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Ultimo aggiornamento: Domenica 20 Settembre - ore 17.38

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La Liguria ora corteggia il Nord per salvare il turismo

Al via una campagna da 800mila euro per convincere piemontesi, lombardi ed emiliani a scegliere il mare sotto casa.

"In liguria puoi"
La Liguria ora corteggia il Nord per salvare il turismo

Liguria - Dimenticate #ciaoMilano e tutta l'ironia sul grigiore invernale della Pianura Padana. La Liguria avvia un'operazione in grande stile per sedurre gli abitanti della grandi regioni del Nord, con la speranza di salvare la stagione turistica più difficile di sempre grazie ai vicini climaticamente meno fortunati. Piemontesi, lombardi, emiliani e veneti sono da sempre di casa sia a Levante che a Ponente. Ma nell'estate post pandemia la loro fiducia diventa fondamentale per evitare il tracollo del turismo, voce fondamentale del pil regionale. “Quest'anno tutte le iniziative di promozione all'estero sarebbero state irrealizzabili e anche sprecate. Dopo la BIT di Milano è saltato il banco. Il programma che avevamo ipotizzato non era più attuabile. Niente Columbus Day, niente Dubai, niente Gedda... è cambiato il mondo”, spiega Pierpaolo Giampellegrini, commissario straordinario dell'agenzia In Liguria a cui la Regione Liguria delega la promozione turistica e il marketing territoriale.

Ne ha parlato ad un forum organizzato da EWMD Italia con esponenti del settore, tecnici e rappresentanti delle istituzioni. In fase di emergenza la rapidità è un fattore cruciale e in Italia la rapidità non esiste”, l'introduzione di Maria Carniglia, moderatrice del dibattito. “Il 2020 sarà l'anno del turismo interno – le parole di Giampellegrini – e noi siamo circondati da regioni molto popolate e molto ricche. Ho deciso quindi con i miei collaboratori di strutturare una campagna di marketing da 800mila euro a tappeto in questi territori. E' una battaglia per la sopravvivenza. Questa stagione non è perduta”. Il claim scelto è “In Liguria puoi”, passerà su 91 testate giornaslitiche con 450 uscite, e altrettanti articoli, a partire da domani e fino al mese di settembre. In più ci sarà uno spot video che passerà sulle reti Mediaset, su La7, televisioni locali, radio e giornali online.
L'invito è anche agli stessi liguri a provare a conoscere meglio la propria regione. Autostrade permettendo. “I nostri mercati di riferimento sono fermi – il quadro di Fabrizio Trivelloni, presidente di Confindustria Turismo La Spezia e direttore dell'NH Hotel cittadino -. Oggi viviamo in una Liguria isolata dal resto del Paese a causa dei cantieri sulle autostrade, qualcosa di cui avremmo fatto volentieri a meno. La rete ferroviaria non ci aiuta, non a caso ci battiamo da anni per il raddoppio della Pontremolese che non è funzionale solo al traffico merci. Il Covid ha messo a nudo vizi storici”. C'è anche qualche sprazzo di ottimismo. “Sono convito che una buona parte delle persone che hanno una prenotazione fatta dall'America potrebbe comunque non voler rinunciare a biglietti che sono costati anche più di mille euro. Ma è necessario che gli ammortizzatori sociali per il settore sino protratti fino a dicembre. E infine bisognerebbe cogliere l'occasione per mettere fine alla piaga dell'abusivismo”.

“Il pacchetto di viaggio è lo strumento principe del turismo – spiega Mireille Duchamp, direttore tecnico Tour operator, settore guida e accompagnatrice -. Una buona guida vale il 60 per cento di un pacchetto turistico, perché la sua professionalità permette di ovviare ad ogni contrattempo. A livello normativo serve un inquadramento diverso, con una retribuzione ad ore perché un accompagnatore può essere chiamato da due o tre realtà diverse in un unico giorno”. Alle Cinque Terre gli stranieri sono l'80% dei visitatori. “Dobbiamo stare vicini a chi ha investito in questi anni sul territorio”, considera Luca Natale, responsabile comunicazione dell'Ente Parco.
Tragica la prospettiva che Angelo Berlangeri, ex assessore regionale e presidente dell'Associazione albergatori di Savona. “Abbiamo perso tutti i ricavi da febbraio in poi, a giugno ci sono pochissime prenotazioni. Anche riprendendo a luglio, agosto e settembre, non basterebbe a salvare la situazione. Il nostro scopo ora è arrivare vivi alla primavera del 2021. Qua si gioca la vita di decine di aziende e centinaia di posti di lavoro”. Una bomba ad orologeria che potrebbe esplodere in autunno. “Il mercato internazionale vale il 40% da noi ed è chiaro che non ci salveranno i turisti interni. Molti italiani vivono difficoltà economiche e molti sono stati messi in ferie durante il lockdown per evitare la cassa integrazione. Le grandi industrie potrebbero tenere aperte anche ad agosto. Dobbiamo convivere con la realtà: l'annata è persa e questa perdita potrebbe vale il 70% dei fatturati rispetto al 2019”. Per una piccola azienda significa in media una mancata entrata de 600mila euro circa.
La critica al governo è netta. “Per sopravvivere abbiamo la necessità che qualcuno compartecipi a questo disastro – continua -, ma fino ad ora le misure messe in campo non hanno prodotto risultato. Se l'Italia ritiene che il turismo sia il motore dell'economia, poi non è serio che il governo metta 4 miliardi di euro di fondi, contro i 18 miliardi della Francia. Alla Regione Liguria stessa chiediamo un impegno finanziario usando la programmazione comunitaria e nazionale, per esempio con Cassa depositi e prestiti. Servono risorse per le vie di comunicazione e la qualità delle strutture ricettive. Abbiamo bisogno di una vera politica di rilancio per il settore”.

“Le risorse europee ci saranno e saranno ingenti, ma inizieranno ad arrivare da settembre – spiega l'onorevole Brando Benifei collegato da Bruxelles -. Però ci sono fondi che possono essere sfruttati già oggi dalle Regioni e i procedimenti per ottenerli sono stati semplificati e resi più flessibili. Possono dare ossigeno per ripartire e arrivare all'autunno con una spinta ad investire, a rischiare. Gli altri Paesi? E' vero che ci sono nostri storici concorrenti ne hanno approfittato per stringere accordi bilaterali e tagliarci fuori, ma oramai si vanno risolvendo”.
“Se il settore riceve in Italia un quarto rispetto ai nostri concorrenti, è perché da noi il settore è frammentato, mentre in Francia ristoratori e albergatori sono rappresentati da una sola grande e potente associazione. Se non abbiamo questo in mente, non si comprende perché il settore è così debole – spiega Alberto Lupini, direttore di Italia a tavola -. Nella ristorazione hanno avuto le maggiori difficoltà i locali piccoli per il discorso distanze. Ma ha avuto difficoltà l'alta ristorazione che si basa su pochi coperti ma parecchio personale. Non possono riaprire in questo contesto. Quelli che funzionano invece hanno spazi grandi, terrazzi e giardini dove ospitare i clienti senza preoccupazioni. Le trattorie con i locali di proprietà se la cavano meglio”.

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