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Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Luglio - ore 16.45

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Buone e cattive notizie per Spezia. Seconda parte

di Giorgio Pagano

Buone e cattive notizie per Spezia. Seconda parte

- Le cattive notizie, per la sanità spezzina, non finiscono mai.
La Regione Liguria ha confermato la decisione di revocare l’appalto del nuovo Ospedale del Felettino alla ditta Pessina, perché “società non adatta”. Ma come è possibile che la Regione se ne sia accorta dopo tre anni? Perché ai continui annunci di Toti e Viale che i lavori sarebbero ripresi al più presto è seguita, improvvisa, la scelta della revoca? Che cosa è accaduto? Non è per nulla chiaro. E’ stata attivata la Magistratura, che verificherà la legittimità dell’atto della Regione. Aspettiamo il suo responso: nulla, per ora, si può dire.
Si può dire, però, che le conseguenze della revoca sono molto chiare. La stessa Regione lo ammette: “per almeno altri cinque anni” il nuovo Ospedale del Felettino non ci sarà. Si andrà avanti con il Sant’Andrea sempre più decrepito e con il San Bartolomeo di Sarzana sempre più depauperato, senza il vecchio Felettino perché abbattuto: un disastro. Anche perché gli anni saranno di più di cinque. Nulla si sa del nuovo bando di gara, ma sappiamo che potrebbe essere ostacolato dalle scontate reazioni giudiziarie della ditta Pessina alla revoca.
Ma vediamo che cosa dice il “Piano transitorio in attesa del nuovo Felettino” presentato dalla Regione. Contiene investimenti strutturali -definiti come straordinari- che per la maggior parte erano già previsti dal Piano triennale delle opere dell’ASL 5 (approvato nel luglio 2019) come il milione e 200 mila euro per l’antincendio (intervento peraltro dovuto per legge). Così come l’aggiornamento del parco tecnologico: l’acceleratore lineare era già previsto dalla delibera dell’ASL 5 dell’aprile 2019.
Per quanto riguarda il personale il Piano in realtà non colma neppure il gap che ci separa dalle altre ASL liguri. Dopo gli interventi del Piano al 2024 la ASL spenderà per il personale ancora cinque milioni di euro in meno rispetto alla cifra prevista per la stessa spesa nell’ASL 1 Imperiese a bilancio preventivo 2019. Le assunzioni cosiddette straordinarie non rispondono neppure all’indicazione di fabbisogno esplicitato dalla ASL 5 in una delibera del marzo 2019: diciannove medici in meno (quarantaquattro anziché sessantatré), trenta infermieri in meno (venti anziché cinquanta). Nella ASL 5 il rapporto medio tra numero di infermieri e di pazienti è di uno a undici, quando dovrebbe essere di uno ogni sette o otto pazienti. Inoltre sono previsti i concorsi solo per una parte dei primariati vacanti.
I posti letto indicati nel Piano (452 per acuti e 38 per riabilitazione) sono ancora distanti dagli standard nazionali: la nostra provincia ne necessiterebbe rispettivamente di 649 e 151. Si pensi che nell’ASL 1 Imperiese i posti letto solo per acuti sono 628.
I servizi territoriali, infine, continuano ad essere dimenticati.
Sono dati che dimostrano l’intento di non varare alcuna azione strutturale per risolvere le carenze della sanità provinciale. Carenze dimostrate dall’aumento delle “fughe” dei pazienti verso altre regioni, con costi in aumento nel 2018 (41 milioni) rispetto al 2017 (37 milioni).
Non si può non concordare, quindi con il giudizio di sintesi del Manifesto per la Sanità Locale:
“La “straordinarietà” di questo Piano è quindi che è… ordinariamente inutile. Come nei trascorsi cinque anni, la politica sanitaria regionale non esamina i bisogni della collettività, non affronta in modo deciso le reali criticità, omettendo di rilevare le proprie responsabilità in merito alla mancata dotazione di posti letto e personale, oltre che al rinvio -senza data precisa- dei lavori del nuovo Ospedale”.
Da qui a nuove ed estese privatizzazioni il passo è purtroppo breve.
La città deve ribellarsi, molto più di quanto stia facendo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tramonto a Campiglia (2011) Giorgio Pagano


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