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"Quella di Toti è una legge di stabilità che non guarda al futuro"

"Quella di Toti è una legge di stabilità che non guarda al futuro"

Liguria - Iniziata in consiglio regionale la discussione sulla Legge di Stabilità 2018. Il punto di vista del capogruppo di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria Gianni Pastorino. "Una discussione desolante: il presidente Toti, già assente in commissione, anche oggi latita e partecipa poco ai lavori dell’aula, dimenticando di essere lui l’assessore al bilancio. Nel merito, l’impronta della legge di stabilità 2017 si ripropone nel 2018: ancora una manovra in difesa, senza prospettive, di pura resistenza, mentre la Liguria scivola sempre più nel declino, aumenta la disoccupazione e diminuiscono gli investimenti – dichiara Pastorino -. Il disfacimento economico è sotto gli occhi di tutti: piccole aziende in crisi, una moria di attività commerciali, grandi gruppi, sia tecnologici come Ericsson sia nel settore del commercio come Rinascente, che abbandonano immediatamente o lentamente il nostro territorio. Ormai non si tratta solo di regressione del PIL, ma anche delle stesse condizioni di vita dei liguri: un dato chiaro a tutti tranne alla giunta Toti, che infatti risponde con un provvedimento che non interviene sui punti cardine della crisi né sullo sviluppo, se non marginalmente".

"Insomma: anche oggi il centrodestra conferma di non conoscere i bisogni del nostro territorio martoriato dalla crisi, in drammatico calo demografico e in cui il ceto medio produttivo sta sparendo, schiacciato dalle difficoltà economiche persistenti – rincara Pastorino -. Fa amaramente sorridere che la manovra voglia premiare le famiglie con 4 figli, quando chi ha solo 2 figli si trova già in estrema difficoltà. Come è tragicomico che Toti pensi di risanare lo spopolamento e il calo delle nascite con una massiccia operazione di “incoming” da altri territori, “importando” nuovi residenti con il miraggio di allettanti incentivi. La realtà è che non arriverà nessuno; non certo dalle regioni limitrofe, dove il welfare e la sanità funzionano meglio e sono tarati sul reale fabbisogno. A fronte di maggiori tutele non c’è incentivo che tenga. Chi verrebbe mai a vivere e a produrre in un territorio in cui gli indicatori economici sono fra i peggiori d’Italia, e in cui la politica regionale assiste indifferente a tale devastazione?".

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