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"La nostra dimensione è europea, ma non in questa Europa"

Intervista a Gianni Berrino, candidato per Fratelli d'Italia al parlamento di Bruxelles: "Servono una ripartizione più equa degli immigrati e un impegno internazionale per rimuovere le condizioni che spingono le masse a lasciare i loro Paesi".

"Sostegno a Greta Thunberg"
"La nostra dimensione è europea, ma non in questa Europa"

Liguria - I manifesti con il suo volto e lo slogan della campagna elettorale delle elezioni europee sono stati i primi a comparire ai bordi delle strade della provincia spezzina. Giovanni Berrino, è nato a Sanremo il 7 maggio 1964, è sposato e dal 1994 è avvocato. Attualmente è assessore regionale con deleghe a Lavoro e Politiche attive dell'occupazione, Trasporti, Rapporti con le organizzazioni sindacali, Promozione turistica e Marketing territoriale, Organizzazione e Personale e Tutela dei consumatori.
Politicamente è impegnato fin dai tempi del liceo e la sua prima candidatura risale infatti al 1984 con il Msi alle elezioni comunali. Nel 1995 fino al 2003 con Alleanza nazionale assume l'incarico di vicesindaco di Sanremo con delega a Bilancio, Patrimonio e Protezione civile. Dal 2004 al 2008 è consigliere comunale di opposizione e dal 2009 al 2014 assessore con delega a Servizi sociali, Anagrafe, Sport, Viabilità, Società partecipate e Floricoltura. Nel dicembre 2012 entra in Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale di cui è membro della Costituente regionale e dell'assemblea nazionale. Nella primavera 2014 è nuovamente eletto consigliere comunale di Sanremo e nel 2015 viene eletto consigliere regionale con Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale e da quella data ricopre l’incarico di assessore regionale. Nel gennaio 2018 viene proclamato membro della direzione nazionale di Fratelli d'Italia e oggi corre per un posto nel parlamento di Bruxelles.

Quali sono le priorità che porterà avanti per il territorio della Liguria e in particolare per quello spezzino, che è chiamato a rappresentare?
"In questi quattro anni ho avuto la fortuna di poter godere di un osservatorio privilegiato da cui rendermi conto delle tante mancanze che caratterizzano le politiche europee e che danneggiano il nostro territorio dovute in primis per l’atteggiamento sterile di chi in Europa, invece di tutelare i nostri interessi nazionali, ha guardato e salvaguardato interessi di altri. Pensiamo alle infrastrutture, a come non si sia fatto abbastanza per inserire, oltre al Terzo valico, anche il corridoio Genova Marsiglia e la Pontremolese tra i corridoi di interesse europeo. Il completamento del raddoppio a ponente porterebbe la Liguria tutta ad avere un collegamento serio con il Sud della Francia, la Spagna e il Portogallo, più merci potrebbero viaggiare su ferro liberando le nostre autostrade, la Pontremolese è ovviamente strategica per il porto di La Spezia e renderebbe la Liguria ed i suoi porti un sistema competitivo, e, a mio avviso vincente, rispetto ai sistemi portuali del Nord Europa. A pensar male si fa peccato, ma che sia proprio per gli interessi di altri che i nostri rappresentanti attuali non si sono battuti abbastanza per aver i fondi necessari a queste opere? Inoltre pensiamo alla direttiva Bolkenstein, che per tutta la Liguria significa bloccare gli investimenti necessari a fare sì che i nostri stabilimenti balneari siano sempre più a misura di turista. Possibile che non si possa cambiarla e sostituirla, invece di cercare semplicemente di spostarne l’attuazione? Un altro tema fondamentale, per un territorio come lo spezzino, in cui il turismo sta crescendo da anni, sarà ottenere che nella prossima programmazione europea vi siano fondi per il turismo, in questi ultimi sette anni non c’era un euro, per una delle principali fonti di lavoro e sviluppo del nostro territorio. In ultimo, la difesa delle nostre produzioni agricole, dall’olio al vino ai nostri tanti prodotti tipici, dall’assalto delle multinazionali che pretendono per esempio di fare formaggi senza latte, od olio d’oliva con olive provenienti da chissà dove e di bassa qualità difficilmente differenziabili dai nostri".

