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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24 Agosto - ore 08.00

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"Età dei Comuni" e "Saldi Scajola", è polemica sulle case popolari

Ha preso il via in consiglio regionale il dibattito sul Ddl che va a modificare l'assegnazione dell'edilizia residenziale pubblica.

`Età dei Comuni` e `Saldi Scajola`, è polemica sulle case popolari

Liguria - Nella seduta del consiglio regionale di oggi pomeriggio è iniziato il dibattito sul Disegno di legge 150 'Modifiche alla Legge regionale 10 del 2004 in materia di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica' e alla Legge regionale 38 del 2007 relativa all'organizzazione dell'intervento regionale nel settore abitativo.
Andrea Costa (Liguria Popolare), relatore di maggioranza, nell’illustrare il testo ha spiegato che "l’intervento si rende necessario per diverse esigenze connesse all’attuale situazione socio-economica e, in particolare, per l’aumento di domande di residenza primaria dovute alle difficoltà economiche generate principalmente dalla crisi del mercato del lavoro". Il consigliere ha aggiunto che la legge "si pone l’obiettivo di garantire ai nuclei familiari in possesso dei requisiti richiesti dalla legge un accesso a condizioni favorevoli alla prima casa di abitazione e nel contempo di prevedere modalità semplificate e quindi più veloci». A questo proposito ha ricordato che il nuovo testo consente l’accesso agli alloggi popolari a nuove categorie ed in particolare, tra gli altri,  al genitore legalmente separato o divorziato che non può più utilizzare la casa di proprietà. Viene inoltre richiesto – ha spiegato – un sistema di ascolto e pronto intervento sul territorio per l’utenza ad opera degli enti gestori.  Costa ha anche evidenziato che «ulteriori modifiche alla normativa riguardano la valorizzazione degli immobili di ERP inutilizzati, che abbiano caratteristiche di pregio al fine di capitalizzare risorse, mediante la vendita, da destinare in programmi di costruzione, acquisto o recupero di altri alloggi pubblici sulla base dei criteri stabiliti dalla Giunta regionale".

Stefania Pucciarelli (Lega Nord) ha ricordato che nel 2015 aveva presentato una proposta di legge per modificare i principi di assegnazione degli alloggi popolari e che l’assessore Scajola decise di assumere le proposte in un più vasto provvedimento. "Oggi lo ringrazio, infatti la mia proposta era allora caratterizzata da un principio al quale questa maggioranza non è mai venuta meno, cioè il dovere etico e politico di privilegiare, nell’assegnazione dei servizi del wellfare, quanti vivono e lavorano da più tempo nella nostra. Si tratta di una massima – sintetizzabile nella frase 'prima gli italiani' – con la quale stiamo cercando di riformare l’intera erogazione dei servizi regionali. Ed è una massima assolutamente al passo con i tempi, perché oggi, nell’attuale situazione socio-economica, i criteri di assegnazione utilizzati fino a pochi anni fa non garantiscono più l’equità sociale".

Polemico il Pd. "Prima ancora dell'inizio della discussione in consiglio regionale sulla nuova legge in materia di case popolari - così in una nota i dem - l'assessore Scajola ha fatto già due clamorosi passi indietro. Per prima cosa ha tolto la sublocazione e cioè la possibilità per i residenti negli alloggi Erp di affittare una stanza anche a chi non avrebbe diritto a stare in questo tipo di appartamenti. Poi, sempre Scajola, le cui leggi vengono prontamente modificate dall'aula e giudicate incostituzionali, è tornato indietro anche sul numero di anni che servono a una famiglia per perdere il diritto alla permanenza in un alloggio, quando il proprio reddito aumenta. Il centrosinistra, in passato, aveva escluso il conteggio del reddito dei figli che trovano lavoro per dieci anni; Scajola ha abbassato il limite a due anni (neppure consecutivi). Ora l'assessore ha aumentato il termine prima a 4 e poi a 5 anni. Ma, come dicono i comitati degli inquilini, non basta. Perché dopo quel termine si finisce in mezzo a una strada. La nostra proposta, recependo le istanze di sindacati e comitati è invece di fissare il limite a 5 anni per tutti coloro che superano i parametri Isee, ma di portarlo a 10 per chi ha dei figli. Fatte salve questo modifiche (i saldi-Scajola) restano ancora molte norme assurde come quella che regola l'accesso alle case popolari. D'ora in poi gli stranieri avranno bisogno di dieci anni di residenza per chiedere un alloggio, mentre ai liguri ne serviranno cinque. Ma non 5 anni di residenza in Liguria: cinque anni di residenza nell'ambito in cui si chiede la casa, e cioè in un territorio ristretto di quattro o cinque comuni. Cosi chi trova lavoro fuori da questo bacino deve aspettare 5 anni per avere una casa. Questo provvedimento colpisce i liguri. Altro che prima gli italiani. Insomma questa legge Toti-Scajolaì, per motivi di propaganda spicciola, riduce la possibilità di accesso agli alloggi popolari, elimina i diritti, accentra tutto in capo ad Arte, vende i gioielli di proprietà pubblica e non prevede investimenti. Il Pd - sottolineano i consiglieri regionali Raffaella Paita e Giovanni Lunardon - continuerà a lottare al fianco dei comitati e dei sindacati degli inquilini".
Non si è fatta attendere la risposta dell'assessore Marco Scajola. "Dispiace constatare che le opposizioni strumentalizzino un tema così delicato che trova tante persone in difficoltà per portare avanti una battaglia demagogica contro una legge che il territorio aspetta da molti anni. Una riforma, quella che abbiamo proposto, che vede al centro i liguri e gli italiani, le persone sofferenti, come i disabili, gli anziani, coloro che in silenzio affrontano ogni giorno gravi problemi senza che le Istituzioni se ne accorgano. Con questi interventi diamo risposte concrete a chi le aspettava da tempo- Gli emendamenti presentati sono frutto del buon senso e del confronto che in queste settimane abbiamo avuto con le Associazioni degli inquilini – sottolinea l’assessore - con le quali abbiamo costruito e condiviso la riforma. Per noi è normale confrontarci e costruire insieme quelle norme che dovranno interessare tutto il territorio. Capisco che per la minoranza sia una novità, non avendo loro questa nostra sensibilità politica. Le riforme – conclude Scajola - sono necessarie e mi rendo conto che diano fastidio a chi, invece, vuole garantire privilegi a pochi, dimenticandosi dei molti che aspettano e che soffrono in silenzio. Alla minoranza dà fastidio il nostro coraggio e la nostra determinazione a mettere mano a quelle norme che loro, in dieci anni, non sono stati in grado di fare. Continueremo su questa strada poiché la stragrande maggioranza dei liguri la condivide e apprezza i nostri sforzi".

Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) ha definito il testo "un’occasione persa". Ha inoltre puntualizzato che "non si vede all’orizzonte una risposta programmatica sia sull’edilizia residenziale sociale sia su quella pubblica". Il consigliere ha aggiunto che il disegno di legge in discussione appare "più un intervento spot di presa d’atto di alcune normative sovraordinate e un messaggio propagandistico di dubbia efficacia e reale applicazione, vista la normativa nazionale sulla 'residenza' anagrafica, ma non si interviene né sulla legge 27 del 1996, che disciplina i canoni, obiettivo citato nel documento di finanza regionale, vera sfida per la politica che dovrà fare i conti con una società ed un disagio sociale schiacciato verso il basso, né soprattutto sulla legge regionale 9del 1998, che rappresenta il fulcro degli Enti Gestori su cui è inevitabile fare i conti per una reale capacità di risposta alle crescenti esigenze". Melis ha quindi preannunciato una serie di emendamenti.


Il punto di vista di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria. "Fino ad oggi ci siamo tenuti lontani dalle polemiche, non perché non ce ne fossero motivi ma perché il nostro modo di fare opposizione è sempre costruttivo e volto all’interesse della comunità. Prima di dare battaglia, volevamo capire se ci fosse almeno l’intenzione da parte della giunta di eliminare due passaggi che riteniamo lesivi e pericolosi: il soggiorno in Italia da almeno 10 anni consecutivi e la residenza da almeno 5 anni nel comune che emana il bando – dichiara il consigliere regionale Francesco Battistini, relatore di minoranza -. Sul primo punto grava già la sentenza 168/2014 della Consulta, che interveniva su una legge analoga della Val d’Aosta: nel merito è stato giudicato incostituzionale il vincolo di 8 anni di residenza in Italia. Se non vanno bene 8 anni, figuriamoci 10. Il centrodestra, in preda alle fobie da accerchiamento, bada più agli slogan elettorali che alla sostanza e cerca di escludere gli immigrati, con regolare permesso, dalle politiche sull’edilizia pubblica. Ma non si accorge che in questo modo esclude anche i cittadini della Comunità Europea violando i trattati. Come diceva Don Gallo: “dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Per tutte queste ragioni abbiamo presentato 21 emendamenti migliorativi: questo disegno di legge sembra proprio cercare in tutti i modi di limitare la mobilità delle persone, ma lo fa non solo nei confronti degli extracomunitari e, come abbiamo visto, dei cittadini europei, ma anche degli stessi italiani e dei liguri".
"Sconcertante è che come per altri provvedimenti, vedi la questione urbanistica sui luoghi di culto, il centrodestra presenta disegni di legge contenenti norme già cassate dalla Corte Costituzionale per altre regioni. Tutto avviene per mera propaganda – dichiara il capogruppo Gianni Pastorino -. Non solo un non-senso giuridico, ma anche l’esatta rappresentazione della cattiva politica, del malgoverno che per meri scopi elettorali impegna il tempo della proposta e della valutazione in atti che saranno certamente respinti al mittente, con danno dei cittadini liguri e dileggio delle istituzioni".
"Sembra un ritorno all’età dei Comuni. In una società in cui assistiamo a un’evidente carenza occupazionale, in cui muoversi per trovare lavoro non è una velleità ma spesso un obbligo, porre tutte queste limitazioni alle assegnazioni delle case popolari è pura follia – concludono Pastorino e Battistini -. Ma le assurdità contenute in questo disegno di legge non si fermano qui: nessuna semplificazione per i cittadini e creazione di un imbuto per limitare i diritti dei potenziali utenti. Se da un lato si afferma la necessità di intervenire a seguito di un incremento delle richieste di alloggi, per effetto della crisi economica, dall’altro si mira chiaramente a limitare l’accesso ai bandi e non a creare maggiore offerta".

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