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Come si sta in Liguria, come ci ammaliamo, che cosa deve cambiare

Come si sta in Liguria, come ci ammaliamo, che cosa deve cambiare

Liguria - L’Osservatorio Civico Ligure prosegue le sue iniziative, dopo i due incontri su “Regione, enti locali e riforma della Costituzione” e “Paesaggio, urbanistica, conversione ecologica dell’economia”, confrontandosi con i cittadini sul tema “Come si sta in Liguria - Come ci ammaliamo - Come ci si cura - Che cosa deve cambiare” che si terrà lunedì 21 novembre alle ore 17 a Genova, nella Sala del Consiglio Metropolitano di Palazzo Doria Spinola.
L’Osservatorio ritiene, in premessa, che per le problematiche relative alle politiche per la salute dei cittadini è particolarmente decisivo porre l’accento su un tema generale, valido per tutti i settori dell’intervento pubblico: occorre rompere drasticamente con le logiche di separatezza. Il settore regionale “Sanità” deve intrecciarsi con Ambiente, Urbanistica, e probabilmente altri; e gli interventi della Regione devono svolgersi d’intesa con i Comuni, sia per le specifiche responsabilità che al riguardo hanno i Sindaci, sia per tutte le connessioni con la problematica del welfare.
Il perseguimento di un alto livello di salute non si identifica esclusivamente con gli obiettivi della gestione dell’assistenza sanitaria ma coinvolge aspetti economico-sociali, ambientali e culturali. L’organizzazione e la gestione dell’assistenza sanitaria contribuisce alla sua realizzazione in ragione del 15/20 %. Pertanto la salvaguardia della salute, diritto fondamentale del cittadino (art. 32 della Costituzione) deve rappresentare un elemento con cui si devono necessariamente confrontare tutti gli interventi politico-amministrativi degli organi istituzionali in ogni settore.
A parere dell’Osservatorio la Regione dovrebbe realizzare un osservatorio epidemiologico ligure volto a valutare la condizione regionale. Questo strumento di valutazione dello stato di salute di vari ambiti socio ambientali della regione, rapportato non solo alla esistenza e al funzionamento dei presidi sanitari ma anche a determinanti più ampi dello stato di salute (ambiente, condizione economica, ecc.), potrebbe permettere una migliore valutazione degli investimenti economici finanziari. Per esempio, è meglio implementare le strutture sanitarie o intervenire con sistemi di prevenzione del danno sia sull’ambiente che sugli stili di vita?
L’Osservatorio sottolinea poi il cambiamento di scenario più rilevante: quello che riguarda l’assistenza clinica e sociale, cioè il passaggio da una medicina prevalentemente impegnata con patologie acute a patologie croniche con decorso lungo e non sempre invalidanti fin dall’inizio. Il luogo privilegiato per la gestione delle patologie gravi acute o per le patologie croniche ma con brevi decorsi gravi è sicuramente l’ospedale. Il luogo in cui affrontare la patologia cronica a lento decorso e senza periodi di grave criticità, al contrario, non può essere l’ospedale, ma lo stesso ambiente di vita normale, il cosiddetto “territorio”. Purtroppo oggi la medicina del territorio è ancora troppo poco strutturata per poter assistere con modalità efficaci, soddisfacenti ed economiche questa sempre maggiore prevalenza di patologie a lento decorso. La figura principale di cui dispone è il medico di medicina generale che però, spesso, non ha ricevuto una formazione adeguata a fare fronte alle nuove esigenze: una nuova impostazione circa il ruolo e i compiti di tali medici, anche in termini contrattuali, rappresenta una esigenza prioritaria, con ricadute positive anche rispetto all’eccesso di pressione sulle strutture ospedaliere. Il tema del “territorio”, dei servizi sul “territorio”, dell’integrazione tra sanitario e sociale, del coinvolgimento dei medici di medicina generale e della valorizzazione del loro apporto, è oggi infatti un tema prioritario.
Altri temi prioritari per la riflessione e l’iniziativa di cambiamento, secondo l’Osservatorio, sono il rapporto tra pubblico e privato e la partecipazione dei cittadini. Sul primo punto occorre un ripensamento sulla base di un approfondimento mai finora effettuato, che risponda a queste domande: perché il pubblico si affida al privato? Il ricorso al privato comporta costi minori? Il servizio sanitario, in caso di ricorso al privato, funziona meglio? Sul secondo punto occorre un sistema partecipativo “vero” e strutturato: il ruolo della Consulta del Terzo Settore va reso effettivo; il sistema di gestione della qualità percepita e gli istituti di tutela vanno rafforzati; va rilanciato lo strumento della Conferenza dei Servizi delle Asl.




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