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"La morte di George Floyd ultima occasione per invertire la rotta"

Enrico Deaglio a Fosdinovo racconta gli Stati uniti di oggi partendo dal linciaggio ottocentesco di cinque immigrati siciliani, al centro di un suo recente libro. "L'Italia ha una storia di tolleranza, ma abbiamo rischiato di perderla".

"Vedremo in autunno..."
"La morte di George Floyd ultima occasione per invertire la rotta"

Lunigiana - “Il caso George Floyd, come ha detto Jesse Jackson, rappresenta il linciaggio dell'era dell'iPhone”. Parola del noto giornalista e scrittore Enrico Deaglio, ormai amico di Fosdinovo, ieri protagonista di una conversazione sul rapporto tra Usa e razzismo nel cortile tutto esaurito - nel pieno rispetto delle distanze - del castello Malaspina. Introdotto dal sindaco Camilla Bianchi e dall'assessore alla cultura Amilcare Grassi, Deaglio ha innestato la riflessione partendo dal suo libro Storia vera e terribile tra Sicilia e America (Sellerio, 2015), dedicato al linciaggio che nel 1899 costò la vita a cinque immigrati siciliani di Cefalù – I Difatta, tre fratelli, due cugini -, uccisi e straziati in quel di Tallulah, Louisiana. “I linciaggi allora non erano una cosa rara e i giornali li raccontavano come spettacoli o partite di calcio – ha raccontato Deaglio -. Sono diventati un reato soltanto nel 1938. Le vittime erano soprattutto i neri, dopo la fine della schiavitù”. Ma, come appunto racconta il libro, una fine brutale analoga a quella patita da tanti ex schiavi africani la incontrarono anche i Difatta, che avevano varcato l'Atlantico nell'ambito di quegli accordi tra Italia e Usa volti a rifornire di manodopera le piantagioni di cotone e canna da zucchero ormai sgombre di coloured.

Una vitaccia a cui approdarono circa 50mila siciliani (“che non erano considerati bianchi, ma subumani, una via di mezzo tra bianchi e neri, e questo in virtù anche di teorie nate in Europa, pensiamo a Lombroso”), e di cui i cinque Difatta presto si liberarono mettendo su una rivendita di frutta e verdura. “Erano inseriti – così l'autore -, l'attività funzionava e diversamente dai locali facevano servivano i neri al pari dei bianchi e facevano loro credito. Tre Difatta avevano anche avanzato richiesta per la cittadinanza americana”. Tutti elementi che, a occhi e cuori pieni di odio, sospetto e pregiudizio, bastavano e avanzavano per trovare una scintilla qualsiasi e scatenare l'inferno. Bastò la disputa su una capra dei Difatta, uccisa a fucilate dal medico di Tallulah perché brucava nella sua proprietà. Di lì una baruffa, quindi la furia omicida della comunità. Non di tutta, tant'è che qualche persona di buon cuore ebbe la prontezza di avvisare un sesto parente dei siciliani permettendogli di varcare il Mississipi e salvare la pelle.

La vicenda ebbe grande risonanza in Italia, arrivando in Parlamento e portando a colloqui tra ambasciata italiana e segretario di stato Usa. Dopo anni se ne sortì con un'irrisoria proposta risarcitoria, tra l'altro rivolta solo a due dei cinque massacrati, in quanto tre, avendo fatto richiesta di cittadinanza, per la difesa dello Stato della Louisiana avevano idealmente accettato una pratica pienamente americana come il linciaggio. Eppure, ha osservato l'autore, “gli Stati uniti sono l'unico Paese al mondo che ha accolto milioni di immigrati e li ha resi cittadini. Trump però ha mutato la rotta: muri, stop immigrazione, difesa dell'identità bianca. È stata una svolta. La vicenda di George Floyd è forse l'ultima occasione per invertire il corso della Storia. Ci sono stati tanti paragoni con la figura di Cristo, perché c'è un sacrificio che può cambiare il mondo. Se è più forte il razzismo o la democrazia? Tra qualche mese (negli Usa si andrà al voto in autunno, ndr) avremo qualche dato in più per saperlo”. Deaglio ha sottolineato che “c'è stato un cambiamento nell'opinione pubblica americana, ora la maggioranza dice che sì, la polizia è razzista e uccide i neri. Perché? Perché l'abbiamo visto! Ora i giovani quando vedono una situazione in cui è coinvolta la polizia tirano automaticamente fuori il telefonino”.

Non è mancato uno sguardo all'Italia. “Io il libro sui Difatta l'ho scritto mentre migliaia di migranti arrivavano in quella Sicilia che a fine Ottocento si è svuotata per mandare uomini in America. Salvini? Siamo stati miracolati a non averlo più ministro, lui che parla di pieni poteri, pacchia finita, ruspe e porti chiusi. L'Italia rischiava di perdere alla svelta il suo patrimonio di democrazia e tolleranza. Non è da grande Paese non saper accogliere i migranti e non dar loro gli stessi diritti dei residenti”.

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