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Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Aprile - ore 10.00

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"Cittadini pensano che migranti siano cento volte di più"

Uno dei dati che emergono dal 'Rapporto rulla sicurezza urbana in Liguria'. Mezzo migliaio di arrivi alla Spezia nella prima metà del 2017.

"Cittadini pensano che migranti siano cento volte di più"

Liguria - La Liguria accoglie oggi, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, circa 4.400 migranti, divisi in diverse strutture di accoglienza. Si tratta di un trend pressoché costante dal 2014 al 2017. Il punto della situazione è stato fatto stamani in Regione, in occasione della presentazione del decimo Rapporto sulla sicurezza urbana in Liguria, curato da Vincenzo Mannella e Stefano Padovano. La nostra regione accoglie, si spiega nel rapporto, circa il 3 per cento della popolazione migrante presente a livello nazionale. Il dato è di poco inferiore alle 4500 unità richieste dalla suddivisione del piano nazionale di distribuzione fra regioni italiane. La metà delle presenze di queste unità si trova a Genova. Parlando di proporzioni, il totale delle persone accolte in Liguria costituisce, a fronte di circa un milione e mezzo di abitanti sull’intero territorio regionale, circa lo 0.23 per cento degli abitanti. Un dato in media quasi perfetta rispetto a quello nazionale, ove su 60 milioni di abitanti, le persone migranti presenti in Italia costituiscono circa lo 0,24% della popolazione totale.
Sul sito del Ministero dell’Interno, inoltre, è possibile apprendere come da luglio a dicembre 2016 siano giunti in Liguria 2004 migranti, provenienti da diverse città del Sud Italia, anche se talvolta il registro degli arrivi non contiene le indicazioni di provenienza, ma soltanto le quote degli arrivi. Di norma, ma solo a partire dal 7 settembre 2016, i dati mostrano come gli arrivi si suddividano fra i comuni di Genova, Imperia, La Spezia, Savona, con un primato assoluto di distribuzione per Genova e provincia (652) cui seguono Savona (136) La Spezia (126) e Imperia (106). Solo i dati relativi al 7 luglio 2016 - si legge nel rapporto - indicano che si è provveduto al fotosegnalamento in loco dei migranti e, in data 2, 4, 6, 7 novembre e 7 luglio ad uno screening sanitario presso la struttura ubicata in Genova-Campi.

"Tale ordine di dati - scrivono Mannella e Padovano - non sarà poi più oggetto di comunicazione. Per quanto riguarda, invece, i dati indicati dal Ministero per il periodo gennaio-luglio 2017, sarebbero giunti nella nostra Regione 2.205 migranti provenienti dai Comuni del Sud Italia maggiormente interessati dagli sbarchi. I 2.205 sarebbero stati poi suddivisi in 747 a Genova, 587 a Savona, 492 a La Spezia, 439 a Imperia. Il registro, questa volta, riporta le indicazioni di provenienza in modo pressoché costante, omettendo, però, e del tutto, indicazioni relative al foto-segnalamento in loco. La comunicazione dell’avvenuto screening sani tario presso la struttura sita in Genova Campi non sarà poi più oggetto di comunicazione a partire dal 28 giugno 2017".

