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Gigi Grillo a Toti: "Il Codice degli appalti non va abrogato, va riformato"

Gigi Grillo a Toti: "Il Codice degli appalti non va abrogato, va riformato"

Liguria - Lettera aperta a Giovanni Toti

Caro Presidente,
Premesso che concordo con te quanto affermi che “agli italiani va data una pala in alternativa al reddito di cittadinanza….” perché “il Paese ha bisogno di infrastrutture e di cantieri aperti anziché di assistenzialismo“, mi permetto suggerirti una linea di lavoro assai più concreta e praticabile.
Il Codice degli Appalti non va abrogato va semplicemente riformato! Espungendo dal testo quelle norme che dopo il 2014 sono state inserite e che ,nella logica di favorire la maggiore trasparenza,hanno di fatto appesantito le procedure fino a far diventare il nuovo codice troppo macchinoso e molto spesso incomprensibile.
Per capire il senso della mia proposta è necessario ripercorrere in breve quanto accaduto in Italia nel comparto delle opere pubbliche dal 1992 ad oggi.
Nel 1992 il protagonismo della Procura di Milano suggerì di mettere mano alle norme esistenti che avevano favorito il diffondersi della corruzione.
Nel 1993 il Parlamento all’unanimità approvò la legge Merloni.
La legge Merloni, con il suo corposo regolamento, fatto di cento e più articoli, paralizzò l’operatività nel comparto delle opere pubbliche.
Per avere un riscontro di tutto ciò è sufficiente andarsi a leggere i bollettini ISTAT.
Quando nel 2001 il Governo Berlusconi si insediò, si pose subito il problema di cosa fare per far ripartire gli investimenti nel settore delle opere pubbliche.
Venne istituita una commissione di studio alla quale presi parte,in qualità di presidente della commissione infrastrutture del Senato, assieme ad esperti del settore.
La commissione dopo sei mesi di intenso lavoro arrivò alla conclusione che all’origine della paralisi registrata negli investimenti dal 1993 al 2001 vi era la macchinosità delle norme inserite nella legge Merloni.
Fu così che il Parlamento dal 2001 al 2002 varò ben tre provvedimenti legislativi:
la legge Obiettivo,il decreto attuativo della legge Obiettivo e la legge 166 /2002 con cui venne per la prima volta normata la tecnica del Project Financing in Italia.
Le novità introdotte da queste norme furono notevoli e riguardarono:
nuove procedure di VIA
nuove procedure per la conferenza dei servizi
diverso ruolo del CIPE
introduzione della figura del General Contractor
Sempre nel 2002 venne approvato il Piano Strategico del Governo che prevedeva in 10 anni 235 Miliardi di euro di investimenti così finanziati :
90 MDI risorse dello Stato,30 MDI recupero stanziamenti esistenti,60 MDI di risorse private da attivarsi con il Project financing e 55 Mdi di fondi strutturali della UE.
Nel 2005 al fine di rendere le norme ancora più funzionali ad una politica di rilancio delle infrastrutture,il Governo Berlusconi approvò in Consiglio dei Ministri il Codice deli Appalti sopprimendo ben 57 leggi esistenti e razionalizzando di fatto la legislazione in materia.
Fummo i primi in Europa a dotarsi di un codice che comprendeva in modo assai omogeneo tutte le norme preesistenti nel comparto delle opere pubbliche e dei Servizi.
Il Codice degli Appalti dal 2005 in avanti è stato rivisto ed emendato ogni anno.
Il Governo Monti con il Ministro Passera nel 2011- 2012 ha introdotto nuovi istituti ( i Project Bond,il contratto di disponibilità,le obbligazioni di scopo,la defiscalizzazione in alternativa al contributo dello Stato) che, oggettivamente ,hanno migliorato il Codice degli Appalti.
Gli operatori del settore si lamentano oggi della macchinosità di talune norme.
Ritengo abbiano ragione.
Sono anch’io dell’opinione che negli ultimi anni il Codice è stato appesantito e che talune norme non sono funzionali ad attrarre investimenti.

Luigi Grillo, già senatore di Forza Italia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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