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Oltre 5mila campioni marini nel 2020 di Arpal

Grande attenzione riservata alle praterie di posidonia tra Framura e Levanto.

Monitoraggio e analisi
Prateria di Posidonia

Liguria - Nel 2020 Arpal ha prelevato quasi 5mila campioni marini tra acqua, sedimenti e micro-organismi. Un’intensa attività a tutto tondo, ulteriormente arricchita per via del blocco della scorsa primavera, i cui effetti in acqua sono stati indagati su specifica richiesta del Ministero dell’Ambiente. Arpal infatti non si occupa di mare soltanto durante l’estate: dalla balneazione alle micro-alghe potenzialmente tossiche, dai rifiuti spiaggiati all’impatto dei sedimenti dragati, dalla ricerca di specie aliene alle microplastiche, i tecnici Arpal escono fino alle dodici miglia ogni mese dell’anno. La nostra Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente è la capofila per il Mediterraneo occidentale di tutte le attività della Strategia Marina: coordina i lavori di Toscana, Lazio, Campania e Sardegna, facendo da collettore dei dati da inviare al Ministero e all’Europa.

Il 2020 ha avuto la sgradita affermazione della pandemia, che a primavera ha visto la drastica riduzione delle attività umane sul mare. Per capirne gli effetti anche sul Mar Ligure, in stretta collaborazione con le Capitanerie di Porto, nel mese di maggio, Arpal si è concentrata su 24 transetti e 71 punti di campionamento: temperatura, salinità, pH, clorofilla “a”, torbidità, ossigeno disciolto e trasparenza i parametri rilevati. Protagonista in questo monitoraggio anche il Laboratorio regionale Arpal, che ha analizzato più di 1900 parametri tra nutrienti e inquinanti (metalli e composti organici quali pesticidi, Idrocarburi Policiclici Aromatici, solventi, ecc), e ha provveduto, grazie alla estrema specializzazione di alcuni suoi tecnici biologi, ad effettuare “l’identificazione tassonomica fino al livello di specie” del fitoplancton: si tratta di un particolare riconoscimento di ogni micro-organismo alla base della catena alimentare, che da solo produce metà dell’ossigeno prodotto dai vegetali sul pianeta terra.

Il periodo di chiusura ha avuto impatti sul monitoraggio delle acque di balneazione, che solitamente inizia il 1 aprile in previsione della stagione balneare al via il 1 maggio. Nel 2020, invece, è scattato intorno alla metà di maggio, nei tempi opportuni per l’avvio ufficiale della stagione, stabilito il 3 giugno da Regione Liguria. I tratti in cui è stata suddivisa la costa ligure sono stati 380, con controlli mensili per ogni punto e 12 a frequenza doppia (per situazioni di criticità o perché di recente introduzione): 1.948 campioni routinari + 81 campioni suppletivi (cioè di verifica a seguito di routinari non conformi) e 17 campioni extra (cioè per segnalazioni di inquinamenti o indagini aggiuntive) per un totale di 2.046 campioni(corrispondenti a 4092 analisi microbiologiche).
Per ogni campione di acqua prelevato si esegue l’analisi dei parametri Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, indicatori di contaminazione fognaria, che determinano la conformità dell’acqua alla balneazione, oltre alla determinazione dei parametri “di campo” che definiscono le condizioni meteo-idrologiche in fase di campionamento.

Contemporaneamente, si sono svolti i consueti campionamenti relativi alle alghe potenzialmente tossiche (la più nota è l’alga unicellulare Ostreopsis ovata): 16 le aree di indagine lungo tutta la costa ligure con 16 punti di prelievo, 2 le campagne mensili da giugno a settembre, 250 i campioni analizzati (130 di acqua di mare e 120 di macroalghe). Sempre su questo tema, l’Agenzia ha garantito supporto tecnico-scientifico al progetto @lgawarning, svolto in collaborazione con ETT S.p.a. e Unige.

E' stato inoltre volto un monitoraggio articolato in 26 corpi idrici marini costieri che ha visto Arpal impegnata, insieme a Olpa e Distav-Unige, in 5 campagne di monitoraggio acque e 1 campagna sedimenti. Monitorati, inoltre, due indicatori biologici: le comunità macroalgali di scogliera (al fine dell’elaborazione dell’indice Carlit) e le praterie di Posidonia oceanica (per ottenere l’indice Prei).

In totale sono stati effettuati 404 sopralluoghi in 90 stazioni mentre, per quanto concerne il monitoraggio dell’indice Carlit, sono stati osservati 465 tratti di scogliera naturale (50 metri di lunghezza ciascuno): in tutto, 23 km di costa ispezionati palmo a palmo alla ricerca delle tipologie e della qualità di alghe presenti.

Particolare attenzione è stata dedicata alle piante del mare, le praterie di Posidonia di Riva Trigoso e Framura-Levanto; inoltre Arpal ha avviato, in collaborazione con Distav-Unige, uno studio sperimentale su pesci e crostacei al fine di valutare il bioaccumulo di diversi inquinanti e definire una metodologia affidabile e replicabile.
Sempre in collaborazione con l’Università di Genova, su input di Regione Liguria, è stato effettuato anche uno studio teso a definire i criteri per la gestione dell’eventuale refluimento in mare di sedimenti dragati.

Ultime, non certo per importanza, le attività legate alla Direttiva Europea “Strategia Marina” che, nonostante gli stop imposti dalla pandemia, sono state portate a termine al 90%. Sempre con la collaborazione di Olpa e Distav-Unige sono stati prelevati più di 400 campioni di acque e sedimenti, per la determinazione di indagini chimiche, ,fitoplancton, mesozooplancton, macrobenthos e per la presenza di microplastiche. “Scandagliati” alla ricerca di rifiuti flottanti e macrozooplancton gelatinoso quasi 2 chilometri quadrati di superficie, altri 20.000 metri quadri monitorati per la determinazione dei rifiuti spiaggiati e 3 chilometri di scogliere monitorati alla ricerca della Patella ferruginea. Le analisi per la determinazione di nutrienti, contaminanti e della composizione di comunità di fitoplancton sono state 510.

(fonte: Arpal)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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