Quale ruolo può o deve avere l'Italia nell'Europa dei prossimi cinque anni?
"Nel corso dell’ultima legislatura europea, l’Italia non è stata in grado di farsi rispettare. Certo, nel 2014 eravamo un Paese profondamente diverso, soprattutto dal punto di vista della sensibilità politica, in cui il Partito democratico, tra tutti i movimenti politici quello più affine (e prono!) alle direttive europee, otteneva il 43% dei voti e la somma di Lega e Fratelli d’Italia non arrivava al 10%. Oggi le cose sono profondamente cambiate, e dal Paese si leva la richiesta di una rappresentanza forte al Parlamento europeo che sappia tutelare gli interessi italiani. In questi anni si stabilirà la ripartizione dei Fondi Europei per gli anni 2021-2027: si tratta di una circostanza nella quale l’interesse nazionale dovrà essere preminente sugli interessi di parte. Nel corso dell’ultimo bilancio europeo, ribadisco, a costo di diventare noioso, non erano previsti fondi a favore del turismo: è un settore chiave per il nostro Paese, ed una rappresentanza politica forte e coerente avrebbe dovuto dare battaglia nelle sedi istituzionale per ottenere una qualche forma di stanziamento. Ed è esattamente ciò che intendiamo fare".

Con il senno di poi, secondo lei, l'unione monetaria del 2001 è stata un errore o una scelta giusta? E come giudica l'influenza del sistema bancario europeo sulla politica? Sia chiaro: è logico, doveroso, che chi legifera tenga conto dell'economia, ma per un soggetto variegato come quello europeo il rapporto si presenta assai complesso. Ci sono correttivi da apportare?
"Non credo si possa parlare di “errore” o “scelta giusta”… come tutte le questioni complicate, ritengo che anche quella sulla natura dell’Unione europea sia soggetta ad un’ampia scala di grigi. In primo luogo trovo sbagliatissima l’idea di una “unione monetaria” che preesista all’unione politica, si tratta implicitamente di affermare il primato dell’economia sulla politica, con le ovvie e tragiche conseguenze che ad oggi stiamo sperimentando. Il popolo delega la propria sovranità ai rappresentanti eletti nelle istituzioni, che governano in accordo al mandato che è stato dato loro, invece i mercati, che oggi sono un Totem dell’ideologia europeista, rispondono unicamente alla logica del profitto… con tutto ciò che di negativo consegue per i cittadini. Non mi si fraintenda: l’Europa rappresenta l’orizzonte naturale della nostra patria. Nel mondo globalizzato del terzo millennio, l’Italia sola a se stessa è destinata alla marginalità. La nostra dimensione è quella europea, ma non in questa Europa. Credo che vada ridiscusso il paradigma dell’Unione Europea: andare avanti in questa direzione equivale a schiantarsi contro un muro. Con l’Euro alcuni Stati (la Germania su tutti) ci hanno guadagnato, altri (tra cui l'Italia) ci hanno rimesso. I tedeschi hanno guadagnato in media 1300 euro l’anno mentre ogni italiano ci ha rimesso 4000 euro l’anno. Fratelli d'Italia chiederà all'Europa misure compensative tra gli Stati avvantaggiati dalla moneta unica e quelli penalizzati".

Cosa risponde a chi sostiene che dovremmo vivere in un'Europa unita anche sotto il profilo della politica estera e del sistema della Difesa? Come valuta quello che sta accadendo nei rapporti con le parti in guerra in Libia?
"Un’Europa in cui la politica sia preminente sull’economia deve, ovviamente, essere unita anche sotto il profilo della politica estera e di una difesa comuni a tutti gli Stati membri. Ad oggi, sinceramente, non mi sembra che esistano le condizioni necessarie per farlo: ci ritroveremmo con uomini che hanno giurato fedeltà alla bandiera italiana posti a difesa degli interessi franco-tedeschi. In Libia stiamo osservando l’ennesima dimostrazione dell’inefficienza dell’Unione Europea di tutelare gli interessi degli Stati membro. La Francia, insieme all'Egitto e all'Arabia, ha sostenuto Haftar, fornendo intelligence e armi, in una logica di contrapposizione con il nostro paese in ambito geopolitico. Dal 2011, d’altronde, quasi tutte le sue mosse sono state mirate ad indebolire l'Italia nei prpri rapporti diplomatici. La tregua ipotizzata tra Serraj e Haftar potrebbe essere forse la soluzione ma resta da chiarire se Haftar si accontenterà di mantenere il possesso dei territori conquistati con la forza. C'è da dire che a spostare notevolmente il peso in favore di Haftar è stato Trump, togliendo il suo sostegno a Serraj, in una logica di continuità diplomatica nei rapporti con Egitto e Arabia. Le prossime settimane ci daranno più risposte".

