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Turismo, fiere e infrastrutture, il sogno Lunezia continua

Nutrita assemblea in quel di Colorno e un nuovo manifesto pieno di precisi impegni e proposte.

Appennino da recuperare
Turismo, fiere e infrastrutture, il sogno Lunezia continua

Lunigiana - Prosegue quel sogno politico chiamato Lunezia. L'assemblea generale dell'omonima associazione culturale, svoltasi ieri a Colorno, organizzata da Einer Menozzi, responsabile dell'organizzazione, ha registrato una nutrita partecipazione di associati e di simpatizzanti, a testimonianza della sua vitalità e della attualità della sua proposta progettuale e operativa, che si fonda su solide basi storiche e su importanti principi ispiratori. Dopo aver tracciato un sintetico bilancio dell'attività svolta nei primi mesi del 2019, il presidente, prof. Rodolfo Marchini, ha illustrato il nuovo manifesto di Lunezia da cui prenderà le mosse tutta l'azione del sodalizio. Sono stati puntualmente indicati i territori che si vogliono riaggregare negli auspicabili riassetti regionali, cioè le province della Spezia, di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Massa Carrara, le terre padane di Mantova e Cremona (parte sud-est) e la Garfagnana. "Sono terre che hanno forti legami storici e culturali, radicati fin dall'antichità - spiegano i luneziani -, e soprattutto fortissimi interessi economici comuni, i quali oggi purtroppo risultano molto penalizzati da politiche regionali inadeguate e sostanzialmente matrigne rispetto a questa macroregione di frontiera. In essa ci sono potenzialità economiche di grande rilievo che potrebbero conferire al mondo economico e ai cittadini di questa vasta geocomunità buoni vantaggi e specialmente la condizione di stare con successo nella competizione globale. Proprio per questo la proposta operativa e programmatica manifesta la necessità di integrare e completare un'efficiente rete di infrastrutture, di organizzare a sistema l'offerta turistica e fieristica, di ricostruire sulla rete degli Atenei esistenti l'efficacia dell'offerta universitaria, e, ancora, l’urgenza di predisporre un piano di rivitalizzazione delle aree appenniniche di competenza". L'associazione si dichiara pronta "a interagire con le Istituzioni, con le forze economiche e, in modo trasversale, con tutte le rappresentanze politiche" per arrivare alla nascita della macroregione.

Il Manifesto, oltre a ribadire le basi culturali, sociali ed economiche dell'operazione Lunezia, mette nero su bianco una serie di progetti strategici da mandare in porto. Innanzitutto di parla di infrastrutture: "il corridoio intermodale TIBRE (Tirreno-Brennero), costituito dalla Pontremolese e dall'Autostrada Cisa-Brennero (capaci di collegare i porti di Carrara e La Spezia ai corridoi europei), si deve completare nel tratto lombardo, integrare col Polo logistico di Piacenza e con la fermata Tav Mediopadana di Reggio Emilia, connettere con l'interporto Cepim, con l'aeroporto di Parma e con un attracco alla Navigazione sul Po". Nodale il tema del sistema turistico che "si può formare attraverso la sinergia delle Cinque Terre e delle grandi città d'arte, dei Parchi dell' Appennino tosco-emiliano, di Monte Marcello e delle Alpi Apuane, delle Marine di Massa e di Carrara, e attraverso l’integrazione con i vari circuiti enogastronomici di terra e di mare di fama mondiale e con gli altrettanto rinomati percorsi dei Castelli padani e lunensi", senza dimenticare "il paesaggio montano, con la sua rete escursionistica". Altro punto è il sistema fieristico: "Tutte le città hanno la loro Fiera ed è un grandissimo vantaggio per poter valorizzare le specificità e le eccellenze tipiche di ognuna di esse. La sfida è assegnare ad ogni fiera il suo marchio di eccellenza e sostenerlo con il concorso di tutti, senza ansie concorrenziali, affinché ogni città di Lunezia possa entrare nel circuito delle grandi fiere nazionali e internazionali".

Nel Manifesto si parla anche del sistema delle Università, della ricerca e della formazione superiore, che "può essere proposto attraverso la sinergia delle eccellenze clinicosanitarie, di quelle musicali e delle arti, delle specializzazioni veterinarie e agrarie, delle discipline umanistico-letterarie, di quelle ingegneristiche e architettoniche e delle discipline giuridiche, economiche e commerciali. Esse sono tutte presenti nelle città di questo territorio padano-lunense, ma sono bisognose di essere strutturate e organizzate per esaltarne il valore e il prestigio". Infine, la rivitalizzazione urbana dell'Appennino: "L'area regionale riguardante il progetto Lunezia - si legge - comprende un polmone verde costituito dalle zone appenniniche sia del versante padano sia di quello lunense. Oggi queste zone, importanti ma deboli, sono afflitte da tre gravi e annosi problemi: la mancanza di lavoro, il forte decremento demografico e il dissesto idrogeologico. Risolverli significa apportare grandi vantaggi alla rimanente parte del territorio padano-lunense, il quale, peraltro, è piuttosto compromesso dall'inquinamento ambientale causato da un'alta antropizzazione industriale. La risposta possibile passa attraverso un non più rinviabile grande Progetto integrato di rivitalizzazione urbana dell’Appennino basato sulla defiscalizzazione delle terre oltre i 400 m. di altitudine media e che comprenda il rilancio dell'agricoltura e dell'artigianato, il recupero dei borghi antichi abbandonati e la cura sistematica dell'assetto idrogeologico".

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