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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Marzo - ore 20.44

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"Sono tornate le cimici cinesi", l'allarme di Confagricoltura

"Sono tornate le cimici cinesi", l'allarme di Confagricoltura

Liguria - Riceviamo da Confagricoltura

Le cimici asiatiche o cinesi, che dir si voglia, sono tornate.
Confagricoltura Liguria e Agriturist, la più antica organizzazione italiana degli operatori agrituristici, lanciano l’allarme non solo per i danni all’agricoltura ma anche per la non trascurabile problematica che questa invasione crea per chi decide di soggiornare in agriturismo e si ritrova letteralmente sommerso da questi insetti.

“I primi esemplari sono stati osservati in Italia nel settembre del 2012 – precisa il presidente ligure di Confagricoltura, Luca De Michelis - dai ricercatori dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Il nome scientifico di questo insetto poco gradito originario del Giappone, della Cina e di Taiwan è Halyomorpha halys. Si è diffusa negli Stati Uniti negli anni '90, mentre è arrivata in Europa ad inizio del 2000. La tropicalizzazione del clima, a cui si assiste in questi ultimi anni, - prosegue De Michelis - ne ha favorito la diffusione anche alle nostre latitudini”.

I danni all’agricoltura sono già ingenti secondo Confagricoltura Liguria

“La cimice asiatica colpisce tantissimi tipi di colture – precisa De Michelis - , da quelle arboree a quelle erbacee come, ad esempio la soia, ma poi anche gli ortaggi, dai fagiolini ai pomodori, senza dimenticare le piante dove viene colpito il frutto e dove si genera marcescenza dello stelo. Sicuramente è assai colpita la frutta, in quanto sono insetti molto ghiotti”.

L’entità dei danni? Da quelli prettamente estetici, che però concorrono alla svalutazione del prodotto, a quelli più severi, laddove le punture dell’insetto possono determinare la perdita del raccolto.

“A scopo preventivo – precisa De Michelis – si può intervenire con presidi meccanici, quali le reti antigrandine oppure con la lotta integrata”.

Secondo recenti studi, per ciò che attiene alla lotta integrata, qui non si riesce ad ottenere il medesimo positivo risultato che si sta riscontrando in Asia.

Tra gli antagonisti naturali vi sono alcuni imenotteri, insetti simili a piccole vespe, che rilevano le ovature della cimice marmorata e vi inseriscono le proprie larve, che una volta sviluppate le uccidono. In Asia la densità di popolazione di questi insetti viene mantenuta sotto controllo da alcuni antagonisti naturali della specie: altri animali le tengono sotto scacco, insomma, e il problema della sovrappopolazione non ha un’impronta così marcata.

Confagricoltura su questo passaggio lancia un messaggio chiaro. Si deve trovare il modo per attuare in Italia la medesima lotta “strutturata” presente in Asia.

“Da noi in Italia – precisa il presidente ligure di Confagricoltura - questi antagonisti naturali specializzati non sono presenti, né quelli autoctoni sembrano per ora in grado di riconoscere le uova della cimice marmorata, quindi le cimici possono riprodursi in maniera indisturbata”.

Il fatto che la loro presenza sia oggi così massiccia è strettamente legato a questo fenomeno, oltre che alle mutate condizioni climatiche..

“Confagricoltura Liguria – prosegue De Michelis – reputa che sia necessario, con le dovute attenzioni sanitarie e una puntuale tracciabilità, valutare in maniera attenta se possa divenire possibile importare insetti antagonisti dalla Cina, ad oggi non fattibile appunto per motivi sanitari”.

Il problema è ormai anche di natura “turistica”.

“La presenza della cimice – puntualizza Cosimo Melacca, presidente nazionale di Agriturist – sta cominciando a creare un forte danno anche a chi fa della ricettività in campagna la propria attività”.

La “cimice marmorata asiatica” prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all'anno con 300-400 esemplari alla volta.

“Non siamo di fronte – continua Melacca – ad insetti pericolosi per l'uomo in quanto non trasmettono alcuna malattia infettiva, tuttavia se schiacciate, anche accidentalmente, emanano un odore sgradevole a causa di alcune ghiandole odorifere che si attivano quando l'animale si sente in pericolo”.

“Le conseguenze – sottolinea il presidente ligure di Agriturist, Alessandra Cambiaso - sono molteplici e vanno dal fastidio di ritrovarsele nel bucato appena raccolto fino a situazioni di vera esasperazione, con pareti, verande e infissi degli agriturismo tappezzati, sale per la ristorazione infestate, stanze presidiate da esseri svolazzanti”.

Insomma un problema per l’agricoltura e per chi “in agricoltura” fa ricettività grazie all’agriturismo.
Difficile trovare ad oggi una soluzione.
Certamente l’introduzione degli antagonisti asiatici, pur nell’attenzione sanitaria massima, può essere una via da esplorare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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