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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Novembre - ore 12.00

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Una burrasca "storica", a cui dovremo abituarci

Secondo AmbienteInforma, notiziario del Sistema di protezione dell'ambiente, una sciroccata come quella di fine ottobre ritorna ciclicamente. Ma l'intensità è stata davvero da record.

VENTI A 170 km/h
Una burrasca "storica", a cui dovremo abituarci

Liguria - La mareggiata che ha investito la costa ligure il 29 ottobre 2018 è stata, come annunciato già in fase previsionale, una di quelle “storiche”, che a intervalli più o meno regolari si formano nel Mediterrano nord occidentale. La componente principale, in questa occasione, è stata il forte vento di scirocco, che fin dal primo pomeriggio si è incanalato nel corridoio naturale formato da Sardegna e Corsica a sinistra, e dalla penisola italiana a destra.
L’arco ligure è situato al posto della proverbiale finestra che – lasciata aperta – “fa corrente”: lo scirocco è arrivato in costa con un’intensità mai registrata prima. Dopo pranzo in città alla Spezia il vento ha toccato i 171 km/h, mentre in serata nell’altra riviera, a Marina di Loano, l’anemometro è arrivato addirittura a fondo scala: 180 km/h. In quindici anni di Osservatorio meteo idrologico della Regione Liguria non era mai successo per vento da sud.

Il risultato è stato l’aumento del moto ondoso, che ha flagellato tutta la costa con onde di tipo oceanico. La boa di capo Mele, situata due miglia al largo nella riviera di ponente, ha misurato un’onda massima di 10.31 metri – un edificio di tre piani! – e un periodo di picco di addirittura 12 secondi. Fra un’onda è quella successiva, cioè, il mare ha avuto a disposizione ben dodici secondi per accumulare energia e scaricarla sul litorale. Alla mattina dopo gli effetti sono risultati evidenti agli occhi di tutti: pur trattandosi di un fenomeno meteo completamente diverso, la devastazione nei primi cento metri di costa è stata simile a quella prodotta da uno tsunami.

Centinaia di imbarcazioni parcheggiate sulla terraferma, strade e locali spazzati via, tratti di dighe lesionati, impianti di piscicoltura e molluschicoltura compromessi, un intero settore turistico balneare da riequilibrare. Per non parlare degli inquinamenti puntuali causati dalle rotture di tubazioni, motori, serbatoi, etc, e del possibile danno agli ambienti di pregio a ridosso del bagnasciuga, sopra e sotto la superficie dell’acqua; persino un delfino non ha retto alla furia di Poseidone, ed è stato trovato spiaggiato.
Un brusco segnale per il grande pubblico, tardivamente assalito dal dubbio su quali conseguenze avranno nel giro di pochi anni i cambiamenti climatici: il continuo aumento del livello del mare è uno dei fatti ineluttabili con cui dovremo imparare a convivere.

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