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Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Ottobre - ore 20.36

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Case popolari, è scontro tra Paita e Scajola

Case popolari, è scontro tra Paita e Scajola

Liguria - “Il centrodestra ha presentato la nuova legge sull’assegnazione delle case popolari come un provvedimento che fa l’interesse dei liguri. Vi dimostriamo, invece, che è l’opposto”. Lo dice la capogruppo del Pd in Regione Liguria Raffaella Paita, commentando la norma varata dal centrodestra sull’edilizia pubblica. “Una legge confusa – continua l’esponente del Partito Democratico - che avrà parecchie ripercussioni negative su cittadini, agevolando persino la perdita del diritto all’alloggio”. Ma vediamo punto per punto quali sono secondo il Pd i nodi più critici della legge Toti-Scajola.

"Prima di tutto questo provvedimento ostacola la mobilità dei liguri - si legge nella nota Pd -, elevando a 5 anni il limite minimo di residenza nei bacini di utenza per fare richiesta di un alloggio popolare. Quindi se qualcuno cambia casa o impiego ed è costretto a spostarsi da una parte all’altra della Regione, ma anche di pochi chilometri da dove viveva prima, dovrà attendere 5 anni per fare domanda. E nel frattempo come fa? E’ questo l’aiuto promesso?

La norma Toti-Scajola rende anche molto più stringenti e punitivi i limiti di reddito. Con le vecchia legge la famiglia che superava per 3 anni consecutivi il limite massimo di Isee doveva lasciare l’alloggio popolare che gli era stato assegnato, perché la propria situazione economica era migliorata. Ma si non trattava di uno sfratto: il nucleo familiare veniva trasferito in un appartamento a canone moderato. Con la legge Toti-Scajola, invece, basta superare per due anni (e non più tre) e neppure consecutivi il limite Isee per perdere i requisiti che danno diritto a una casa popolare e a quel punto bisogna abbandonare immediatamente l’alloggio, senza alcuna soluzione alternativa. In pratica si viene sfrattati. Con la vecchia legge il reddito dei figli non veniva considerato per dieci anni (un periodo congruo, vista la situazione lavorativa odierna) e quindi permetteva alla famiglia di programmare il proprio futuro. Oggi, dopo due anni, o il figlio va via di casa (con tutte le difficoltà del caso), o si licenzia o la famiglia perde l’alloggio. Insomma Toti e Scajola mettono a rischio le famiglie che possono travarsi, anche per un breve periodo, in una situazione economica migliore.

Un altro problema cruciale riguarda l’assegnazione delle case popolari. La vecchia legge prevedeva delle graduatorie e dei punteggi differenti a seconda delle condizioni economiche e sociali di chi faceva domanda. Con la legge Toti-Scajola si individuano invece nove categorie di persone che hanno diritto agli alloggi Erp e a una di queste (e cioè chi vive al di sotto della soglia di povertà e quindi percepisce circa 400 euro netti al mese) si assegna il 50% degli alloggi disponibili. L’altra metà va suddivisa fra le altre otto categorie rimaste (nuclei familiari sotto il limite Isee, giovani coppie, ultrasessantacinquenni, forze dell’ordine, nuclei familiari con disabili, nuclei familiari sfrattati, genitori separati o divorziati, persone sole con minori). Emergeranno problemi sulla gestione delle assegnazioni. Il rischio è che si produca una marea di ricorsi.

Infine c’è il capitolo dedicato alla sublocazione. La nuova legge Toti-Scajola, infatti, prevede che i morosi non colpevoli (e cioè chi non è in grado di pagare l’affitto della casa popolare in cui vive) possa subaffittarne una parte a chiunque, basta che soddisfi i criteri generali (5 anni di residenza, 10 di nazionalità italiana, fedina penale pulita) tranne quello economico. In pratica si aprono le porte delle case popolari (anche se in subaffitto) a chi ha un reddito superiore ai limiti Isee. Una vera e propria contraddizione, senza contare che nella legge non si specifica quanto sia esattamente questa parte di casa da subaffittare a quali siano i prezzi del subaffitto".

“In conclusione – sottolinea Paita - la Giunta Toti ha prodotto una legge che assegna un colpo di grazie all’edilizia popolare e al sostegno per i meno abbienti. A questo punto sorge il legittimo dubbio: non è che il centrodestra voglia smantellare progressivamente il sistema?".


