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Coldiretti Liguria: "No ad aumento Iva, colpirebbe anche beni prima necessità"

Coldiretti Liguria: "No ad aumento Iva, colpirebbe anche beni prima necessità"

Liguria - Riceviamo da Coldiretti Liguria

E’ importante scongiurare l’aumento dell’Iva per difendere produttori e consumi in un momento di stagnazione dell’Italia dove, nell’ultimo anno, sono positivi solo gli acquisti alimentari, cresciuti dello 0,6% in controtendenza rispetto all’andamento degli altri settori, dove si registra un calo dello 0,3%.

E’ per questo che la presa di posizione del Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha smentito qualsiasi ipotesi di aumento dell’imposta sui consumi, ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai produttori e alle famiglie italiane, per le quali la spesa alimentare rappresenta la principale voce del budget dopo l’abitazione, con un importo complessivo di 244 miliardi.

L’aumento dell’Iva, infatti, colpirebbe anche i beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con le aliquote che salirebbero sia per il pescato, ad oggi al 10%, sia per vino e birra, al 22%, sia per tutti gli altri alimenti, fino ad oggi tassati al 10%.

“Evitare l’aumento dell’IVA – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria, Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa - è la cosa migliore per il Paese dove l’agroalimentare è uno dei pilastri fondamentali dell’economia: sarebbe un durissimo colpo, sia per le famiglie sia per le aziende che valorizzano e tutelano i prodotti del territorio, andare a colpire i beni di prima necessità che compongono le nostre tavole.

In Liguria uno dei settori che ne risentirebbe di più, è quello ittico, che vedrebbe l’IVA del pesce fresco, ad oggi al 10%, aumentare ulteriormente mentre per astici, aragoste e crostacei in generale, considerati un bene di lusso e con Iva già al 22%, si arriverebbe a cifre proibitive. L’aumento rischierebbe di allontanare il consumatore dai prodotti locali della nostra terra e dal nostro pescato a miglio zero, garantito e tracciabile, facendo ripiegare la scelta del consumatore su un prodotto a prezzo più basso ma di diversa qualità e, per quanto riguarda il pesce, di inferiore freschezza provenendo anche da paesi esteri.”

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