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Case popolari, Pastorino e Battistini: "La legge sarà impugnata"

Case popolari, Pastorino e Battistini: `La legge sarà impugnata`

Liguria - Approvato questo pomeriggio il Ddl sull’edilizia popolare. Contrario il voto di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria, sebbene siano passati alcuni emendamenti proposti dal gruppo. «Le modifiche sono insufficienti: abbiamo votato contro un disegno di legge particolarmente ingiusto, forse il peggiore di questa legislatura. Il testo è ispirato da presupposti fortemente propagandistici di nessuna utilità – denuncia il capogruppo Gianni Pastorino -. Domani probabilmente la maggioranza potrà reclamizzare “la casa prima agli italiani e ai liguri”. Ma in realtà una legge non finanziata è una vera bufala, quindi lo slogan potrebbe essere: “nessuna casa per nessuno, italiani compresi”. La situazione resta inalterata, nessun miglioramento. Mancano all’appello 8000 alloggi, e su questo piano la legge non fa nulla».

«I veri obiettivi di questa legge sono due: primo, restringere la platea degli aventi diritto a fronte di un incremento della domanda, riconosciuto dalla stessa giunta ma tradito dal testo; secondo, massimizzare il profitto del patrimonio immobiliare, laddove non dovrebbero esserci profitti ma solo finalità sociali, trasformando ARTE in una maxi agenzia immobiliare – rincara il consigliere regionale Francesco Battistini -. L’articolo 4 sembra essere il “manifesto dell’emarginazione e della discriminazione”: il comma 1 è lesivo nei confronti degli immigrati, comunitari e non, il comma 2 è lesivo nei confronti degli italiani (definiti “autoctoni” dal centrodestra), il comma 3 rischiava di essere lesivo dei diritti dell’uomo. Per fortuna, grazie ai nostri interventi, la maggioranza ha capito: marchiare a vita una persona che ha pagato il proprio debito con la giustizia non fa altro che consegnarla a un destino di degrado umano».

«La legge Scajola è caratterizzata da una serie di incongruenze: sarà certamente impugnata dal governo, come accaduto molte altre volte in questa legislatura. E in questo caso non perché il governo sia cattivo o di segno opposto, ma perché esistono sentenze precedenti con cui la Consulta ha cassato vincoli temporali più contenuti rispetto a quelli proposti dal centrodestra a trazione leghista – sottolineano Pastorino e Battistini -. È addirittura incomprensibile, al di là dei furori propagandistici, la norma che prevede 5 anni di residenza nel comune in cui si partecipa al bando di assegnazione ERP. Norma che colpisce tutti, anche gli italiani e i liguri. È totalmente in antitesi con questi tempi, in cui le persone sono obbligate a spostarsi per trovare lavoro. Perché limitare questi diritti? Siamo tornati ai tempi dei campanili e dei comuni: tutti asserragliati in casa propria, quando invece la politica nazionale è sempre ben disposta ad assecondare la richiesta di mobilizzare il lavoro che i grandi potentati industriali pretendono».

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