Non si è fatta attendere la risposta del'assessore regionale all'urbanistica Marco Scajola. “Dal Pd e dalla Paita - così in una nota - arrivano le solite menzogne: noi non prendiamo lezioni da chi ha messo in ginocchio la Liguria in dieci anni. Noi aiutiamo gli italiani e i liguri che fino ad oggi sono stati maltrattati e, ancor peggio, ingannati dalla sinistra, capace solo di agire contro l’interesse dei più deboli, nascondendosi dietro alle belle parole. Noi non vogliamo smantellare l’edilizia popolare ma, al contrario, vogliamo dare dignità a tante famiglie liguri che per noi hanno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini: non vogliamo più i ghetti che hanno voluto Burlando, Paita e il Pd”. L'assessore contesta punto per punti le critiche dell’esponente del Pd.

“In materia di mobilità - prosegue -, il disegno di legge è impostato per favorire coloro che, già assegnatari di una casa popolare, si trovano nella situazione di dover cambiare luogo di residenza per motivi di salute o di lavoro. In questo caso, al contrario di quanto avveniva in passato, grazie a questa legge è possibile effettuare un cambio di alloggio pubblico tra province, senza dover avviare nuovamente la pratica di assegnazione. La scelta di stabilire il limite dei cinque anni è legata alla volontà di dare la precedenza ai nuclei familiari già radicati sul territorio.

Per quanto riguarda i limiti di reddito, la riforma è volta a stabilire criteri chiari e certi sull’assegnazione degli alloggi: a fronte del forte incremento delle richieste, riteniamo giusto che gli alloggi pubblici siano destinati a chi ne ha effettivamente diritto e bisogno. Chi, invece, a seguito del miglioramento delle proprie condizioni economiche, perde il diritto alla casa popolare, potendo accedere al libero mercato, è giusto che lasci l’alloggio popolare a chi ne ha più bisogno. Questo significa attenzione vera alle fasce più deboli. Per altro, a differenza di quanto afferma la capogruppo del Partito Democratico, in passato il passaggio da un alloggio popolare a un alloggio a canone moderato non era né scontato né automatico in quanto l’alloggio a canone moderato veniva assegnato “ove disponibile”: cioè praticamente mai.
Inoltre, circa il reddito dei figli, ancora una volta Paita deve studiare meglio. Come è giusto, la nostra riforma è coerente con la nuova normativa nazionale sull’Isee che, varata per altro dal governo di centrosinistra, non consente deroghe alla verifica della situazione economica dell’intero nucleo familiare, compresi quindi i figli e la loro eventuale occupazione.

In materia, poi, di assegnazione delle case popolari, la ratio della norma, in un quadro ancora molto difficile di crisi economica, è quella di estendere la possibilità di accesso alle case popolari anche a quei nuclei familiari che, pur non avendo un reddito sotto la soglia di povertà, sono tuttavia in una situazione di conclamata difficoltà e disagio abitativo. Con i criteri stabiliti dalla normativa oggi vigente, queste persone non avrebbero alcuna possibilità di accedere alle case popolari. Mi riferisco, ad esempio, agli anziani ultrasessantacinquenni, ai disabili, alle donne sole con figli a carico, ai malati terminali genitori separati o divorziati, giovani coppie: tutte situazioni importanti di cui la sinistra in dieci anni non si è mai occupata. La nostra riforma, al contrario, garantisce loro quelle risposte che attendono da anni.

Infine, circa l’ipotesi di sublocazione, è bene precisare che la Giunta varerà criteri molto stringenti. La sublocazione avverrà comunque previa autorizzazione delle Arte competenti e secondo un regolamento predisposto dalle Arte stesse, sentiti i sindacati. Il testo di legge prevede comunque, già oggi, limiti e requisiti ben precisi anche per il subconduttore. In particolare sull’Isee è richiesto che debba rientrare nei limiti della permanenza.
Detto questo, Paita ancora una volta è rimasta indietro. In questi giorni ci siamo confrontati con i cittadini e i vari comitati di quartiere: insieme stiamo apportando ulteriori modifiche migliorative al testo di legge anche sulla sublocazione perché il nostro obiettivo non è, come per la capogruppo del Pd, la campagna elettorale, ma è aiutare finalmente chi da troppi anni sta attendendo risposte concrete dalle istituzioni”.

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