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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Marzo - ore 10.20

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Alberto (Cia Liguria): "Sacrosanta battaglia dei pastori sardi. Aziende agricole liguri potrebbero trovarsi in situazione simile"

dopo i fatti di nuoro
Alberto (Cia Liguria): "Sacrosanta battaglia dei pastori sardi. Aziende agricole liguri potrebbero trovarsi in situazione simile"

Liguria - Le cronache di questi giorni vedono protagonisti la sacrosanta battaglia dei pastori sardi, dei produttori di grano della Sicilia e degli olivicoltori, non solo pugliesi. Proteste che agli occhi dell'opinione pubblica possono sembrare inattese, ma che per chi è del settore, e naturalmente per le associazioni di rappresentanza, inattese non sono: i margini di guadagno, quando ci sono, sono così lievi che basta un periodo di crisi un po' più lungo del solito per mettere in ginocchio un'intera economia. E tuttavia i margini di industria e commercio restano invariati, perché il rischio di impresa viene sempre scaricato sui coltivatori e gli allevatori alla base della filiera. "Proprio per questo, siamo consapevoli del fatto che, molto presto, anche le aziende agricole della Liguria potrebbero trovarsi in una situazione simile a quella dei loro colleghi sardi, siciliani o pugliesi: perché anche se parliamo di dimensioni diverse, il rischio è lo stesso e molto vicino – sottolinea Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria -. Lo abbiamo nel settore delle piante aromatiche, dove le aziende vedono assottigliare sempre di più i loro margini, e questo perché per anni la competizione si è giocata sempre e soltanto sul prezzo, senza un'adeguata campagna di promozione coordinata di quello che è un prodotto di grande qualità, ma che non viene adeguatamente valorizzato come tale".

Continua Alberto: "Lo stesso rischio di crisi pende sul comparto dell'olivicoltura che, perdendo il treno della Dop, rischia di disperdere un valore territoriale enorme come la salvaguardia della “taggiasca”, e tutto questo per l'interesse di corto respiro di chi predica localismo, tipicità e tradizione, salvo poi non disdegnare l'impiego di fornitori da tutto il mondo, concorrendo così a buttare a mare un tesoro che la nostra regione potrebbe invece sfruttare in ben altro modo e a vantaggio di tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione. È quindi evidente che questa politica si sta dimostrando del tutto inadeguata ad esaltare il patrimonio delle nostre eccellenze agroalimentari, e che questo continuo tirare la corda sul prezzo mette i produttori in uno stato di tensione crescente che, prima o poi, è destinata ad esplodere. Serve dunque intervenire prima che sia troppo tardi e che la situazione diventi incontrollabile anche in Liguria. Intervenire nei confronti di una burocrazia sempre più ottusa e costosa; esigere che la politica assolva al proprio ruolo di mediazione e di supporto alla programmazione di un modello di sviluppo degno di questo nome; sensibilizzare quella parte del mondo del commercio e dell'industria che ancora non ha colto l'importanza di lavorare per un sistema che si sostenga reciprocamente e contribuisca alla crescita di tutti, e non di qualcuno a scapito di altri".

Cia Liguria è impegnata con la propria azione a riaffermare il giusto riconoscimento del valore del lavoro agricolo e dei prodotti locali, rivendicando il rispetto che il settore primario merita e operando in tal senso con strumenti concreti. "Lo facciamo ogni giorno, attraverso un serio lavoro di contrattazione con tutte le parti della catena produttiva - conclude Alberto - che condividono con noi lo stesso obiettivo".

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