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Coldiretti: "Fermare l'entrata di prodotti alimentare potenzialmente pericolosi"

Per difendere la produzione di nicchia di carne suina Made in Liguria serve il via libera all’etichettatura d’origine.

Dopo il sequestro di 9 tonnellate di carne a Padova
Coldiretti: "Fermare l'entrata di prodotti alimentare potenzialmente pericolosi"

Liguria - Serve dare immediatamente il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. Ma per essere sicuri della qualità del prodotto, è bene acquistare carne e derivati dagli allevamenti di suini liguri, dove avviene una produzione di nicchia, tracciabile e garantita, importante, inoltre, per la funzione di recupero e presidio del territorio che questi tipi di allevamenti svolgono.

E’ quanto afferma Coldiretti Liguria nel commentare positivamente il maxi sequestro della guardia di Finanza di Padova con la collaborazione dell’Asl di 10 tonnellate di carni suine provenienti dalla Cina, attraverso il porto di Rotterdam, potenzialmente pericolose per la diffusione di patogeni. Sotto accusa c’è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale pericoloso ai confini olandesi ma anche i ritardi a livello nazionale causati da una burocrazia che non comprende l’urgenza di tracciare gli alimenti che arrivano ai consumatori, in una situazione in cui l’Italia importa ogni anno dall’estero circa 1 miliardo di chili di carni suine fresche e congelate.

“Purtroppo, la pericolosità dell’entrata entro i confini europei e nazionali di certe produzioni – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa - non è un fatto da prendere alla leggera, sia per il danno che possono arrecare alle nostre imprese sia alla salute del consumatore. È soprattutto per questo che bisogna dire basta all’inganno di prosciutti e salami fatti con carne straniera ma spacciati per Made in Italy, con l’entrata in vigore dell’etichettatura obbligatoria, che deve garantire, per ogni ingranaggio della filiera, la massima trasparenza e tracciabilità: solo così si avrà la certezza che il prodotto scelto sia di qualità garantita e non nocivo per la salute. In mancanza di tale obbligo, per i propri acquisti, consigliamo di rivolgersi alle imprese liguri che allevano suini, direttamente in azienda o presso i mercati di Campagna Amica Liguria, per essere sempre sicuri di che cosa arriva nel piatto. Nella nostra regione si trovano principalmente suini di razza Cinta senese, allevati soprattutto allo stato semi brado o totalmente al pascolo, in una moltitudine di piccole aziende che sostengono i migliori standard di benessere degli animali, ottenendo perciò solo prodotti d’eccellenza.”

L’indicazione della provenienza per le carni suine trasformate che deve entrare in vigore prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile solo quando ricorrano le condizioni del presente comma e la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

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