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Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Marzo - ore 23.55

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Pd e Battistini insieme per il reddito di inclusione, che però non passa

Niet da parte della maggioranza e astensione dei grillini. L'ex pentastellato vota a favore, come anche Pastorino.

Pd e Battistini insieme per il reddito di inclusione, che però non passa

Liguria - Con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra), 5 astenuti (Mov5Stelle) e 10 favorevoli (Pd, Rete a Sinistra, Gruppo misto Libera-Mente Liguria) ieri in Regione è stata respinta la proposta di legge “Sperimentazione del reddito di inclusione attiva e di misure per contrastare l’esclusione sociale”, promossa dal gruppo Pd con  Raffaella Paita, Luca Garibaldi, Giovanni Barbagallo, Luigi De Vincenzi, Valter Ferrando, Giovanni Lunardon, Juri Michelucci e Sergio Rossetti. Il testo presentato in aula proponeva  l’introduzione in via sperimentale  della misura del reddito di inclusione attiva e azioni per contrastare  l’esclusione sociale con l’intento - secondo i proponenti - di valorizzare le competenze e accrescere le occasioni di occupazione delle persone che si trovano temporaneamente escluse dal mercato del lavoro e di attuare misure per il contrasto della povertà e l’esclusione sociale dei quanti non dispongono o dispongono con intermittenza delle primarie risorse per il sostentamento proprio e della propria famiglia.  Tale reddito consisteva nell’erogazione fino a 400 euro mensili. Fissato un limite temporale alla sperimentazione della legge. La proposta prevedeva, inoltre, che il reddito di inclusione attiva si accompagnasse allo svolgimento di interventi di pubblica utilità messi in atto dai Comuni con particolare riferimento al mantenimento di servizi essenziali, al dissesto idrogeologico e alla cura del territorio o a specifiche azioni mirate all’inserimento formativo o lavorativo dei soggetti beneficiari. Respinti tutti gli emendamenti presentati in aula dagli stessi proponenti.

La capogruppo Paita ha dichiarato che "le istituzioni non si possono voltare dall’altra parte di fronte alla povertà ed ai fenomeni che hanno avuto ripercussioni sul mondo del lavoro in questi anni di crisi. Non possiamo immaginare di non dare una possibilità occupazionale e di reddito ai cittadini fuoriusciti dal mercato del lavoro o che non hanno avuto la possibilità di accedervi", sottolineando che provvedimenti analoghi sono stati approvati da molte Regioni italiane e ribadendo che il provvedimento "ha una copertura finanziaria" e che "occorre fare delle scelte".

Come accennato, Pastorino (Rete a sinistra) e l'ex pentastellato Battistini (Libera Mente) hanno sostenuto la proposta del Pd. "Il centrodestra è mancato completamente dalla discussione. Non è una novità, purtroppo - ha dichiarato Pastorino -. Ma stavolta è ancora più grave, perché l’argomento era molto rilevante. Il problema si chiama povertà, che in Liguria è allarme sociale fra i più gravi d’Italia: i poveri non sono 'ufo', sono persone in carne ed ossa. Sottraendosi al confronto, la maggioranza oggi ha deciso di non dar loro risposte. È vero, si può anche decidere di non approvare un provvedimento dell’opposizione, ma la maggioranza dovrebbe stare in campo almeno con un ragionamento, se non altro per dimostrare che si capisce il problema. Stavolta dal centrodestra ci attendevamo la proposta, perché questi sono i provvedimenti che guardano più intimamente alle persone, e quindi caratterizzano la legislatura. È evidente: le risorse messe a disposizione dal governo nazionale non sono sufficienti; serve l’intervento delle istituzioni, della regione come degli enti locali. Sarebbe bello che fra tre settimane il centrodestra presentasse un suo testo, magari con criteri diversi, ma comunque teso a risolvere il problema. Temo però che la proposta non arriverà, la questione non sarà affrontata, perché ormai è chiaro che davanti agli occhi non abbiamo la stessa immagine di società. Una società che si è impoverita e si contraddistingue con la drammatica espulsione dal mondo del lavoro: per capirlo bisogna essere disponibili a ragionare insieme; e serve coraggio per intervenire con misure adeguate".

