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Il dolore degli sfollati: "Da piccoli giocavamo nel cantiere, quando è crollato ero pietrificata"

Angelo e Brigida sono entrambi nati in via Porro prima della costruzione del Morandi.

le testimonianze
Il dolore degli sfollati: "Da piccoli giocavamo nel cantiere, quando è crollato ero pietrificata"

Liguria - Oggi è il giorno in cui gli sfollati possono tornare nelle loro case, abbandonate dallo scorso 14 agosto, per recuperare quanto possibile dalle loro dimore. Difficile poter capire cosa si provi in una situazione simile. Due persone, nate in queste case che hanno visto sia la costruzione che il crollo del ponte, ci hanno provato a raccontare come hanno vissuto la tragedia e come adesso affrontano la condizione di sfollati.

"Stamattina ero disperata, sono sveglia dalle 4 di notte e penso. Adesso ho smaltito un po' di rabbia e sto cercando di recuperare un po' di serenità perché se entri lì con l'agitazione e il panico" - dice Brigida che abitava in via Porro e entrerà nella propria casa oggi pomeriggio per recuperare le proprie cose -"cercherò di prendere quello che riesco e poi vedrò. Tanto è tutto incerto. Noi entriamo in quelle case senza sapere cosa troviamo. Io per fortuna il frigo l'ho svuotato". Sugli oggetti da recuperare: "Penso di entrare in casa mia e recuperare i vestiti invernali perché fa freddo. Avevo preso tutte cose estive con l'idea di poter tornare... Ho le macchine da cucire, gli strumenti musicali poi televisione, aspirapolvere, microonde. Non so a cosa dare la priorità".

Ritornando allo shock del 14 agosto: "Quando è crollato il ponte ero pietrificata, ho fotografato l'accaduto, ma inizialmente non avevo l'idea di andarmene. Quando ho iniziato a ricevere chiamate che mi dicevano di fuggire mi sono resa conto. Ho preso i miei cagnolini e sono scappata". Continua poi Angelo, anche lui nato nel quartiere prima della costruzione del Morandi: "Io l'ho visto cadere il ponte, ho visto cadaveri tritati. Sono rimasto senza fiato".

Torna poi sui ricordi d'infanzia e sulla costruzione del ponte: "Da piccoli giocavamo nella sabbia del cantiere per il ponte. Avevo 10 anni, lei 8. Negli anni '60 c'era un altro traffico, molte meno macchine. Questo ponte è stato costruito a blocchi come i lego. Lo hanno messo su a pezzi. Quando hanno costruito il pilone che è crollato è morto un muratore. Si è staccato uno dei cubi e lo ha schiacciato, già da allora si diceva che il pilone fosse disgraziato".

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