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Ultimo aggiornamento: Domenica 09 Agosto - ore 10.02

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Gimbe: "Liguria, Piemonte e Lombardia non dovrebbero riaprire"

La fondazione indipendente rende noti i dati sul contagio in tutta Italia: solamente nelle tre regioni del Nord gli indicatori mettono a rischio l'allentamento delle misure previsto dal 3 giugno.

Le ipotesi possibili

Liguria - Da settimane la Fondazione Gimbe, composta da una serie di esperti che mirano a produrre evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, piazza la Liguria tra le regioni peggiori in fatto di dati relativi al contagio da coronavirus. La percentuale dei nuovi contagi e l'incidenza pongono la regione ligure nel quadrante rosso, il numero di tamponi diagnostici eseguiti la colloca solo un po' meglio.
L'ultima bocciatura arriva però a ridosso di una data importante, quella di domani, quando il ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità analizzeranno l'ultimo report, quello con il quale determineranno le aperture dei confini regionali.

Secondo Gimbe Liguria, Lombardia e Piemonte non dovrebbero aprire ai movimenti extraregionali, quelli invece previsti per gli altri territori a partire dal 3 giugno.
"Anche nella settimana 21-27 maggio – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il nostro monitoraggio indipendente conferma sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi".
Tenendo conto delle notevoli eterogeneità regionali nell’esecuzione dei tamponi, della limitata affidabilità dell’indice Rt, per informare la possibile riapertura dei confini regionali la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie Regioni utilizzando due indicatori parametrati alla popolazione residente: l’incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi “diagnostici”, escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test.

Percentuale di tamponi diagnostici positivi
Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).

Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti
Rispetto alla media nazionale (1.343) Svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni a elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) sia in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto.

Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti
Rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343).

I dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone.

A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione Gimbe dimostra che la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi.

"Il governo – commenta Cartabellotta – a seguito delle valutazioni del comitato tecnico-scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore".
Per Cartabellotta occorre accantonare ogni forma di egoismo regionalistico "perché la riapertura della mobilità deve avvenire con un livello di rischio accettabile e in piena sintonia tra le Regioni. Una decisione sotto il segno dell’unità nazionale darebbe al Paese un segnale molto più rassicurante di una riapertura differenziata, guidata più da inevitabili compromessi politici che dalla solidarietà tra le Regioni, oggi più che mai necessaria per superare l’inaccettabile frammentazione del diritto costituzionale alla tutela della salute".

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