Secondo Battistini, poi, "quella del Pd non è la miglior proposta possibile, non è il traguardo da raggiungere, come del resto non lo era la proposta del Movimento cinque stelle, specie per le sue lacune nella norma finanziaria; però entrambe avrebbero rappresentato un passo avanti per aprire una discussione seria, un piccolo gradino da salire per arrivare a un risultato concreto nella lotta alla povertà, la piaga del tempo moderno che dobbiamo, sicuramente, cercare di debellare. Concentrandosi sul merito, al di la di ogni polemica, il testo presentato quest’oggi mostra delle criticità, però ha anche elementi positivi: anzitutto l’idea di inclusione sociale attraverso il rientro nel mondo del lavoro, che si richiama direttamente all’articolo 1 della Costituzione. Si parla di impiego nei servizi di pubblica utilità, contrasto al dissesto idrogeologico, tutela del territorio. Non si tratta quindi di una forma di reddito assistenziale, è qualcosa di più. Ora Auspico che arrivi una proposta della maggioranza orientata nella stessa direzione, nell’interesse della nostra comunità. In questo senso non mi interessa il colore politico, mi interessa l’efficacia della legge a vantaggio della comunità".

Critico il Movimento cinque stelle: "La proposta di legge del Partito democratico sul reddito di inclusione - secondo i grillini regionali - è un'occasione persa per dare una risposta concreta agli 80mila liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa. La misura presentata in aula dal Pd ligure è un copia e incolla del Ddl Povertà varato dai dem in Parlamento, che ad oggi è solo un annuncio, un provvedimento in bianco pieno di buone intenzioni su cui il Governo ha impedito qualsiasi discussione, dibattito o proposta migliorativa. Solo un'aspirina somministrata ad un malato gravissimo. Non è così che si affronta un tema delicato e cruciale come quello della povertà. Pur partendo da una posizione condivisibile, la misura riflette una logica di mero assistenzialismo, senza affrontare la crisi nel suo complesso e senza offrire alcuna reale ricetta per il reinserimento nel mondo lavorativo, come invece prevedeva il Reddito di cittadinanza ligure sperimentale del MoVimento 5 Stelle bocciato dal Partito Unico la settimana scorsa. Se davvero il Partito Democratico avesse voluto fare qualcosa di concreto per le famiglie liguri in difficoltà, avrebbe sostenuto con forza la sperimentazione del Rdc proposta dal M5S: 400 euro al mese per 7000 liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa minima, per una copertura prevista di 27 milioni di euro all’anno. Le risorse c'erano, nel capitolo 20.003 del bilancio regionale: bastava la volontà politica per trovarle. Il Pd, invece, ha anteposto ancora una volta mere logiche di propaganda agli interessi reali dei cittadini".

E' toccato all'assessore alle politiche sociali Sonia Viale enunciare il niet del governo regionale alla proposta dei dem. "Il Pd non mi ha convinto - ha esordito l'esponente leghista -. La proposta di legge ha finalità identiche a quella nazionale sul contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che stanzierà ben un miliardo e mezzo di euro, di cui trenta destinati proprio alla Liguria. Intanto il Governo ha drasticamente tagliato il fondo nazionale per le politiche sociali, che è sceso da 311 a 99 milioni determinando una riduzione dei trasferimenti alla Liguria per questo capitolo da 8,5 a 3 milioni di euro". Secondo Viale, quindi, "il processo nazionale non necessita di ulteriori provvedimenti delle Regioni che, proprio grazie al futuro intervento nazionale nel settore, possono liberare risorse ad altre esigenze delsociale in modo da arginare gli effetti negativi dei tagli nazionali al settore".
L'assessore ha concluso leggendo la lettera inviata al ministro Poletti dal presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini il quale, dopo avere esaminato il testo licenziato dal Senato, alla luce del ridimensionamento del fondo delle politiche sociali, ha chiesto a nome della Conferenza che il Governo permetta l’utilizzo delle risorse risparmiate sul fondo nazionale povertà destinato all’inclusione sociale per implementare il fondo delle politiche sociali in modo da garantire la continuità dei servizi sul territorio.

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