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Sanità, Pd: "Viale faccia marcia indietro su accreditamento"

Sanità, Pd: `Viale faccia marcia indietro su accreditamento`

Liguria - "L’assessore Viale dice di essere “molto soddisfatta” della nuova legge sulla riforma del sistema di autorizzazione e accreditamento dei servizi per i cittadini, ma sicuramente non la pensano così gli operatori che hanno presentato, in massa, una serie di ricorsi". Lo dichiarano in una nota i consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita e Pippo Rossetti.
"A contestare i nuovi contratti tra Alisa e gli enti accreditati col servizio sanitario che discende dalla disposizione dell’assessore Viale - proseguono - sono 11 strutture che operano nel mondo della disabilità, il CORERH (Coordinamento Regionale Enti Riabilitazione Handicap con sede a Genova) con tutte le sue 22 associazioni aderenti e la FENASCOP (associazione di categoria degli enti accreditati privati nell’ambito della psichiatria). In pratica una buona fetta dell’intero settore socio-sanitario ritiene che questa legge sia sbagliata e viste le pessime novità che introduce non possiamo che essere d’accordo con questa protesta.
Alle associazioni che si occupano di disabili – tutte Onlus appartamenti al privato sociale ed espressione delle famiglie dei disabili e dei disabili stessi – e agli enti che si occupano di malati psichiatrici vengono ridotti i fondi ma, allo stesso tempo, gli viene chiesto di lavorare di più (un sistema perverso che ogni anno porta a un taglio consistente dei contributi regionali); si abbassano del 30% le rette per i disabili over 65 (come dire che, superata quell’età, le persone necessitino di meno cure perché, secondo Viale, magicamente guarirebbero); si dice che la fatturazione mensile non deve superare un dodicesimo del budget annuale previsto, senza considerare che ci sono periodi dell’anno (epidemie o eventi naturali) in cui quel limite si supera inevitabilmente; e poi manca un sistema trasparente e garantito sulle liste d’attesa e sulla rapidità nell’occupazione dei posti che si vengono a liberare.
In poche parole: si complica notevolmente la vita alle associazioni che si occupano dei più deboli (disabili e malati psichiatrici) portando un’inevitabile riduzione e un peggioramento del servizio per gli utenti e le famiglia e causando serie ripercussioni occupazionali e salariali per gli operatori.
Di fronte a tutto questo ci chiediamo: la Giunta regionale vuole confrontarsi con i ricorrenti per raggiungere un contratto condiviso con gli enti accreditati oppure intende contrapporsi alle associazioni delle famiglie e agli enti gestori in sede giudiziaria?".

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