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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Maggio - ore 13.17

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I luneziani: "Tutto il mondo produttivo è interessato ad un progetto storico e intelligente"

Il dibattito sulle autonomie riapre una questione mai veramente messa nel cassetto: "La mai nata Emilia Lunense era e rimane un approdo giusto".

A PROPOSITO DI RIFORMA DELLE AUTONOMIE
I luneziani: "Tutto il mondo produttivo è interessato ad un progetto storico e intelligente"

Lunigiana - Si parla tanto di riforma delle autonomie, del ruolo delle Province il cui futuro divide le due anime dell'attuale governo. Nel dibattito interviene anche l’Associazione culturale Lunezia, che persegue lo scopo di giungere ad una nuova regione che unisca le città costiere dell'estremo levante ligure e dell'alta toscana con l'entroterra emiliano: "Noi luneziani predichiamo da un pezzo la necessità di una rivisitazione istituzionale e costituzionale, con il contributo di gruppi di cittadini che intendono esaltare il proprio essere sociale in termini d’idèe utili a un’intera società" - scrivono in una nota il presidente Rodolfo Marchini e Nicla Ghironi, membro del Direttivo che ribadiscono come la loro origine da quell’ottocentesca Emilia Lunense mai nata. "Anche i sassi sanno ormai che trattavasi di quel territorio padano con sbocco al mare che l’imperatore asburgico voleva far assegnare alla figlia Maria Luigia, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Ebbene, le genti di allora e quelle di oggi sono state e sono ancora affascinate dal progetto, per due solidi motivi: il primo attiene alla stessa storia delle genti, dei loro usi, costumi, idiomi e propensioni (il riferimento è alla
lettura della soria secondo Marc Bloch ed è la sola storia adatta a divenire corretta premessa politica). Il secondo motivo è, appunto, di natura squisitamente politica e come tale riguarda le infrastrutture e i servizi adeguati ad un habitat, che non va deturpato, ed alle esigenze di un brano di popolo".

Continua la nota: "E’ su una tale grandiosa premessa che, secondo il nostro pensiero, è necessario rimettere testa e mano a una rivisitazione istituzionale complessiva del Paese Italia. Per avviarci su tali sentieri occorrono conoscenze
multidisciplinari, rispetto per un popolo e passione politica: cultura, in altre parole. Possiamo aspettarcelo dal Governo in carica? I governi, secondo noi, per non essere destinati al fallimento, dovrebbero disporre di una comune premessa culturale e politica. La politica, grandioso argomento e grandiosa disciplina, è arte prima ancora d’essere esercizio amministrativo. Ed è un bene quando se ne occupano coloro che comprendono questo principio. Tutto il mondo produttivo dei territori sopra menzionati, dall’artigianato, al commercio, alle piccole imprese, alla piccola media e grande industria è sommamente interessato al nostro progetto, per motivi plausibili, evidentemente. Una politica intelligente e che avesse a cuore il benessere e lo sviluppo possibile delle popolazioni ne trarrebbe motivo di esistere".

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