasi episodio che accade tende a definire ciò che “bene” da ciò che è “male” con un tweet, il cui tempo di diffusione e propagazione è velocissimo e al tempo stesso infinitamente più breve del viaggio di Alì, che progetta una nuova vita in un posto diverso da dove è nato, ma enormemente più impattante nella formazione della coscienza, o presunta tale, dei singoli individui e quindi della comunità: nel primo caso non si ha il tempo di riflettere e tutto passa e va lasciando solo il segno della notizia negativa; nel secondo non si ha il tempo di attuare azioni utili alla dimensione temporale del viaggio perché troppo lunghe rispetto ad un mandato elettorale.

A ciò si rimedia, e questo è un invito anche a Voi anche attuando se possibile sinergie per diffondere tali prassi diverse, sia “non considerando” a livello di social questo tipo di notizie, oppure cambiando canale alla TV, perché una news non condivisa, rilanciata o non commentata diventa in un attimo una no-news e quindi il suo effetto si limita nello spazio e nel tempo); sia segnalando ed amplificando prassi positive di vita quotidiana di queste persone.

Ad esempio in questo anno Casa Betania ha vissuto con i propri assistiti un matrimonio, la nascita di bambini, dei battesimi, qualifiche di terza media e ottenimento di qualifiche per orientarsi nel mondo del lavoro, certificazioni di conoscenza della lingua italiana A2 e così via.

Infine un ultimo tratto sociologico: molte persone giunte nel nostro territorio in questi anni specialmente, a differenza di quanto accadeva con i flussi migratori degli anni passati, non hanno un welfare famigliare e di comunità a cui affidarsi (cioè non trovano qui parenti emici e comunità strutturati che potevano essere di sostegno anche in assenza di politiche specifiche del privato pubblico sociale) che permettano loro una seppur minima integrazione e sostegno. Quindi maggiormente oggi per far fronte a questo elemento ulteriore di fragilità, necessita un intervento dello Stato e dell’Ente Locale, cioè delle istituzioni, indipendentemente da come lo vuol fare purché lo faccia

Ringrazio per l’attenzione i Consiglieri tutti, e Lei Presidente, auspicando che queste brevi note Vi permettano di comprendere quali siano le reali ricadute già oggi della Legge di attuazione del Decreto Sicurezza e quali possano, scusate, debbano, essere le azioni che potete di promuovere accoglienza e integrazione, anche e soprattutto come riposta ad un disagio sia degli stranieri abbandonati come persone in mezzo ad una strada, sia della comunità che se li troverebbe a gestire in piena emergenza sociale.

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