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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17 Gennaio - ore 14.00

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On-line il pericolo è dietro l'angolo ma i genitori sottovalutano

Il CoReCom ha presentato questa mattina i risultati di una ricerca condotta dall’UniGe su mille studenti liguri di terza media. Le madri sanno poco dei rischi e solo una su tre ha ottenuto l'amicizia su Facebook da proprio figlio.

On-line il pericolo è dietro l´angolo ma i genitori sottovalutano

Liguria - L'indagine su adolescenti e internet condotta dal Corecom prospetta scenari piuttosto inquietanti sull'uso del web da parte dei giovani di questi anni '10. L’analisi, la cui sintesi che vi proponiamo merita una lettura approfondita da chi oggi fa il difficilissimo mestiere del genitori, riguarda l'associazione delle variabili legate ai rischi online con le caratteristiche socio-demografiche e psicologiche degli adolescenti e delle loro madri ha mostrato che, oltre al tempo trascorso online e alla quantità di profili sui social network, alcune caratteristiche di personalità degli adolescenti, in particolare la ricerca di sensazioni e i tratti narcisistici, gli stili parentali, l'essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo, e le difficoltà emotive e comportamentali sono caratteristiche legate all'aver vissuto una
situazione di rischio online. Nello studio, condotto sulla base di due diversi questionari, quasi uno studente su dieci ha riferito di essere stato infastidito da adulti online, oltre il 40% ha ammesso di essersi trovato su un sito pornografico, involontariamente durante la navigazione in internet. Il 18% del campione preso in esame ha ricevuto messaggi con riferimenti sessuali, il 9% ha ricevuto foto intime, il 9,5% dichiara di essere stato contattato da persone sconosciute, che
avrebbero potuto essere adulti. I principali eventi a rischio online sono risultati l'accesso a siti pornografici (20.7%) mentre solo il 7,9% delle madri dichiara di esserne al corrente; l’8,9 ha avuto accesso a siti dove interagivano con adulti.

Il primo smartphone? Due ragazzi su tre lo hanno a 10 anni.. Dall’indagine emerge che le madri sottostimano la quantità di comportamenti rischiosi dei propri figli, i quali inseriscono i propri dati (56%), foto personali (20%) e fanno nuove conoscenze, (29%). Il 98,2% degli studenti ha riferito di avere usato Internet almeno una volta al mese negli ultimi sei mesi. Una percentuale simile è stata riferita dalle madri. La maggior parte ha ricevuto il primo pc (37%) o il primo smartphone (62,6%) fra i 10 e 12 anni. Oltre il 90% degli studenti ha riferito di utilizzare lo smartphone più volte al giorno. La maggior parte degli accessi (97%) avviene da casa, l’80% degli studenti dichiara di collegarsi a internet più volte al giorno (79,8%) e le madri ne sono sostanzialmente a conoscenza (68,3%). La maggior parte dei ragazzi (37,2%) dichiara di restare online fino a tre ore al giorno, il 20% da 3 a 5 ore. I motivi di accesso sono guardare video, ascoltare musica o ricercare informazioni; i dati riferiti dalle madri sono coerenti con quanto riferito dai figli. Il 40% dei ragazzi dichiara di spegnere il telefono durante la notte mentre ne è convinto addirittura il 53% delle madri. Sia la maggior parte dei figli che delle madri ritiene utile internet, ma solo il 28% dei figli lo ritiene pericoloso, contro oltre il 50% delle madri. Il 40,5% degli studenti ha riferito che Internet è “abbastanza importante” nella loro vita, secondo il 30,5% è “molto importante” e solo il 3,6% ha detto che non è “per niente importante”. Solo il 63% del campione ha i genitori fra i contatti del proprio profilo social.

I criteri e i rimedi. Il questionario, elaborato dagli esperti del Dipartimento di Scienze della Formazione, è stato compilato da 1072 studenti, iscritti alla classe terza di 20 scuole secondarie di primo grado della Liguria, di cui il 52,4% sono femmine. Un altro questionario è stato compilato da 921 fra le madri degli alunni che hanno partecipato all’indagine. Finalità. E’ stata analizzata la frequenza di comportamenti e situazioni a rischio durante l’attività online dei minori per comprendere anche la consapevolezza dei genitori rispetto a questi rischi. Dalle caratteristiche digitali ai fattori socio-ambientali, fino alle condizioni psicologiche personali, anche questi aspetti sono stati approfonditi. Alla Spezia le scuole coinvolte sono tre, "A.Schiaffini" di Santo Stefano Di Magra, S.M. Arcola/Romito, Sms "A.Frank", per un complessivo di nove classi. Agli studenti veniva chiesto di compilare il questionario in classe (durata media della compilazione circa 90 minuti) e di consegnare alla propria madre (o tutore legale) il questionario a lei dedicato una volta tornati a casa, con l'invito di compilarlo e di restituirlo alla scuola una volta chiuso nella busta allegata entro una settimana. Indicatori di protezione sono invece risultati il reddito materno, una maggiore coscienziosità dell'adolescente, gli avvertimenti e le regole imposte dai genitori e uno stile parentale paterno orientato all'apertura. La rilevanza delle caratteristiche psicologiche di adolescenti e madri suggerisce che potrebbe essere utile una formazione dei genitori nel gestire gli aspetti emotivi e comportamentali che riguardano i propri figli e loro stessi in relazione all'uso di Internet e agli eventi a rischio che possono verificarsi durante la navigazione.

Commenti. Il vicepresidente del Consiglio regionale Sergio Rossetti, rilevando che alcuni istituti non hanno voluto partecipare all’indagine, ha ammonito: «Il mondo della scuola non deve avere paura del digitale perché quanto più aumentano le competenze tanto più aumentano le capacità di difendersi dai pericoli collegati. Il vero obbiettivo è dare strumenti ai ragazzi in questo senso». Riferendosi ai meccanismi che possono indurre gli adolescenti a assumere comportamenti pericolosi durante la navigazione in internet ha aggiunto: «La trasgressione è di per sé un fatto naturale, attraverso cui passa la nostra crescita, ma è importante che la trasgressione avvenga in una situazione educativa in cui viene elaborata». «I dati della ricerca – ha spiegato l’assessore regionale alle politiche giovanili Ilaria Cavo – confermano la necessità di portare il tema del digitale nelle scuole, cosa che la Regione ha fatto con il progetto “Sun”, ma evidenziano che, per combattere il rischio, sono importanti i rapporti fra la famiglia e i ragazzi». Secondo l’assessore l’indagine «è un punto di partenza per un futuro progetto comune. L’esperienza che abbiamo maturato in classe con il progetto Sun conferma un dato di questa ricerca: ai ragazzi occorre dare delle regole perché sono in grado di riceverle. Abbiamo investito molto come Regione – ha aggiunto - per una scuola digitale perché, se i giovani devono essere avvertiti dei rischi, non devono comunque demonizzare la tecnologia digitale». Cavo ha concluso: «La comunity creata nella scuola è a disposizione del CoReCom per diventare uno strumento per veicolare progetti e messaggi sul digitale».

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