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All'ex Montecatini una mostra su Aulla industriale

All'ex Montecatini una mostra su Aulla industriale

Lunigiana - Osservano per la prima volta in assoluto, o per la prima volta da molto tempo, gli oggetti provenienti dalla fabbrica svuotata. La fabbrica morta ad Aulla, ex Montecatini, è oggi un capannone riconvertito a uso industriale, dove non si può più entrare: è rimasta soltanto una gru montacarichi in un sottopasso: nessuno è riuscito a portarsela via. Il resto fu demolito nel 2001. Null’altro rimane della produzione, dei brevetti, dell’umanità che per un secolo la abitò. Ma, il primo dicembre 2018, in occasione del 75mo bombardamento del quartiere di Ragnaia, l’epopea industriale novecentesca di Aulla è riemersa. Gli angloamericani avevano strategicamente colpito il territorio al cuore: la seconda guerra mondiale, fino a quel momento lontana, era entrata nelle case. Lo stabilimento chiuse.

Il Parroco Don Guidoni, nel suo diario il 1 dicembre 1943 annota: "Mai si era vista in Aulla un'ecatombe simile! Ora si incomincia a comprendere quanto sia terribile la guerra!". La mostra “La fabbrica di ricordi”, organizzata dall’associazione Fili di Juta presso i locali del bar Bragoni, in via Nazionale 264 ad Aulla, comincia così. Con il ricordo del fischio delle bombe. E prosegue con il fischio dei turni di fabbrica.
Il locale era il bar dei filandini e delle filandine, e ancora per venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 dicembre il bar ospiterà ancora lo spirito di quelle operaie e quegli operai che determinarono il prosperare dell’economia lunigianese, avviando quel processo di emancipazione femminile e rinnovamento sociale che ci ha traghettati nella modernità.

Così le forbici di Ida, tessitrice; le forbici a un solo anello di Luigi, operaio alla Corima; la tuta blu di Giuseppe, custodita dalla figlia Mirella; la macchina da scrivere di Sandro; il tesserino di Teresa, numero 58; il cappello del pompiere; l’orologio per i turni del guardiano; il calcolatore meccanico; la copertina da neonato del 1949; oggetti quotidiani, ordinari, obsoleti, esposti in mostra si riaccendono e riacquistano un significato.

Infiniti sono i ricordi che si affastellano nella mente dei partecipanti, così come i rumori del Novecento, il puzzo di juta, il baccano infernale dei reparti, i sogni delle vittime del bombardamento, i volti dei compagni morti sul lavoro e dei licenziati, le voci degli scioperanti. Qualcuno tra i visitatori mima il movimento ai telai, qualcun altro corregge le didascalie, altri ancora proseguono la storia degli oggetti: “Avevo già venduto per conto della ditta le Corime dello stabilimento di Fossamastra, vendetti anche quelle di Aulla, e oggi credo che siano ancora funzionanti in una ditta del Venezuela”.

Tanti i bambini di passaggio, complice anche il progetto in essere con la scuola primaria locale: “Posso portare anche il nonno Giovanni? Ci ha lavorato anche lui”. E seguono i commenti: “Mandavano i nostri figli in colonia, ci davano premi e bonus ma ci lasciavano assunti come lavoratori stagionali, così da non pagarci l’anzianità!”. “Io ho fatto un corso con un allievo di Giulio Natta!”. “Mio babbo vendeva volentieri alle filandine, se trovo una fattura in casa ve la porto”. Gloria e mutamento di un’epopea industriale: tutto in una mostra che è un prodigio corale di cittadinanza attiva.

Ultima apertura: venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 dicembre dalle 11 alle 18:30. La fabbrica di ricordi, in via Nazionale 264 ad Aulla.

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