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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Ottobre - ore 21.23

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Ponte Morandi, un anno fa i primi allarmi dal Politecnico di Milano, ma nulla di fatto

Ieri sono stati riaperti alcuni dei palazzi sfollati: la distanza di sicurezza stimata sarà 150 metri.

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Ponte Morandi, un anno fa i primi allarmi dal Politecnico di Milano, ma nulla di fatto

Liguria - L’inchiesta della Procura di Genova sulla strage del viadotto tragicamente crollato lo scorso 14 agosto sta puntando il dito principalmente contro gli stralli, la grande innovazione introdotta a suo tempo dall'ingegner Morandi. In questo frangente, negli ultimi giorni alcuni giornali - tra cui La Repubblica e Il Corriere - hanno riportato la presenza di alcuni studi in cui il Politecnico di Milano a novembre 2017 avevano riscontrato che i tiranti presenti sulla porzione crollata del ponte Morandi avrebbero dovuto essere rinforzati. «Per gli stralli del sistema bilanciato numero 9 è stato possibile identificare con confidenza solo 4 modi globali e 2 di essi si presentano con deformata modale non del tutto conforme alle attese e certamente meritevole di approfondimenti teorico-sperimentali». Lo studio in questione era stato richiesto dalla concessionaria agli ingegneri del Politecnico di Milano per conoscere le condizioni del ponte: in questo frangente, il pilone 9 a cui si fa riferimento è quello crollato il 14 agosto. A quanto pare, le analisi dinamiche sui piloni 9 e 10 sarebbero state effettuate nelle notti dei giorni 9-11 e 11-13 ottobre, mentre il pilone 11 era già stato ristrutturato nel 1993. In quell’occasione, il pilone 11 fu sottoposto a un intervento di parziale integrazione e di protezione del calcestruzzo (sostanzialmente analogo a quelli già realizzati in precedenza sul resto della struttura): già in questa occasione, però, la situazione che era emersa non aveva portato nulla di nuovo, dal momento che «sull’ultima porzione di uno strallo, in cima alla struttura del numero 11, il cemento aveva lasciato scoperta una porzione d’acciaio». Al tempo, invece, gli altri piloni erano risultati perfettamente integri. Neppure l’esito delle indagini svolte a ottobre 2017 dagli operatori del Politecnico di Milano è stato dei migliori: «Appare probabile a chi scrive che le differenze osservate siano riconducibili a una differente pre-sollecitazione residua dei tiranti, generata ad esempio da possibili fenomeni di corrosione dei cavi secondari, da difetti di iniezione» e simili. Nello studio si parla soprattutto del pilone 9, quello effettivamente crollato, mentre per il pilone 10 non in quel caso non sono stati riscontrati particolari problemi.

A questo punto, il suddetto studio del Politecnico sarà adesso parte della documentazione acquisita dalla Procura. Il Ministero delle Infrastrutture intanto ha inviato una comunicazione formale ad Autostrade per l'Italia chiedendo di «far pervenire entro 15 giorni una dettagliata Relazione nella quale sia fornita chiara evidenza di tutti gli adempimenti posti in essere per assicurare la funzionalità dell'infrastruttura in questione, ovvero del ponte Morandi, e prevenire ogni evento accidentale». Nel frattempo la Procura di Genova ha sequestrato i due monconi del ponte Morandi rimasti in piedi dopo il crollo della campata centrale del viadotto, mentre le macerie del ponte verranno trasferite nel deposito Amiu di Campi, dove verranno sequestrate e analizzate dai periti nominati dalla Procura.

Come precisato nel nostro articolo precedente, però, «nessuno specifico allarme circa la sicurezza statica del ponte Morandi è mai arrivato agli uffici di Regione o Comune di Genova dal Ministero delle Infrastrutture (competente per i controlli sulle concessioni governative) o da Società Autostrade che è concessionaria e responsabile. Inoltre si rimarca che le notizie apparse su alcuni siti riportano date completamente erronee e si precisa che in data 13 marzo 2017 arrivava alla Giunta un’interrogazione a risposta scritta, mentre in data 17 marzo 2017 il settore Infrastrutture scriveva a Società Autostrade, in quanto Ente gestore e competente per la manutenzione dei tratti oggetto della concessione, per avere elementi su cui fondare la risposta. Successivamente, già in data 21 marzo 2017 la Giunta dava risposta in Aula riferendo le parole del direttore del tratto, contattato, circa i lavori in quel momento in esecuzione sul ponte Morandi. Si rimarca che Società Autostrade non ha mai fatto pervenire risposta scritta all’interrogazione, proprio a dimostrazione del fatto che riteneva l’interlocutore unico di Autostrade, il Ministero delle Infrastrutture e non Regione Liguria».

Intanto ieri mattina le forze di sicurezza hanno permesso la riapertura dei civici 1, 2, 3 e 4 di via Porro (tre palazzi e un garage), in quanto distanti almeno 150 metri - distanza di sicurezza stimata - dal ponte pericolante. Se gli abitanti dei suddetti edifici sono dunque da poco rientrati nelle proprie abitazioni, diversa sorte è toccata agli altri sfollati: circa 400 persone, infatti, risultano ancora iscritte alla lista per rientrare nelle proprie case, anche se comunque tutti per il momento hanno trovato una sistemazione temporanea, alcuni in albego a spese del Comune e altri a casa di amici e parenti. In questo frangente, ricordiamo che il Centro Civico Buranello - inizialmente attrezzato per possibili pernottamenti - in realtà non si è reso necessario, tanto che al momento funge semplicemente da punto informativo per l'emergenza.

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