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Ultimo aggiornamento: Giovedì 16 Agosto - ore 19.55

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Case popolari e stranieri, bocciata la legge Regionale

La Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale l'articolo che impone almeno 10 anni di residenza in Italia per poter ottenere un alloggio.

I commenti
Case popolari e stranieri, bocciata la legge Regionale

Liguria - E' incostituzionale per "irragionevolezza e mancanza di proporzionalità" la norma della Regione Liguria del 2017 che ha stabilito che gli stranieri, per poter partecipare all'assegnazione di alloggi di edilizia pubblica, debbano essere "regolarmente residenti da almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale". Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'art. 4 della legge regionale 13/2017, accogliendo il ricorso della Presidenza del Consiglio. Le disposizioni comunitarie, recepite dall'Italia, riconoscono lo status di soggiornante di lungo periodo ai cittadini di paesi terzi che risiedano regolarmente in uno Stato membro da almeno cinque anni, equiparandoli ai cittadini del paese in cui si trovano ai fini, tra l'altro, del godimento dei servizi e delle prestazioni sociali.

"Dopo la bocciatura del Governo, ora è arrivato anche lo stop da parte della Corte costituzionale. La legge regionale sull’edilizia popolare firmata da Toti e Scajola è “incostituzionale per irragionevolezza e mancanza di proporzionalità”. E ancora una volta ci ritroviamo, a distanza di un anno, a dire: l’avevamo detto. Un copione a cui ormai i liguri sono tristemente abituati". Questo il commento del gruppo regionale del Movimento cinque stelle, che prosegue: "Esattamente un anno fa, nel maggio 2017, avevamo provato in tutti i modi in aula a mettere in guardia la Giunta da quella che sarebbe stata una prevedibile, quanto inevitabile, impugnazione nei confronti di un provvedimento che, peraltro, non ha fornito nessuna risposta al disagio socio-economico dei cittadini liguri. Nonostante qualche miglioramento al testo ci sia stato, grazie al pressing del MoVimento 5 Stelle un anno fa in Consiglio regionale, l’impianto complessivo della legge era e resta profondamente sbagliato e incostituzionale. Lo avevamo fatto presente anche in relazione di minoranza e ribadito in fase di discussione, ricordando il caso analogo della valle d’Aosta. Ma non c’è stato nulla da fare. Dispiace che ancora una volta la Liguria balzi alle cronache non per il rilancio dell’occupazione, per il risanamento dei conti o per risposte concrete alla piaga della povertà ma per l’impugnazione di un provvedimento. Non è così, a colpi di impugnazioni, che si risolvono i problemi dei liguri, semmai con azioni concrete e all’interno dei recinti legislativi e costituzionali del nostro paese. Altrimenti si lancia solo fumo negli occhi ai cittadini liguri".

"Un esito scontato - aggiunge dai banchi del Pd il capogruppo regionale Giovanni Lunardon - di fronte al quale avevamo messo in guardia in più occasioni la Giunta ligure. Ma il centrodestra, nonostante i precedenti di alcune leggi analoghe già bocciate dalla Corte, ha voluto varare ugualmente questa norma propagandistica e inutile, facendo sprecare tempo e denaro ai liguri. Il famigerato articolo 4 del provvedimento dichiarato incostituzionale, infatti, introduce come nuovo requisito per l’assegnazione di case popolari il fatto di “essere regolarmente residenti da almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale in regola con la normativa statale in materia di immigrazione”. Una norma strampalata e palesemente discriminatoria, che 12 mesi dopo la sua approvazione è stata giustamente cassata. Ma i precedenti, come detto, non mancavano, visto che già 5 anni fa la Valle d’Aosta si era vista bocciare una legge in cui si chiedeva agli assegnatari di aver risieduto nella regione per almeno 8 anni. La Giunta però non ha voluto fare tesori degli errori altrui. Siamo di fronte all’ennesima legge propagandistica varata da questa maggioranza e sonoramente bocciata dalla Corte Costituzionale. E ogni volta si è trattato – come nel caso della legittima difesa, solo per fare un esempio – di sentenze ampiamente prevedibili. Ma a Toti e a Scajola non interessa varare provvedimenti utili alla collettività come dovrebbe fare ogni buon amministratore: loro vogliono soltanto appagare la pancia del proprio elettorato. Ciò che più gli importava un anno fa era consentire a Salvini, prima delle elezioni comunali genovesi, di citofonare agli inquilini di Begato e degli altri quartieri popolari brandendo lo slogan “prima gli italiani”. Poi però la campagna elettorale è finita e la norma è stata cassata, in barba alle promesse che non potevano essere mantenute.
Le campagne elettorali permanenti se condotte dall’interno le istituzioni oltre a fornire un pessimo servizio ai cittadini, rischiano di minare la credibilità degli Enti stessi che si rappresentano".

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