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Linea condivisa sostiene la mobilitazione: "Per una politica che aiuta l'impresa culturale"

Linea condivisa sostiene la mobilitazione: "Per una politica che aiuta l'impresa culturale"

Liguria - «Dicono che con la cultura non si mangia. Eppure oggi davanti alla Regione ci sono moltissime persone che protestano, perché la cultura è il loro lavoro. O almeno dovrebbe esserlo».Lo dichiara il capogruppo di Linea Condivisa Gianni Pastorino, che durante la giornata odierna ha partecipato alla mobilitazione dei lavoratori dello spettacolo, condividendone pienamente lo spirito e i contenuti.

«Il tanto sbandierato ritorno alla normalità con loro non si applica. La riapertura dei luoghi di cultura e spettacolo, infatti, tarda ad arrivare. Oppure è parziale, visti i limiti imposti dal contingentamento del pubblico –spiega Pastorino -.Stiamo parlando di lavoratori con tipologie contrattuali complesse e molto diversificate. Una categoria a rischio di invisibilità, messa economicamente in ginocchio dai mesi del lockdown, che non riesce ancora a vedere la luce in fondo al tunnel».

«Insieme alle altre forze di opposizione abbiamo insistito per scrivere e votare un OdG che impegnasse la giunta a utilizzare le risorse del Fondo Sociale Europeo, per avviare politiche integrative sul piano economico e della formazione, a beneficio di questi lavoratori così colpevolmente trascurati – sottolinea Pastorino -.Ma Linea Condivisa vuole di più».

«Vogliamo una politica che aiuti l’imprenditoria culturale, con attenzione alla sostenibilità dei progetti e alla loro utilità per il territorio. Vogliamo reti di accesso ai fondi diretti, per garantire le infrastrutture, le produzioni di spettacolo e la formazione di professioni culturali. Vogliamo incentivi per le residenze artistiche: siamo fra le ultime regioni prive di un sistema che ospiti le energie creative, e ciò ci impedisce di beneficiare di appositi finanziamenti nazionali e comunitari –fa il punto Pastorino -. In Italia, per quasi un milione e mezzo di persone cultura significa lavoro. E col lavoro si deve poter mangiare: stabilmente, con professionalità riconosciuta e diritti certi».

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