Panigaglia, il documento di Italia Nostra alla Conferenza dei Servizi di Roma
Liguria. Il Presidente Regionale di Italia Nostra ott. Geol. Giovanni Gabriele alla Conferenza dei Servizi indetta a Roma il 27 gennaio ha presentato un documento in cui si afferma la completa e più decisa contrarietà all’ampliamento dell’impianto del rigassificatore di Panigaglia.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, ritenendo di autorizzare alla partecipazione alla Conferenza solo le Amministrazioni Pubbliche titolari di dirette competenze, aveva invitato la nostra Associazione a presentare memoria scritta con l’impegno della sua valutazione.
Di seguito si riporta il contenuto del documento presentato.
OSSERVAZIONI RELATIVE AL PROGETTO DI “Ammodernamento e adeguamento impianto gnl di panigaglia” NEL COMUNE DI PORTOVENERE LA SPEZIA
Il territorio interessato al progetto, prevalentemente collinoso, è destinato quasi interamente a boschi e oliveti. L’area presenta caratteri di eccezionale bellezza, come evidenziato dalla presenza di numerose aree protette istituite (Parco Naturale Regionale di Portovenere, SIC “Portovenere, Riomaggiore e San Benedetto”, “Isola di Palmaria”, “Isole Tino e Tinetto”).
L’impianto di GNL già inserito, unico rigassificatore in Italia, costituiva un elemento di intrusione al paesaggio e all’ambiente e da quando è stato installato ha costituito un ecomostro e un pericolo per l’ambiente e per la sicurezza della gente.
Dall’esame del progetto di ampliamento risulta più che evidente che l’impatto dei lavori in fase di costruzione e di successiva gestione sono tali da non poter essere adeguatamente compensati.
Tra gli interventi, è in particolare previsto il dragaggio di un volume complessivo di sedimenti pari a circa 2,000,000 m3 dei quali circa 500,000 m3 sono sedimenti contaminati, come è stato verificato dagli studi eseguiti dall’ICRAM.
Si afferma che “le modalità di trattamento/smaltimento del materiale dragato saranno coerenti con quanto indicato dalle autorità competenti e saranno in accordo a quanto previsto dalla normativa vigente”.
Mancano tuttavia esplicite garanzie.
Crediamo che i danni, soprattutto per gli scavi di dragaggio e di immissione di palificazione, saranno irreversibili e si andranno a sommare con quelli già previsti per il dragaggio del golfo.
Per smaltire il materiale di risulta dello scavo e della demolizione dei serbatoi si prevede l’impiego di tramoggia (risalita dallo scavo) e nastro trasportatore fino al pontile dell’impianto, dove il materiale verrà scaricato su bettolina adibita al trasporto fino al deposito autorizzato. Tutto il materiale sarà smaltito tramite trasporto in depositi autorizzati. In base al tipo di materiale, il deposito potrà essere una cava (es. terriccio di scavo, calcestruzzo) o un’officina per il riciclo (es. acciai).
Nel punto 8.3.3 del documento VIA si afferma che si avrà un “Impatto per Risospensione di Sedimenti e Aumento di Torbidità delle Acque”
“Durante le operazioni di dragaggio e le attività necessarie all’adeguamento del pontile, si potrebbe generare una torbidità dell’acqua nell’area circostante la zona di battitura dei pali dovuta ai materiali fini messi in sospensione e dispersi dalle correnti.
I fenomeni connessi a tale variazione delle condizioni naturali sono specificati nel seguito:
aumento della torbidità: i sedimenti in sospensione determinano una attenuazione della luce che riesce a raggiungere il fondo marino;
danneggiamento delle biocenosi bentoniche in seguito al deposito sul fondo dei sedimenti messi in sospensione;
rilascio di sostanze inquinanti e biostimolanti la crescita algale e riduzione della concentrazione di ossigeno: il sollevamento e la sospensione di sedimento possono provocare il rilascio di tali sostanze e determinare una riduzione della concentrazione di ossigeno nella colonna d’acqua;
disturbo alle comunità fitoplanctoniche, base della catena trofica, e di conseguenza allo zooplancton, che possono risentire negativamente della variazione dell’intensità luminosa e del rilascio di nutrienti dovuto alla sospensione di sedimenti.
Tenuto conto che:
- la vita marina è scarsa: a tale proposito si segnala in ambito portuale l’assenza di specie marine di pregio che possano subire danno da eventuale intorbidamento delle acque;
- le correnti sono mediamente deboli, non sono quindi prevedibili danneggiamenti significativi all’ecosistema in seguito al deposito sul fondo dei sedimenti messi in sospensione.
In ogni caso saranno previste in sede di monitoraggio misure e analisi chimiche da realizzare prima e dopo le operazioni”.
Come si può affermare che la vita marina è scarsa, quando a tutti è noto che nelle vicinanze sono presenti impianti di itticoltura e di allevamento di mitili, oltre che sul fondale ci sono estese praterie di Posidonia?
E nel punto 8.3.5 sempre del documento VIA si afferma che si potrà avere “Distruzione delle Comunità Bentoniche e della Copertura Vegetativa nelle Aree Interessate dai Dragaggi”.
“Le operazioni di dragaggio comportano la rimozione di uno strato di sedimenti marini che varia da alcune decine di centimetri ad alcuni metri. Tale asportazione determina la completa rimozione della copertura vegetativa e la distruzione della maggior parte delle comunità bentoniche presenti nelle aree interessate direttamente dall’esecuzione dei dragaggi”.
Per quanto risulta nella documentazione allegata al progetto e per la mancanza di serie motivazioni che giustifichino la scelta avanzata, riteniamo che il il progetto di “Ammodernamento e adeguamento dell’impianto GNL di Panigaglia” così come formulato, vada interamente respinto, in quanto i lavori previsti per realizzarlo andranno a modificare il paesaggio, a danneggiare l’ambiente biotico e la sua gestione andrà a costituire un più grave pericolo per la sicurezza della gente.