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Vesigna a Toti: "La priorità è uscire dall'emergenza"

"Il disordine del sistema sanitario regionale non consente un monitoraggio del contagio e visto che non si riescono a fare i tamponi, si è optato per fare test sierologici, non altrettanto affidabili, ma che consentono screening di massa".

più tamponi

Liguria - "Ho letto con interesse il suo post su Facebook che ha per incipit l'immagine del pendolo. Caro Presidente, sono d’accordo con Lei: per ripartire servirà l’impegno di tutti, ma senza una massiccia dose di investimenti pubblici non c’è libertà che tenga, neanche quella da lei tanto agognata sulla semplificazione dei contratti di lavoro – come se non lo fossero già abbastanza -. Dopodiché, senza dover scomodare Di Vittorio, che purtroppo ci ha lasciato prima del boom economico, per provare a costruire il futuro bisogna prima aver fatto tutto quello che serve per garantirsi il presente". Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria, si rivolge al presidente ligure.

"E’ su questo punto, caro Presidente, che si devono concentrare i suoi sforzi. Un esempio? Il disordine organizzativo del sistema sanitario regionale non consente un adeguato monitoraggio del contagio in Liguria e visto che non si riescono a fare i tamponi, si è data indicazione di fare i test sierologici, non altrettanto affidabili, ma che possono consentire di effettuare screening di massa. Mentre in altre regioni tutto ciò viene fatto con una forte regia pubblica, in Liguria ancora una volta si appalta al sistema privato proprio uno degli elementi più delicati: quello dell’indagine epidemiologica. Non si fanno i tamponi a chi è a rischio contagio e se un cittadino vuole risposte deve andare con le sue gambe in un laboratorio, affidandosi ai privati, pagando dai 60 ai 150 euro".

Conclude Vesigna: "Quindi la priorità, ora, caro Presidente è il contrasto al dilagare del virus. Nel solco dell’insegnamento del nostro Segretario Giuseppe Di Vittorio, la Cgil non farà mancare il proprio contributo nella difficile fase della ripresa, ma la quotidianità, soprattutto adesso lo insegna: in sanità, come per lo sviluppo, non ci sono facili ricette che possano portarci fuori dalla crisi in modo automatico".

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