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De Luca a Fosdinovo: "Migranti disperati, ne stiamo facendo plancton"

Lo scrittore e poeta napoletano richiama un grande pubblico a Fosdinovo e attacca i "guappi di cartone che chiudono i porti e se la prendono coi poveracci". Sulla Tav: "Lotta a cui ho aderito e a cui ho fatto da amplificatore".

"Non sono uno scrittore impegnato"
De Luca a Fosdinovo: "Migranti disperati, ne stiamo facendo plancton"

Lunigiana - Ieri sera Fosdinovo affollata da un appassionato pubblico apuano e spezzino per l'incontro con Erri De Luca. Poesie, riflessioni sul senso e la bellezza delle parole e della lingua – da quella napoletana ai passaggi delle Scritture – e sguardi sull'attualità hanno animato una Piazza Sauxillanges gremita per l'evento più atteso dell'estate del vivace borgo bassolunigianese. Ineludibile per il 69enne scrittore e poeta napoletano il tema dei migranti, affrontato sulla scorta del recente impegno a bordo di una nave di salvataggio di Medici senza frontiere. “Di fronte ai salvataggi mi chiedevo: che madre è quella che con un bambino piccolo sale di notte su uno di quei canotti, stipata in mezzo a un mucchio di altre persone, con un motore incapace di superare un'onda di mezzo metro? L'istinto materno, mi dicevo, è il più potente in natura. Quale forza può essergli superiore? A bordo con me avevo l'Eneide. Enea, naufrago in Libia, quando racconta la sua vicenda alla regina Didone dice – versi paradossali, quelli scelti da Virgilio – che 'la sola salvezza per i vinti è non sperare in nessuna salvezza'. Ecco, così ho capito quale è quella forza più potente dell'istinto di protezione di una madre verso i figli: è la forza della disperazione, la più potente spinta esistente dentro le fibre della persona umana. Queste persone disperate non possono essere fermate, non è possibile immaginare alcun contenimento. Gliela possiamo far pagare più cara possibile, le possiamo decimare, possiamo ricoprire il fondo del mare con i loro corpi rendendoli plancton, facendoli entrare nella catena alimentare del Mediterraneo... lo possiamo fare, lo facciamo continuamente”.

E a chi dal pubblico gli ha domandato come affronti la situazione politica attuale, De Luca ha esposto la teoria dei “guappi provvisori”. Secondo lo scrittore abbiamo oggi a che fare con “guappi di cartone, prepotenti che non hanno nemmeno i mezzi per essere tali, che chiudono porti che restano aperti, che se la prendono con i poveracci. Sono il giocattolo del popolo italiano, che è incostante, si affeziona per un breve periodo poi li butta. Questo è l'unico antidoto che immagino”. E a chi gli ha fatto notare che il fascismo è durato vent'anni – in barba alla provvisorietà – De Luca ha rimarcato come allora ci fosse la complicità “del silenzio e della collaborazione delle istituzioni e del re, di cui per fortuna ci siamo liberati”. Stimolato da un insegnante che cura il sito SosGeografia, che gli ha donato una maglietta dedicata alla battaglia per la difesa di una materia “che merita più dignità, che fa conoscere persone e territori”, De Luca ha tuonato: “Io voglio bene a questo Paese, alla sua cultura, alla sua lingua. Non ho mai sentito nessuno di questi potici dire 'voglio bene a questo Paese'. Non trovo che l'Italia riceva il giusto affetto da parte di chi la rappresenta”.

Il passaggio sulla Tav, anche questo su imbeccata della platea. “Con il movimento no Tav ho un rapporto affettuoso cominciato quindici anni fa, quando feci visita a un accampamento a Venaus che la notte stessa venne distrutto dalla polizia e la gente fu pestata. Aderisco alle ragioni della lotta NoTav, lotta che è la loro, non la mia. E non sono loro portavoce, la loro voce ce l'hanno benissimo e a più riprese l'hanno fatta sentire con precisione. La vicenda processuale legata ad alcune mie dichiarazioni, conclusasi con un non luogo a procedere, è servita per far conoscere meglio le ragioni di questa lotta. 'Apri la bocca per il muto', si legge nelle scritture. E il muto non è chi è privo di corde vocali, ma chi non viene ascoltato o chi viene deriso quando parla. Ecco, ho aperto la bocca per il muto, ho dato amplificazione e diffusione a una voce, senza sostituirla con la mia”.

E se gli si chiede se sia uno scrittore impegnato, l'intellettuale con trascorsi da operaio e muratore e con un amore viscerale per la montagna risponde con la consueta chiarezza: “Non sono uno scrittore impegnato, le mie storie non hanno una tesi, io racconto la vita. Ma come cittadino prendo impegni, impegni che non posso evitare, come quelli a bordo della nave di Medici senza frontiere, in Val di Susa, nella ex Jugoslavia durante la guerra, o ancora prima con la mia generazione rivoluzionaria”.

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