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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Luglio - ore 22.19

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Proposta a cinque stelle: "400 euro al mese per il 5 per cento dei liguri"

Domani il dibattito sul reddito di cittadinanza: "Toti? Grave che non voglia nemmeno provare una sperimentazione".

Proposta a cinque stelle: `400 euro al mese per il 5 per cento dei liguri`

Liguria - "Il Reddito di cittadinanza non è una fantasia del M5S, ma uno strumento che ha il suo fondamento nella raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio del 24 giugno 1992 con la quale la Comunità europea ha esortato gli Stati membri a dotarsi di adeguati sistemi di protezione sociale al fine di riconoscere il diritto di ogni persona a fruire di un’assistenza sociale e a disporre di risorse sufficienti per vivere in modo dignitoso, come affermato nella relazione alla proposta di legge presentata dal M5S in Regione Liguria, avente ad oggetto Disposizioni regionali sul Reddito di cittadinanza". Parola dei pentastellati liguri, pronti al dibattito in programma oggi i in consiglio regionale.

Il Reddito di cittadinanza regionale pensato dai grillini prevede l’erogazione di 400 euro mensili per il 5% della popolazione ligure, per un’operazione complessiva da 350 milioni di euro. Il provvedimento nasce dalla volontà di contrastare povertà, disuguaglianza ed esclusione sociale, includendo un’indennità economica di durata transitoria erogata a favore dei nuclei familiari maggiormente disagiati. Per richiederla è necessario sottoscrivere un PAI (Piano di Azione Individuale) che definisce il percorso di ricerca attiva del lavoro e favorisce il reinserimento nel mondo lavorativo.

La crisi economica iniziata nel 2007-2008 ha esacerbato notevolmente le condizioni di vita delle persone, ha contribuito in modo determinate a far aumentare i livelli di povertà, ha impoverito gli esclusi dal mercato del lavoro e i disoccupati che, esauriti i limitati strumenti di sussidi alla disoccupazione, e non avendo trovato ancora occupazione, sono sprofondati in situazioni di indigenza e povertà.
Questo fenomeno si sta manifestando gravemente anche in Liguria, dove il tasso di disoccupazione rilevato dall’Istat nel 2° trimestre 2016 era del 10,6%, mentre quello di occupazione raggiungeva appena il 62,8%: i dati peggiori dell’Italia Settentrionale.
Il livello di povertà e le scarse prospettive occupazionali hanno alimentato il dibattito sul Reddito di cittadinanza che esiste nel resto d’Europa, seppure declinato in vari modi, fuorché in Grecia ed in Croazia, oltre che in Italia.
"L’impatto dei diversi schemi di reddito di cittadinanza esistenti nell’UE sulla ricerca attiva del lavoro e, quindi, sui livelli di occupazione e disoccupazione, sembrano essere le principali preoccupazioni per i policy maker italiani, come deterrente per l’attivazione di uno strumento sociale di questo tipo, e Toti non fa eccezione", incalzano i pentastellati.

"Gli studi di diversi economisti - proseguono -, effettuati attraverso modelli econometrici, come quello del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre, calibrato su 34 paesi OCSE nel periodo 1990-2013, dimostrano, invece, che non ci sono ostacoli di efficienza (impatto su occupazione) che impedirebbero l’attivazione di un reddito minimo in Italia, nel senso che quest’ultimo non è una variabile che riduce il tasso di occupazione. Anzi, i risultati di tali studi dimostrano che uno schema di reddito di cittadinanza aiuta, insieme ad altre variabili, a incrementare i livelli di occupazione.
Questo strumento è applicato con varie modalità nella maggior parte dei Paesi europei, come rappresentano i predetti studi che hanno cercato di investigare da che cosa è determinato il livello di occupazione ed hanno cercato di capire se il reddito di cittadinanza potesse avere un impatto positivo, negativo o neutrale, nei paesi in cui è attivo.
Dallo studio dell’Università Roma Tre è emerso che i livelli di occupazione sono trainati da un alto livello di investimenti, da uno stato sociale forte e da una “globalizzazione controllata”, dove l’apertura commerciale appare essere positiva, mentre i movimenti di capitale hanno un impatto negativo"