Identificazione dei migranti

Dalle ricerche condotte per la redazione del rapporto, gli autori hanno appreso inoltre che, a proposito di identificazione, in Italia, oltre all’inserimento delle impronte nel sistema Eurodac, la polizia giudiziaria, anche nella nostra Regione, dispone del cd sistema A.F.I.S. (Automatic Fingerprint Identification System), un database gestito alla polizia scientifica che rende più snella e agevole l’automatizzazione del foto-segnalamento e la memorizzazione dei precedenti. Questo sistema di registrazione dei dati, per altro, viene normalmente utilizzato anche nella gestione degli hotspot nell’Italia meridionale, oltre all’inserimento in Eurodac. Per quanto attiene la Liguria, secondo quanto è stato possibile reperire dalle associazioni e dalle istituzioni locali formalmente coinvolte nell’accoglienza dei migranti, il numero dei migranti sottoposti a foto-segnalamento a livello locale ed inseriti in A.F.I.S. equivale a circa 600 persone per l’anno 2016 e così anche per l’anno 2017. Questo dato, per altro riportato come in assoluta recessione rispetto al biennio precedente, sottintende alcune considerazioni. "In primo luogo - affermano nel report gli autori -, in relazione ai dati disponibili per la forbice 2014-2015, una migliore efficienza delle avvenute identificazioni riferibile all’implementazione del sistema hotspot. In secondo luogo, però, la conferma che almeno per queste 1200 persone il sistema non è stato in grado di provvedere all’identificazione all’atto dell’ingresso nel nostro Paese. Certo, se riportassimo questo dato, seppure indicativo, al totale dei migranti trasferiti nella nostra Regione nell’ultimo biennio, l’analisi dei dati, reperibili grazie alla Prefettura e al Ministero dell’Interno, suggerirebbe forse la necessità di qualche riflessione più attenta rispetto all’affermazione di una maggiore capacità effettiva del sistema di identificazione della popolazione migrante insistente sul nostro territorio nazionale. È vero: i dati dei soggetti non-identificati sono, evidentemente, non disponibili e spesso legati a proiezioni statistiche che possono ricavarsi mediante la sottrazione dal totale degli arrivi sul territorio nazionale. Ipotizzando una pari cifra media per ogni regione italiana il dato assumerebbe una dimensione piuttosto importante a livello nazionale, ma si tratta, appunto, soltanto di una proiezione".

"Atteggiamento ambivalente"

La cronaca locale e nazionale già riportava, nell’anno 2014, casi di migranti non identificati che venivano collocati in strutture prima adibite alla gestione della cosiddetta emergenza freddo - però in estate - a Genova e provincia, nella speranza che esse continuassero il loro viaggio. "Anche il nostro territorio, insomma, appare più che coinvolto in un atteggiamento ambivalente nei confronti dei migranti in transito nel nostro Paese - scrivono Mannella e Padovano -. Alcune fonti confermano ancora, in ogni caso, la prassi della non-identificazione come più che diffusa a livello nazionale. Circa 50mila migranti all’anno (per quanto attiene il 2014 e il 2015) avrebbero lasciato i centri di 'accoglienza' governativi e si sarebbero mossi verso altri Stati membri dell’Unione Europea45. Se tale prassi, come già si è avuto modo di sottolineare in precedenza, ha dato luogo alla necessità di una rivisitazione delle politiche di primissima accoglienza con la riqualificazione dei CPSA in termini di Hotspot, i dati disponibili non mostrano una riduzione sensibile della quota dei migranti non sottoposti a rilievi foto-dattiloscopici. Come già si anticipava, la dispersione dei migranti sul territorio che ne consegue (che esso sia locale, nazionale ovvero internazionale, ma comunque europeo) comporta certamente un passaggio di queste esistenze in transito ad una condizione di clandestinità. Quest’ultima rende maggiormente possibile il rischio di un coinvolgimento nei circuiti delinquenziali a livello attivo e passivo, visti i numerosi e strutturati canali di sfruttamento che si sono creati nel nostro Paese, in particolare ai danni dei minori".

Un discorso di percezione

Nel rapporto si legge che "la mancata identificazione dei migranti sembra creare nel sistema di sicurezza più falle di quelle che potrebbe riempire, dal punto di vista dell’ordine pubblico, della tutela del diritto alla salute (e ciò sia per la comunità ricevente che per i soggetti accolti) dei diritti fondamentali dei migranti, nonché della percezione sociale. Sì, perché cresce la sicurezza della Liguria, di Genova, ma inspiegabilmente cresce in modo direttamente proporzionale il sentimento di insicurezza dei cittadini italiani locali, nel timore di diventare vittime di deprivazioni e di invasioni incontrollate". Tant'è che "i cittadini sovradimensionano il dato relativo alla popolazione migrante presente nella regione, ritenendola di più di 100 volte superiore al suo volume effettivo, collegando spesso alla crescente presenza dei migranti un aumento dell’insicurezza e del tasso di criminalità".

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