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Ultimo aggiornamento: Lunedì 22 Aprile - ore 23.46

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Quasi sette anni per chiudere un fallimento

Secondo lo studio Cerved-La Scala, calano i tempi di chiusura delle procedure fallimentari e immobiliari. Ma i risultati sono ancora fortemente differenziati sul territorio: Liguria appena meglio della media nazionale.

la statistica
Quasi sette anni per chiudere un fallimento

Liguria - Un portafoglio di 100 euro di crediti bloccati in società fallite potrebbe valere 27 euro nei tribunali più efficienti e solo 5 in quelli più lenti; l’equivalente fermo in esecuzioni immobiliari varrebbe fino a 60 euro a Trieste, il foro più rapido, ma appena 8 euro a Locri. Nel complesso, il valore netto stimato delle sofferenze sul mercato si attesta a circa 25 miliardi di euro se si valuta con la prospettiva di un investitore specializzato in NPL (il 26% del valore lordo, pari a quasi 100 miliardi a fine 2018), mentre dal punto di vista delle banche, che possono finanziarsi a tassi decisamente più favorevoli, risulterebbe pari a 34,5 miliardi. Secondo le elaborazioni di Cerved e La Scala questo valore potrebbe aumentare in modo consistente se tutti i tribunali si uniformassero per efficienza a quello di Trieste: 12 miliardi in più (37 in totale) nell’ottica di un investitore e 8,3 miliardi in più in quella di una banca.
Sono alcune delle evidenze contenute nel Report “La durata dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sui NPL” appena rilasciato da Cerved, data-driven company specializzata nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, e la società tra avvocati La Scala. “Velocità ed efficienza sono i principi che dovrebbero guidare l’attività di recupero dei crediti - commenta Valerio Momoni, direttore Marketing e Business development di Cerved -. La lentezza in questo processo, effettiva o anche solo percepita, riduce il valore dei crediti deteriorati con impatti importanti sui bilanci delle banche e sull’economia dell’intero Paese”.

Infatti, nonostante gli indubbi miglioramenti dei numeri della giustizia civile (le cause pendenti sono diminuite del 3,1%, per un totale di circa 3 milioni 460mila fascicoli giacenti), nel 2018 i tempi di chiusura delle procedure fallimentari rimangono lunghi e fortemente differenziati sul territorio: in media è necessario attendere 7,1 anni per la chiusura di un fallimento (4 mesi in meno del 2017), con un gap che va da circa 4 nei tribunali più efficienti, in genere al Nord, a oltre 15 nei meno performanti. I tempi di chiusura per le esecuzioni immobiliari nel 2017 sono in media di 5 anni, con una forchetta molto estesa che va da 2 a quasi 17 anni di attesa. Discrepanze che si ripercuotono in maniera significativa sul valore dei crediti deteriorati.

“Valutare l’impatto dei tempi di durata delle procedure, esecutive e fallimentari, significa verificare la capacità del sistema di smaltire l’arretrato accumulato, l’incidenza delle riforme legislative, il miglioramento delle singole fasi del processo e, non ultimo, la concentrazione geografica e numerica dell’efficienza o inefficienza. I dati analizzati confermano un trend positivo e un’inversione di rotta determinata anche dalle recenti riforme: si inizia a recuperare l’arretrato e migliora la produttività degli uffici giudiziari. Il futuro delle procedure potrebbe essere sempre più vicino alle medie europee”, hanno dichiarato le partner di La Scala Società tra Avvocati Tiziana Allievi, Responsabile del Team Esecuzioni Immobiliari, e Luciana Cipolla, Responsabile del Team Concorsuale.

I dati analizzati da Cerved e La Scala relativi alle procedure fallimentari e alle esecuzioni immobiliari confermano un quadro in miglioramento, favorito dalle riforme intraprese dal legislatore a partire dal biennio 2005-2006, in particolare l’introduzione delle aste telematiche. Ora si tratta di applicare correttamente le Linee guida del CSM con le buone prassi in materia di esecuzioni immobiliari e il nuovo Codice della crisi d’impresa, che riformerà la disciplina fallimentare.

I fallimenti chiusi nel 2018 e la durata delle procedure - I dati del 2018 evidenziano un aumento dell’efficienza media dei tribunali italiani: 14.400 procedure fallimentari chiuse, +2,8% rispetto al 2017 e addirittura +30% rispetto alle 11.000 del 2015. Inoltre, a partire dal 2016 il numero di procedure chiuse ha superato quello dei nuovi fallimenti, con saldi positivi di oltre 2.000 unità nel 2017 e 3.000 nel 2018 che si sono tradotti in un abbassamento dei carichi pendenti.

Le analisi condotte da Cerved e La Scala sui dati del Registro delle Imprese indicano che i tempi medi di chiusura si sono abbassati di circa 4 mesi: 7 anni e un mese di media nel 2018 contro 7 anni e 5 mesi nel 2017 (erano 8 anni e 8 mesi nel 2010). Tuttavia, ancora lo scorso anno erano oltre 1.300 i fallimenti con una durata superiore a 18 anni (circa il 9,3% delle procedure chiuse), e oltre 1.500 nel 2017. L’abbassamento della durata media delle procedure chiuse è stato trainato da una migliore gestione degli arretrati, nonostante dei 206mila fallimenti dichiarati dal 2001 al 2018, ne risultino tuttora aperti circa 86mila, pari al 41,7% del totale.

Infine, i fallimenti risultano in media più lunghi per le società di persone (9,6 anni nel 2018) e le ditte individuali (9,4 anni) rispetto alle società di capitale (6,3 anni), anche se la durata media è in calo in tutte le forme giuridiche. Quanto ai settori, si registrano performance migliori nei servizi (6 anni e 5 mesi di durata media e una riduzione di 5 mesi su base annua), seguiti dalle costruzioni (7,5 anni), da energia e utility (7,9) e dall’industria (8). Fanalino di coda il sistema moda (quasi 9 anni), seguito dal largo consumo (8 anni e 7 mesi).

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