Secondo il Movimento "sotto il profilo strettamente economico, un reddito di cittadinanza avrebbe un impatto decisamente positivo sulla domanda aggregata soprattutto in periodi di crisi o di stagnazione come quello attuale e in particolare in Italia e in Liguria. L’effetto di tale strumento sui consumi sarebbe notevole, poiché permetterebbe a chi non ha un lavoro comunque di mantenere più o meno stabile il proprio livello di consumo.
La crisi di investimenti, e il conseguente effetto negativo sulla domanda aggregata, potrebbe essere in parte compensata attraverso il reddito di cittadinanza che si riverserebbe totalmente sui consumi. In paesi quali Francia e Germania, il calo dei consumi negli ultimi anni non c’è stato, non almeno così come in Italia.
L’indennità di disoccupazione, la NASPI, sebbene allarghi un po’ la platea degli aventi diritto, rendendo i criteri di accesso meno stringenti rispetto alla precedente ASPI, rimane comunque ancora uno strumento non universale e comunque limitato rispetto agli altri paesi europei sia in termini di durata che di compenso.
Gli attuali ammortizzatori sociali hanno limiti afferenti la disomogeneità, la irrazionalità del campo di applicazione, la limitazione al lavoro dipendente, l’abuso di proroghe e deroghe, la sovrapponibilità di diversi strumenti, la iniquità di distribuzione degli oneri, lo scollegamento con le politiche attive e l’utilizzo improprio di strumenti di emergenza a fronte di crisi strutturali".

"Siamo ben coscienti che il problema riguarda soprattutto il Governo, tuttavia, in attesa che questo si muova e ponga l’Italia a livello degli altri Paesi dell’Unione europea anche le Regioni devono e possono assumere delle iniziative in tal senso.
E, infatti, diverse Regioni italiane e Province Autonome, sia a statuto speciale che a statuto ordinario, sono intervenute approvando leggi in materia", spiegano i grillini.
"In sostanza - proseguono -, la metà delle Regioni italiane hanno assunto qualche provvedimento dinanzi alla straordinarietà della situazione economica del Paese: l’inerzia di Toti, che in questo caso non intende seguire neppure l’esempio della Lombardia, nonostante la sua opera di “lombardizzazione” della Liguria è a dir poco sconcertante.
Ed ancor più grave è il fatto che Toti non sembri essere disposto a trovare alcuna mediazione, neppure per addivenire all’approvazione di disposizioni a carattere sperimentale rivolte a un numero di beneficiari indubbiamente limitato: infatti, pare voglia respingere persino una proposta che riguarda circa 6.000 persone (a fronte dei circa 80.000 liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà!) che avrebbe comportato una spesa di circa 27 milioni annui".

Il Movimento conclude con una riflessione sulle coperture: "Qualsiasi eccezione in merito alla copertura finanziaria, poi, sarebbe a dir poco pretestuosa, specie se riferita ad una fase sperimentale: infatti, tale somma è disponibile nell’ambito della Missione 20 “Fondi e accantonamenti”, programma 20.003 “Altri fondi”, del bilancio di previsione 2017 – 2019. Altri altri fondi – gli oltre 26 milioni di euro - Toti li ha improvvidamente impegnati per l’acquisto della Reggia di De Ferrari, in barba alle reali esigenze dei liguri. Con quella cifra avremmo potuto aiutare da subito, nel primo anno di fase sperimentale, circa 12mila famiglie della nostra regione che vivono in condizioni di povertà.
Non ci venga a dire che ha fatto un investimento e che ha ridotto la spesa per locazioni: l’investimento, oggi, deve essere fatto sul “capitale umano”, sull’emergenza di questa grave crisi, in termini politici prima ancora che ragionieristici, ed a maggior ragione se pure le economie ottenute risultano dubbie, contando poi che, come Toto si era impegnato in campagna elettorale, dismettendo gli uffici della Reggia e trasferendo la Giunta in Via Fieschi come era nelle origini, mantenendo invece gli affitti necessari di Piazza della Vittoria si risparmierebbero 1.246.000 Euro di affitto (per De Ferrari), a fronte di un affitto (per Piazza della Vittoria) di 400.000 Euro annui. In parole povere: potevamo risparmiare 26 milioni di Euro impegnati per acquistare l’inutile e lussuosa reggia di De Ferrari, avremmo quindi risparmiato 1.246.000 Euro annui di affitto (in Via Fieschi c’è tutto lo spazio necessario, infatti fu progettata per quello scopo). In 5 anni avremmo risparmiato 4.230.000 Euro più i 26 milioni dell’acquisto, per un totale di 30.230.000 Euro utili per il reddito di cittadinanza e tutte le altre misure volte a creare nuova occupazione in Liguria, a cui vanno aggiunti i 27 milioni Euro annui per la fase sperimentale del provvedimento".

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