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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Settembre - ore 15.33

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Gli amari conti della Cgil: "Persi in un anno oltre 6000 occupati"

Alla Spezia il calo sfiora il 2%. Vesigna: "Emerge che i nostri giovani o vanno via dalla Liguria per lavorare oppure si rassegnano e il lavoro non lo cercano nemmeno più".

Il report ligure preoccupa
Gli amari conti della Cgil: "Persi in un anno oltre 6000 occupati"

Liguria - "Oggi l'Istat ha licenziato i dati relativi all'andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese riferiti al 2017. Il primo dato che emerge per la nostra regione è la perdita di 6.469 occupati che passano da 609.550 nel 2016 agli attuali 603.081 (- 1.1 per cento rispetto al 2016). E' un dato in controtendenza rispetto a quello positivo del Nord-Ovest e della media nazionale con + 76 mila occupati (+ 1.1 per cento) nel primo caso e + 265 mila (pari al + 1.2 per cento) nel secondo. Analizzando il dato emerge che la diminuzione degli occupati è tutta legata al lavoro indipendente (- 6.8 per cento pari a – 11.611 unità), mentre tiene quello dipendente (+ 1.2 per cento pari a 5.143 unità)»: è Marco De Silva responsabile dell'Ufficio economico Cgil Liguria ad elaborare i dati Istat.

"Il tracollo dell'occupazione indipendente nel suo complesso cioè di imprese, commercianti, artigiani, partite IVA ed occupazioni occasionali fanno presumere che una quota significativa di lavoro nel corso del 2017 si sia trasferito solo in parte nell'occupazione dipendente mentre la restante quota, sia sfuggita alle rilevazioni campionarie. Preoccupa la dinamica congiunta di calo di occupazione e disoccupazione con nuovo aumento di inattivi e NEET che indicano un mercato del lavoro poco attrattivo ed inclusivo, soprattutto per i giovani".

"Tra i settori in positivo solo l'industria, ed in particolare quella manifatturiera che cresce di quasi il 10 per cento sul 2016. In calo continuo l'agricoltura (- 16 per cento) sia per i maschi sia per le femmine. Male il turismo che perde oltre il 4 per cento degli occupati, tutti indipendenti, mentre sono stabili le altre attività dei servizi. Unico ambito di sofferenza tra i lavoratori dipendenti le costruzioni (- 9.5 per cento). Tra le province chi soffre di più è Imperia con un calo di occupati del -2,7 per cento, seguita da Spezia – 1,9 per cento, Savona -0,7 per cento e Genova -0,6 per cento. Il tasso di disoccupazione scende al 9,5 per cento, e non è un buon segnale per il mercato del lavoro ligure, perché è diminuita la platea di chi cerca lavoro che passa dalle 66 mila unità del 2016 alle 63 mila del 2017, ma riprendono a salire gli inattivi in età di lavoro (+1,6 per cento). Si segnala anche un fenomeno (negativo) tutto ligure tra i NEET (coloro che né lavorano né cercano lavoro e che non sono inseriti in percorsi formativi) che aumentano di 7 mila unità (+ 19,3 per cento) passando dai 35 mila del 2016 ai 42 mila del 2017, mentre diminuiscono sia nel nord ovest (- 7 mila) sia nel sistema Italia (- 27 mila)".

Per Federico Vesigna, Segretario Generale Cgil Liguria a fare le spese sono soprattutto i giovani: "Se cala l'occupazione ma cala anche la disoccupazione non è mai un buon segno sopratutto se a diminuire è anche il numero degli abitanti. Se a questo si aggiunge l'aumento del numero dei NEET, si può ipotizzare che i nostri giovani o vanno via dalla Liguria per lavorare oppure si rassegnano e il lavoro non lo cercano nemmeno più – ha concluso – fortunatamente l'industria manifatturiera tiene segno che non si può vivere solo di turismo. La grande sfida è legata agli investimenti sulle aree di crisi industriale complessa di Savona e per le aree di crisi non complessa nelle altre province: bisogna sfruttare questa occasione per rilanciare una industria di qualità che investe in innovazione".

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