Immigrazione, trattati e diritti umani. Secondo uno degli ultimi sondaggi sono tra i temi più sentiti dagli italiani. Qual è la sua opinione in merito? Come si devono coniugare questi tre concetti?
"I diritti umani si pongo alla base di ogni ragionamento politico. Ma trovo veramente poco di “umanitario” nel favorire la tratta schiavile del terzo millennio, continuando ad alimentare la pia illusione che invitare masse di disperati ad attraversare il mare in precarie condizioni, per poi stiparli in centri d’accoglienza e costringerli a guadagnarsi da vivere elemosinando fuori dai negozi sia un atto di umanità. Queste sconsiderate politiche di accoglienza, poi, rivolte a nordafricani che entrano in Italia clandestinamente, stanno impedendo in questi anni a molti immigrati potenzialmente regolari di entrare nel nostro Paese ed arricchirlo con le proprie competenze. E’ necessario che l’Europa si faccia carico di una ripartizione più equa degli immigrati, e che contestualmente vada ad affrontare il problema alla radice, con un forte impegno internazionale volto a rimuovere quelle condizioni che spingono masse di disperati a lasciare il proprio Paese per riversarsi in Europa. Solo così possiamo sperare di arginare un problema che sta assumendo i connotati di una autentica catastrofe per il genere umano".

Economia e crescita dell'occupazione. Può l'Europa dare una spinta al sistema Italia?
"Potrebbe, dovrebbe ma non lo sta facendo con sufficiente forza. I Fondi Comunitari sono ingenti e dovrebbero realmente stimolare la crescita, bisognerebbe farne un utilizzo adeguato, invece di perdersi dietro a progetti di dubbia utilità. Basti pensare alla Bolkestein, sulla quale si insiste ormai da anni e anni: una direttiva che deve essere superata perché è assurdo pensare di far diventare i nostri litorali autogrill del mare con grandi gruppi che cancellano l'accoglienza e la gestione familiare degli stabilimenti".

Greta Thunberg si rivolge agli Stati di tutto il mondo per combattere i cambiamenti climatici e assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni. Cosa deve rispondere l'Europa a questa ragazzina coraggiosa e carismatica?
"Greta Thunberg è un fenomeno mediatico, sicuramente non del tutto spontaneo ma comunque interessante. I cambiamenti climatici sono una realtà con cui dobbiamo fare i conti, un problema globale, però, di cui l’Europa è vittima e non artefice. Nel percorso per un’economia sostenibile, il Vecchio continente sta ampiamente facendo il proprio dovere. Ai tempi del Buco dell’Ozono, Stati Uniti e Cina si rifiutarono di sottoscrivere il Protocollo di Kyoto. Al giorno d’oggi ci sono molte economie in crescita, l’India su tutte, che si trovano in testa nelle classifiche di emissioni di CO2 e che però non intendono in alcun modo porvi rimedio. Alla piccola Greta risponderei esprimendole sostegno per la propria battaglia, ma la inviterei ad ampliare i propri orizzonti al di fuori dell’Europa".

Come immagina il funzionamento dell'Europa nel futuro? Cambierebbe qualche cosa nell'assetto istituzionale dell'Unione?
"Il modello di Europa proposto da Fratelli d'Italia non è l’attuale entità sovranazionale governata da burocrati e tecnocrati che non sono eletti da alcuno e impongono dall’alto le scelte ai popoli europei. Ci proponiamo di sostituire l'Unione Europea con una Confederazione di Stati liberi e sovrani capaci di cooperare sulle grandi questioni della sicurezza, del mercato unico, della difesa, dell'immigrazione, della ricerca e della politica estera. Vogliamo che gli Stati siano liberi di autodeterminarsi su tutto ciò che può essere meglio deciso a livello nazionale e ribadire la supremazia della Costituzione e dell’ordinamento italiano sulle norme europee".

La Brexit ha scoraggiato chi parlava di uscita dall'Unione europea oppure, al contrario, è la dimostrazione che, seppure con fatica, si tratta di una strada percorribile?
"La Brexit dimostra che esiste una strada percorribile, ma si tratta comunque di una extrema ratio che non credo sia nel Dna del popolo italiano. Se l’Inghilterra ha sempre vissuto in un isolamento (volontario!) rispetto al resto del Continente, la storia d’Italia è centrale nella storia europea, e io credo che non possano prescindere l’una dall’altra. L’Unione Europea va cambiata dall’interno o, nel peggiore dei casi, bisogna andare nella direzione di uno scioglimento concordato. Abbandonarla da soli nella speranza che questo ci riporta alle condizioni precedenti il Trattato di Maastricht è una pia illusione a cui un Amministratore non può permettersi di cedere".

La programmazione dei fondi, gli indirizzi e la capacità di reperire risorse. L'Europa influisce sulla vita quotidiana non solo attraverso leggi e direttive, ma anche finanziando la maggior parte dei progetti messi in atto dagli enti locali. Liguria e Spezzino, che pure si distinguono per un buon operato, possono fare di più? Come?
"Nel 2021 scade il settennato di fondi europei e vanno riprogrammati per i prossimi sette anni. Per l'Italia, ma per la Liguria in particolare e quindi per il territorio spezzino, va fatto un lavoro importante specialmente sul turismo: bisogna battersi affinché si indirizzino questi nuovi fondi verso questo importantissimo settore che già oggi è una delle principali fonti di Pil".

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